La molla furono i giochi di Berlino e la volontà di preparare una nazionale per i giochi di Tokyo 1940, che non si tennero mai per lo scoppio della guerra mondiale
Nella foto il manifesto del secondo incontro della nazionale italiana giocato nel 1942 a Lugano
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Dalle prime partite giocate da inglesi a Sanremo Bordighera (1902), Roma (1906), Merano forse Palermo e altri timidi tentativi ad oggi sconosciuti bisogna arrivare al 1936 per parlare compiutamente di nascita e radicamento dell’hockey in Italia.
Nessuno lo ha mai scritto esplicitamente, ma grande merito va a una delle personalità più vituperate e controverse della storia italiana, Achille Starace1(NOTA ). Il gerarca di Gallipoli era all’epoca segretario del PNF (partito nazione fascista) e presidente del CONI. Con questo doppio incarico fu lui a decidere di lanciare l’hockey in Italia.
Negli anni Trenta, il fascismo era all’apice della popolarità e del successo. Sono quelli che lo storico Renzo De Felice definì “gli anni del consenso”, anche grazie allo sport. Una macchina da guerra, quella del CONI, organizzata per produrre risultati, studiata e invidiata in tutto il mondo. Nacquero una miriade di impianti sportivi, la medicina sportiva, l’Istituto superiore di Educazione fisica, la serie A a girone unico nel calcio, la Mille Miglia, la radiocronaca sportiva.
Ai giochi di Berlino (1936) fu terza per numero di medaglie, dopo essere stata seconda a quella di Los Angeles 1932. Ai trionfi negli stadi, sulle pedane, nei circuiti e nelle palestre mancavano solo pallamano, polo e hockey.
Per il fascismo nazionale e proletario il polo era troppo snob, mentre la pallamano sembrava un esperimento genetico di un dottor Frankenstein americano: “una curiosa mistura di tutti gli sport della palla”. Invece: “un gioco veloce e brillante per il quale la nostra gioventù dovrebbe avere particolare attitudini è l’hockey su erba, gioco appassionante e spettacolare”. Così si espresse il Littoriale nei suoi commenti da Berlino nel 1936.
Fra il 1936 e il 1937 nacque l’hockey italiano e venne associato alla FIHPR, federazione italiana hockey pattinaggio e rotelle. In campo internazionale era stato riconosciuto già il 7 agosto 1936 a Berlino dal congresso della federazione internazionale, che contava 17 membri, al congresso partecipò una delegazioneitaliana probabilmente, ma nessuna fonte dell’epoca lo esprime chiaramente, presieduta dal segretario generale del CONI generale Giorgio Vaccaro. L’Italia fu ammessa come membro provvisorio con Canada e Lettonia. Diventerà affettiva nel 1938. Ne diede notizia “L’Informatore Sportivo” bollettino quotidiano diretto da Alberto Ugolini il 22 settembre 1936 precisando che “Dal 28 ottobre prossimo si inizierà anche in Italia tale attività”. Il 28 settembre fu scelto perchè anniversario della Marcia su Roma ed era il giorno in cui annualmente dal 1926 per decreto cominciava l’anno fascista.
Partì subito la promozione dell’hockey. Gli strumenti furono le capillari organizzazioni del regime: la OND, opera nazionale dopolavoro, il GUF, gruppi universitari fascisti, e in misura minore la GIL, gioventù italiana del littorio, che dal 1937 aveva assorbito la ONB, opera nazionale Balilla. Il coordinamento sportivo dell’hockey fu affidato, come scritto sopra, alla FIHPR. Secondo il giornalista del Littoriale poi del Corriere dello Sport Roberto Fabbri2 “Fu determinato indubbiamente dal fatto che gli assertori primi di questo sport furono l’allora segretario della FIHP, Marcello Fabiani, e l’addetto alla Federazione, Alfonso Pratesi”.
Già nel 1938, a poco più di un anno di distanza dal lancio, la promozione fascista aveva creato 33 società affiliate alla FIHPR, 27 di queste erano GUF.
Nel 1939 la FIHPR cambiò nome in Federazione Italiana Hockey e Pattinaggio (FIHP) e un anno dopo fece la scelta autarchica – voluta dal regime – di italianizzare la denominazione sociale in Federazione Italiana Ochei e Pattinaggio Sotto la repubblica sociale italiana (RSI) che mantenne ufficialmente Roma come capitale – ma in effetti era dispiegata fra Milano, Verna, Brescia Salò e Gardone riviera – nell’aprile 1944 Giovanni Brinchi Giusti divenne presidente della FIOP, e Marcello Fabiani fu confermato – lo era dal 1933 – segretario. In agosto le truppe americane entrarono in Roma, venne riorganizza la FIHP nel ricostituito il CONI e il romano Enzo Natalini fu fatto reggente.
Nel frattempo il 28 giugno 1944 Giulio Onesti fu nominato dal secondo governo Bonomi liquidatore del CONI con l’incarico di spazzarlo perchè – secondo la vulgata resistenziale – intriso di fascismo. Resosi conto della stupidità della motivazioni e dell’utilità dell’ente CONI con l’appoggio politico di Giulio Andreotti che convinse alla nomina l’allora presidente del consiglio Alcide De Gasperi3 . Due anni dopo il commissario liquidatore dell’ente ne fu il presidente per la bellezza di 32 anni.
Giocarono a suo favore – oltre gli appoggi politici – le decisioni accettate di sopprimere ogni contributo statale a favore del CONI e una idea geniale non sua ma, che cavalcò alla grande. Quella del giornalista, Massimo Della Pergola, che s’inventò il Totocalcio e nel novembre 1945 Onesti chiese e ottenne che il CONI fosse autorizzato all’esercizio di totalizzatori, scommesse e concorsi pronostici.
In Italia, come poi in Russia (URSS), Corea, Cina l’hockey nacque per scelta verticistica e non per la domanda che proveniva dal basso dai pionieri. Mentre il CONI sopravvisse per le intuizioni e la resilienza di un avvocato astigiano e socialista: Giulio Onesti
- Estromesso da Mussolini da ogni incarico, il 15 maggio 1941 aderì comunque alla repubblica sociale italiana da semplice milite nella fila della Guardia nazionale repubblicana e morì fucilato a Milano il 29 aprile in piazzale Loreto e appeso con il suo duce
- Scrisse di lui in “La nascita dell’hockey in Italia: 1936 e 1937” Cipriano Zino: “Fabbri, coevo agli eventi di cui scrive, è stato il maggior commentatore dell’hockey e degli sport rotellistici dall’anteguerra agli anni 60”
- 30 Giorni, mensile internazionale diretto da Giulio Andreotti dal 1993 al 2012 n. 4/2002 Come fu salvato il Coni di Adriano Ossicini





