Chi nell’hockey italiano sta pagando i conti di floorball e lacrosse? Quando drenano e quanto contribuiscono al bilancio federale le nuove discipline
Nella foto, dopo l’anticipo di ieri, la locandina con la lente di ingrandimento centrata sulla prima puntata
______________________________________
L’universo della FIH sta cambiando pelle, ma i numeri del bilancio aprono un dibattito profondo sulla gestione delle risorse destinate ai campionati, alle nazionali, agli arbitri, allo sviluppo alla comunicazione e tutti i settori
L’analisi contabile mette a nudo una sproporzione strutturale tra chi genera le risorse e chi le consuma. Ecco i dati reali estratti dai documenti ufficiali e pubblici di Sport e salute e della FIH . Chi è motore economico? Su un totale di 484.000€ di entrate da tessere e affiliazioni, l’hockey su Prato e Indoor garantisce da solo l’87% del gettito complessivo (421.300€).
L’algoritmo pubblico del nuovo calcolose ha superato quel tradizionale del CONI è persino più vantaggioso per la FIH. Da questo l’hockey tradizionale genera l’85% dei 2,9 milioni di euro erogati da Sport e Salute tramite il modello MaC, grazie al suo storico volume di tesserati e club. Che insieme costituiscono il 90% del contributo di Sport e salute, mentre l’altro 10% copre le spese generali, segreteria, consulenza, compensi vari, gettoni e consiglio federale di cui godono anche le due nuove discipline aggregate (floorball e lacrosse) che portano in dote alla cassa federale ricavi autogenerati per soli 19.300€ complessivi. Oltretutto godendo di piena autonomia gestionale e finanziaria.
Il disavanzo ordinario: La gestione dei campionati, delle coperture assicurative e dell’attività sportive di queste due startup costa alla federazione ben 91.100€ all’anno.
Il sussidio incrociato: La matematica non mente. Il movimento dell’hockey di base opera un prelievo netto di 71.800€ annui dalle proprie risorse per finanziare la gestione di discipline esterne. Questa redistribuzione interna sottrae ossigeno vitale ai comitati regionali e all’impiantistica societaria dell’hockey sollevando un quesito politico: è giusto che lo sport di base finanzi startup terze, che nulla portano allo storico popolo della FIH?





