Media Storia

#50esimo MEDIA (2): DA HOCKEY HAPPENING A HOCKEYLOVE 

Storie diverse, stessa genesi, per ora epilogo diverso. Anche se il potere più piccolo è il suo cortile maggiori sono le pressioni che esercita sulla libertà di opinione senza preoccuparsi delle conseguenze nefaste che ciò comporta per l’affermarsi di un’opinione publica fattore indispensabile per lo sviluppo di ogni società, realtà o gruppo sociale

Nella foto alcune copertine dei 18 numeri del giornalino di Giampiero Carrus

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Nel 1971 nacque la commissione. Un fatto non meno importante accadde nel Gennaio 1973, quindi alcuni mesi prima della genesi ufficiale della allora FIHSP. Cinque giovani dell’HC Roma – società che ha poco a che vedere con l’attuale che è invece erede della Libertas San saba di quell’epoca – si riunirono in una pizzeria romana e ipotizzarono un giornalino di solo hockey per la loro società. Le sorelle Tavani, poi azzurre, proposero di ciclostilare il giornaletto dal padre. I ragazzi accettarono la sfida. I due più coinvolti furono Giampiero Carrus e Pierluigi Toschi.

Uscirono due numeri ciclostilati, ricchi di barzellette, prese in giro. Anni di battute dai campi da hockey vennero condensate su quei fogli. Riccardo Giorgini si divertì a disegnare vignette.
Hockey Happening uscì presto dall’ambito dell’HC Roma. Fioccarono richieste – anche la mia – da tutta Italia per lo spirito critico espresso. La tiratura crebbe da 250 copie a quasi 1000 di cui 200 ad abbonati paganti. Prima 3.000, poi 7.000 lire all’anno.

All’inizio il fine era di informare, per coprire una carenza da tempo sentita nell’ambiente e di divertire.
I costi crebbero con le migliorie grafiche. La CIHP mise in contatto la redazione con Sport Press ‘72.
Però si avvicinavano le elezioni. Dalla tolleranza si passò alle garbate pressioni, tutto tendeva ad essere politicizzato. Ogni critica fu sgradita se non almeno fraintesa.
Hockey Happening proseguì con entusiasmo puro e intatto. Con l’intento di dare uno scossone all’hockey,  per crescere. Cosa che ai padroni del vapore non piace mai in ogni epoca, continente o situazione.

Basta sfogliare – ma sono introvabili – uno dei diciotto numeri usciti per rendersi conto di quanto attuali siano i discorsi, le battute e le prese in giro di allora. L’ambiente, la base rispose: collaborava, inviando informazioni secretate.
Non c’erano ancora i social. Credetemi la carta stampata costa e se non c’è un pubblico che paga muore. Così finì la storia bella di HH. Se ci pensate bene nulla di nuovo sotto il sole.
Le sole differenze con allora stanno nella mia resilienza, nella digitalizzazione e nel web 3.0.

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Renato Sirigu

Fra me e L’hockey è amore profondo. La scelta di chiamare Hockeylove questa creatura è la prova. L’ho giocato, l’ho insegnato, ho allenato, ho arbitrato, ho organizzato, ne ho scritto tanto quanto mai nessuno al mondo, dal 1975 ad oggi. Onesto, sincero, diretto. Come un hit bene eseguito. leggi di più sull'autore