Tutto si consumò tra l’inizio e il 15 marzo 1941. Lasciò pero negli annali la partita di hockey con il maggior numero di spettatori paganti, 30.000, mai giocata in Italia
Nella foto l’antico logo della Juventus, lo stadio Filadelfia, allora Mussolini, e mister Vado già ai tempi di Cagliari
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Filippo Vado era un giovane italo indiano arrivato a Genova nel 1936 che aveva dato il suo contributo ai primi scudetti del GUF Genova e che dal 1946 si trasferì in Sardegna, dove fu fondamentale per la nascita dell’Amsicora.
Vado, a Torino studiava architettura. Non si sa come sia entrato in contatto con i vertici bianconeri, ma così nacque la sezione hockey.
Il Littoriale, oggi Corriere dello Sport, diede notizia che anche Juventus e Ambrosiana Inter, il nome di allora dell’attuale e precedente FC Internazionale, avrebbero partecipato alla serie A di hockey. In effetti i milanesi che avevano rilevato il titolo del Sertum Milano (ex GUF Milano) non furono del lotto. La Juventus sì.
I nomi più famosi nell’11 bianconero, oltre il portiere della nazionale Müller ex GUF Milano, erano Filippo Vado e Hess; probabilmente il figlio di Giuseppe Hess che fu giocatore e poi presidente della Juventus fra il 1912 e il 1915 e infine presidente della sezione tennis, perchè allora la Juventus come il Real Madrid dell’epoca era una polisportiva con la sezione hockey.
Fu il 16 febbraio 1941, anno XIX dell’era fascista che non avrebbe neppure concluso il XXI che si spense il 25 luglio 1943, quando a Pisa il GUF Pisa ospitò la S.S. Juventus fu un pareggio 0-0.
Un buon risultato perchè all’esordio i pisani fermarono alla Nafta di San Martino, rione del levante genovese, sullo 0-0 i campioni in carica dal GUF Genova, seppure privi del centravanti della nazionale Gigetto Bolognesi
La domenica successiva a Bologna conto i Dipendenti Comunai i bianconeri, costretti all’inversione del campo, furono superati 1-0.
Secondo le cronache dell’epoca la sconfitta fu più netta di quanto dicesse il punteggio. La Juventus scese in campo con Müller; Carli, Forlanini; Ardizzone, Zarbi, Gaggero; Hess, Rosa, Garbaccio, Vado, Broggio.
Il gol dei comunali fu messo a segno all’8’ della ripresa da Nicolasi. Arbitrò con Granata il futuro principe dei fischietti del dopoguerra Marco Zovato.
La serie A divisa in due gironi, uno da 5 e questo da 4 proprio per la rinuncia dell’Ambrosiana Inter giunse alla fine del girone d’andata il 2 marzo.
Qual giorno, di fronte a 30.000 spettatori allo stadio Benito Mussolini di via Filadelfia, poi comunale dove giocò per decenni la Juventus prima del Delle Alpi e ora dello Stadium, scese in campo il GUF Genova campione d’Italia per affrontare i bianconeri dopo il derby calcistico d’Italia fra Juve e Inter.
I calciatori prevalsero 2-0 con gol di Bellini, un ferrarese con il vizio del gol, e Gabetto, che a fine stagione passò al grande Torino.
Gli hockeisti invece cedettero ai genovesi 2-0, marcatori Savini e Florio. Il primo una riserva che però aveva vinto lo scudetto nel 1939 con il GUF Milano, il secondo un buon giocatore a lungo titolare nelle fila gufine gialloblu.
Certo che per Savini e Florio segnare di fronte ad un pubblico incuriosito di almeno 30.000 spettatori dev’essere stata una bella emozione.
Era tempo di guerra. Le cronache sono scarne, ma il Littoriale del 15 marzo 1941 scrisse che “la SS. Juventus si è ritirata”.
Così dopo solo tre giornate la Juventus uscì dall’hockey dando vinta la gara casalinga di ritorno che avrebbe dovuto disputare con i DC Bologna.
Finì così nel giro di pochi mesi la storia hockeista della S.S. Juventus. Perché S.S. e non F.C? Nel 1936 per italianizzare il nome la voce Football Club fu sostituito da Società Sportiva.





