Altro • Notizie

#inchiesta FIH 4. IL MIRAGGIO DI LOS ANGELES: LA CAMBIALE OLIMPICA DEL LACROSSE

Nell’analisi dell’ultima puntata della nostra inchiesta: i numeri del torneo olimpico di Los Angeles smontano la retorica della presenza ai cinque cerchi, purtroppo anche quella paralimpica. Il Lacrosse nonostante il massiccio ricorso a italoamericani e italocanadesi di ambo i sessi – più pesante degli oriundi nell’hockey – potrebbe uscire dai “giochi” già all’europeo di Salou

Nella foto la locandina con la lente di ingrandimento centrata sulla quarta e ultima  puntata
____________________________________________

Il lacrosse italiano malgrado i 160.000 del CONI, già erogati per il 2026, non ha nessuna chance di qualifica olimpica. Ancora peggio il nostro parahockey, perché l’IPC non ha previsto la disciplina per LA28. L’integrazione del Lacrosse sotto l’egida della FIH, deliberata nel febbraio 2023, è stata presentata dalla governance come una svolta storica, una mossa strategica per agganciare il carro di Los Angeles 2028. La cortina fumogena della propaganda istituzionale configge con i dati tecnici ufficiali del CIO e di World Lacrosse..
Il Lacrosse esordirà nella variante ridotta Sixes, ma con restrizioni numeriche severissime imposte dal CIO per contenere la quota totale degli atleti. Il torneo a cinque cerchi sarà blindato a 6 squadre per genere con tetti di massimo 3 nazionali per continente. Nello scenario in assoluto più favorevole – ipotizzando che il CIO neghi lo status speciale ai nativi americani (Haudenosaunee) (nonostante le forti pressioni politiche da Biden in poi e l’impossibilità di applicare le deroghe individuali dei rifugiati a uno sport collettivo) – l’imbuto aritmetico cancella ogni illusione di qualificazione per l’Italia.

Perché? Pass 1: Riservato agli USA, come ospiti. Ai Mondiali 2027 i primi 4 pass diretti saranno monopolizzati dai giganti globali: l’imbattibile Canada, l’Australia e il Giappone in quota Asia-Oceania, e la Gran Bretagna, che fonde tre nazioni europee in una super-selezione olimpica. Resterebbe un solo ultimo slot globale dal Preolimpico 2028. Per agguantare quel sesto pass e rientrare nella quota continentale, l’Italia dovrebbe scalare una montagna partendo dal nulla. Il celebrato 9° posto mondiale si riferisce esclusivamente al Field Lacrosse; nel Sixes l’Italia è ad oggi senza ranking ufficiale, ferma dietro le sole 8 nazioni censite. A sbarrare la strada agli azzurri nei tornei di qualificazione c’è il secondo blocco europeo di Germania, Israele e Repubblica Ceca. Per il settore femminile lo scenario è ancora più impietoso: nel ranking Field le azzurre sono 17ª, mentre nel Sixes sono tagliate fuori dalla Top 8..
La stessa federazione irlandese (Ireland Lacrosse High Performance Metrics), che ci precede nel ranking, ha messo nero su bianco che la qualificazione a Los Angeles 2028 “Non è politicamente né tecnicamente fattibile” per via dell’imbuto dei 6 posti del CIO, spostando il loro obiettivo reale direttamente al 2032.

I 160.000 euro di fondi straordinari erogati dal CONI per il progetto tecnico del Lacrosse rappresentano sicuramente una boccata d’ossigeno per gli appassionati di quella disciplina, ma non spostano il fulcro del problema politico: la Federazione Italiana Hockey sta sacrificando la propria identità originaria e lo sviluppo delle sue varianti interne sull’altare di una multidisciplinarità di facciata. Una strategia che rischia di lasciare il movimento con un pugno di mosche in mano all’indomani del 2028, confermando come la rincorsa al miraggio olimpico abbia fatto perdere di vista la realtà del campo.

Renato Sirigu

Fra me e L’hockey è amore profondo. La scelta di chiamare Hockeylove questa creatura è la prova. L’ho giocato, l’ho insegnato, ho allenato, ho arbitrato, ho organizzato, ne ho scritto tanto quanto mai nessuno al mondo, dal 1975 ad oggi. Onesto, sincero, diretto. Come un hit bene eseguito. leggi di più sull'autore