Non è più, o quanto meno quello principale, il tema del numero dei dipendenti, alto rispetto alle altre federazioni mondiali, quanto gli enormi costi di gestione generale, soprattutto se rappotatii all’incapacità di attrarre entrate proprie al di là del contributo statale
Nella foto, la locandina con la lente di ingrandimento centrata sulla seconda puntata
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Un esame approfondito dei costi operativi della Federazione Italiana Hockey mette in luce una marcata asimmetria nella distribuzione delle risorse tra l’apparato amministrativo centrale e l’attività sportiva periferica. I costi fissi di funzionamento e di gestione della sede centrale di Roma (Viale Tiziano) assommano a 2.041.665 euro, assorbendo il 59,3% dell’intero bilancio federale. All’interno di questa imponente macro-voce, il costo del personale dipendente e dei collaboratori contrattualizzati o distaccati incide per 794.208 euro (ridotto grazie ai pensionamenti di personale più oneroso dal punto di vista economico), mentre le restanti risorse vengono assorbite da servizi istituzionali, consulenze fiscali e legali, e dalle spese legate al funzionamento degli organi federali e della Giustizia endoederale.
In questo contesto di accentramento dei costi, le dinamiche di autofinanziamento commerciale della federazione appaiono asfittiche. La voce relativa ai ricavi da pubblicità e sponsorizzazioni si attesta sulla cifra marginale di 6.000 euro, mentre i proventi derivanti dall’organizzazione di manifestazioni nazionali non superano i 20.000 euro (peraltro non dettagliati ne collocati con tate e luoghi), inghiottiti interamente dai costi vivi di affitto delle strutture. Il dato contabile più controverso è rappresentato dai proventi per “Ammende e sanzioni disciplinari”, iscritti a bilancio per 28.000 euro. Si rileva pertanto un paradosso amministrativo: il prelievo coattivo operato sulle società affiliate tramite la giustizia sportiva supera l’ammontare complessivo dei ricavi commerciali e di marketing.
Questo meccanismo di compensazione interna evidenzia la difficoltà strutturale nel reperire investitori privati, scaricando sui club dell”hockey l’onere del sostentamento dell’apparato. L’unica entrata rilevante è quella per affiliazioni e tesseramenti (421.300€ su 484.000), peraltro attribuita quasi totalmente alla componete hockey rispetto alle altre due marginali: floorball e lacrosse.
N.B. Confermo questi numeri, ma sono pronto a pubblicare ogni rettifica o smentita che voglia contestare queste cifre. In mancanza delle quali tutti noi le potremo considerare certe e assodate come ha fatto Sport e Salute.





