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#storia LE REGIONI (63): PIEMONTE (8) 1967-1973 CUS TORINO TANTI TERZI POSTI, POI UN LENTO E PROGRESSIVO CALO 

Ancora peggio andò a Grugliasco che dopo la fiammata a fine Anni Sessanta nel 1970 chiuse l’attività. Così dopo la sparizione della Fiamma, del Collegno, delle squadre satellite del CUS la società del presidente Nebiolo rimase l’unica della città, non della provincia perchè intanto Bagliani aveva portato l’hockey in val Chisone  

Nella foto Pier Massimo Massa primo portiere del CUS Torino e primo estremo piemontese in azzurro allenatore sino al 1971 e minuzioso catalogatore dell’attività agonistica avella sua squadra 

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L’articolata storia piemontese che nella seconda metà dell’ultimo secolo ebbe uno sviluppo importante mi ha indotto a lasciare indietro la sua principale società: il CUS Torino. Riprendo il filo grazie all’archivio di  Pier Massimo Massa1 che ho ricevuto prima da Luciano Cecca e poi in forma più completa da Roberto Picco. 

Il CUS Torino era ormai da anni una delle migliori formazioni italiane, anche se nella sua bacheca tranne qualche coppa di tornei non di primo piano non ci fu nulla. Le soddisfazioni arrivarono però dal campionato anche nel 1967: secondo nel girone B alle spalle dell’MDA, bloccata due volte, e non erano le prime, sullo 0-0. Il sogno si spense nella doppia semifinale scudetto con l’Amsicora fu 0-2 a Cagliari come a Torino. Questo i doppi 11 biancazzurri: Massa; Savoia (Lorenzi), Ferrari; U. Dattilo, Marletto, A. Serra; Cristini (Bagliani), Cecca, R. Picco, Consigliere, R. Polloni.
A fine stagione oltre le 16 partite di campionato la squadra allenata sempre da Pier Massimo Massa ne giocò altre 29 di cui 15 con squadre estere di Francia, Svizzera, Austria, Germania federale, Germania democratica e Cecoslovacchia. 

La prova del nove della solidità giunse l’anno del dimezzamento. La FIHP aveva stabilito di passare la serie A dal doppio girone a 8 al girone unico. In più il CUS trovò nel girone, per la prima volta dal 1962 con la Fiamma Torno (0-0 e 1-1 in serie A), un ostacolo torinese scomodo: lo CSEN Grugliasco rinforzato dal goriziano Caggiano e dal cagliaritano Grivel entrambi azzurri di peso. Se i derby finirono in pareggio la classifica arrise ai provinciali del presidente Gallo. Comunque il terzo posto finale valse la permanenza in serie A senza ricorrere allo spareggio fra le quarte. Mauro “Cicca” Fornaro, che nel 1969 poi vestì la prima delle sue 14 maglie azzurre, assurse al ruolo di co-titolare, mentre Sala lo era già dall’anno precedente. Anche  Carlo Picco, Tavella e Valente, che poi si trasferì ad Antibes e giocò a lungo con l’AS La Fontonne, si affacciarono alla prima squadra.

CUS e Grugliasco chiusero rispettivamente quarta e quinta nel campionato più duro della storia dell’hockey italiano, per l’inserimento al secondo posto dei Vigili Roma fra MDA e Amsicora.  I derby videro l’1-0 a favore dei cussini a cui fece seguito lo 0-0 del ritorno. La squadra continuò a ringiovanire i ranghi con gli inserimenti di Romero e Bullita.  Sempre intensa l’attività internazionale con il successo en dalle nel primo torneo con squadre estere: il trofeo Provincia di Genova del febbraio 1969 nell’immenso palasport genovese e la finale persa con Stoccarda (1-2) nel torneo di Pasqua ad Antibes.

Le annate seguenti (1970 e 1971) registrarono un altro passo indietro con un doppio quinto posto. Il 1970  fu anche l’ultimo dello CSEN Grugliasco che – persi Caggiano (MDA) e Grivel – pur con gli ex torinisti Lorenzi, Edoardo e Pier Paolo Fornaro retrocesse con l’aggravante del brutto episodio di Roma2. Soprattuto fu il primo anno del tedesco di Novi ligure Kikki Schmitt arrivato dal Genova HC, con il breve intermezzo della 3 Elle. Schmitt con Roberto Picco scalzò Polloni dal trono di capocannoniere che aveva tenuto interrottamente dalla sua comparsa in prima squadra nel 1959 al 1968 tranne il 1967 quando leader fu per la prima volta Picco. Nel 1971 Massa avviò la transizione tra i pali con Cesare Roluti e Penna 12°, entrò in modo stabile in prima squadra Defano. Fu anche l’ultimo anno del portiere-allenatore a cui subentrò in panchina, senza lasciare il campo, Roberto Picco che aveva esordito in serie A nel 1961.
La stanchezza del gruppo ebbe la rappresentazione più plastica nella riduzione delle partite giocate: solo 5 oltre le 18 di campionato contro le 43 complessive del 1966 e del 1967. Non andò meglio nel 1972, ancora quinto e nel 1973 fuori dai primi sei posti dopo la fase a doppi gironi. Forze nuove come Cogeca, Levante Napoli, HC Bra e anche Ferrini si fecero avanti. Picco in quei due anni e nei successivi preparò la costruzione della squadra che si rivelò vincente con lo scudetto del 1977 e della tripletta indoor ’77, ’78 e 1980.

Nelle prossime puntate riaprirò un’ampia finestra sulle società villaresi, su quelle braidesi, su Moncalvo e Novara città e provincia. Perchè il Piemonte è stata la regione più pluricentrica della storia dell’hockey italiano, coprendo 4 delle sue storiche province più Alessandria con una nutrita colonia arbitrale con Gandiolo protagonista. 

  1. Tra il 1959 e il 1971 giocò 325 partite nella porta del CUS di cui fu anche allenatore. Di questi incontri 91 furono internazionali con club di Austria, Cecoslovacchia, Francia, Germania federale (BDR), Germania democrazia (DDR), Olanda, Svizzera e Ungheria. Vestì 2 volte la maglia azzurra ↩︎
  2. https://www.hockeylove.news/2023/08/25/storia/50esimo-le-regioni-16-piemonte-laltra-meta-di-torino/ ↩︎

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Renato Sirigu

Fra me e L’hockey è amore profondo. La scelta di chiamare Hockeylove questa creatura è la prova. L’ho giocato, l’ho insegnato, ho allenato, ho arbitrato, ho organizzato, ne ho scritto tanto quanto mai nessuno al mondo, dal 1975 ad oggi. Onesto, sincero, diretto. Come un hit bene eseguito. leggi di più sull'autore