La XXII Olimpiade fu non solo la prima in un anno dispari ma vide anche il ritorno dell’India ai vertici mondiali con due squadre nelle semifinali e i successi di Belgio e Olanda. L’Italrosa di Roberto Carta al preolimpico andò vicina come non mai alla storica qualificazione
Nella foto l’Olanda del 2021 olimpionica per la quarta volta dopo 1984, 2008, 2012
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La XXXII olimpiade la seconda svolta a Tokyo – ma avrebbe potuto la terza senza l’annullamento dei XII giochi nel 1940 per lo scoppio della II guerra mondiale – per la prima volta nella storia si disputò in un anno dispari e senza pubblico, per l’emergenza sanitaria.
I tornei giapponesi per l’hockey si aprirono il 24 luglio allo stadio Oi di Tokyo. I due ori furono vinti dal Belgio maschile dall’Olanda femminile al suo quarto titolo.
Gli shoutout consegnarono l’oro ai belgi. Govers si fece parare il primo da Vanasch. Poi segnarono tutti: van Aubel, Olgivie, De Sloover, Brand, sino all’errore di Denayer punito da Charter che rimise i conti in parità sul 2-2. Poi nuovo errore dei kookaburras con Simmond, mentre Wegnez convertì il rigore sul suo shoutout.
Lo shootout di Whetton dovette essere ripetuto se ne incaricò ancora Govers, che sbagliò la seconda volta. La vittoria arrivò così sul 3-2 per questa ultima scelta sciagurata. Al Belgio non servì neppure il quinto shootout.
La partita nei 60’ fu molto tattica con il Belgio più intraprendente, ma Charter attento quanto Vanasch anche se maggiormente impegnato risolse le poche situazioni intricate. Il Belgio la sbloccò con il suo attaccante principe Florent Van Aubel al 32’. L’Australia raggiunse il pareggio nel quarto periodo con il solito Wickam. Poi, entrambe le squadre provarono a vincere, ma con giudizio. Sino agli shootout dove contano solo i nervi. E quelli saldi li ebbero i belgi.
Nella finale femminile l’Olanda di Max Caldas, argentino, vinse la partita nella prima metà di gara, tutta oranje (3-1), con cinque corti, di cui gli ultimi tre messi in gol da van Geffen (23’) e Maasakker (26’, 29’).
Solo in chiusura Gorzelany sull’unico corto ritrovò mira e potenza persa nelle patite precedenti.
Per de Goede fu il terzo oro olimpico Maasakker, van Geffen e Welten si accollarono il secondo dopo Londra 2012. Dopo aver eliminato in semifinale le Hockeyroos olimpioniche in carica ( 5-1).
Va sottolineata la prestazione di Hockey India e delle sue due nazionali, unica federazione con l’Australia a piazzare 2 squadre fra le 4, le altre furono Argentina e 3 europee. Il bronzo dell’india vale almeno l’oro di Mosca, l’olimpiade mutilata dal boicottaggio occidentale per l’invasione sovietica dell’Afganistan.
La partita con la Germania fu decisa dai corti. I tedeschi se ne procurarono 13, ma solo 5 arrivarono in porta e di questi Sreejesh ne parò 4. L’India ne conquistò 6 e ne trasformò 2. L’incontro si decise in 7’ dal 27’ al 34’ a cavallo dell’intervallo lungo. La Germania era in vantaggio 3-1. In quella manciata di minuti l’India segnò 4 gol, l’ultimo di Simranjeet Singh che aveva pareggiato il vantaggio iniziale di Oruz.
In rapida successione arrivarono il corto vincente di Hardik Singh poi quello di Rupinder Pal, il rigore di Harmanpreet Singh e infine il quinto decisivo gol dell’attaccante del Petroleum Sport PB di Delhi.
Inutile al 48’ il corto trasformato da Windfeder, che ne tirò 9, come l’assalto finale nel quarto periodo con l’India ridotta in 10 negli ultimi istanti per il fallo di Mandeep Singh.
Alla fine ci fu solo il tempo per esultare per una medaglia attesa da oltre quarant’anni.
L’India di Graham Reid aveva eliminato la Gran Bretagna riprendendosi il vantaggio nel conto olimpico con 5 vittorie a 4. L’ultimo successo risaliva a 49 anni prima: alle Olimpiadi di Monaco del 1972, sul prato naturale. Nei successivi 4 sul sintetico aveva sempre prevalso la Gran Bretagna da Seoul 1988 (0-3) nei quarti, a Barcellona 1992 (1-3), ad Atlanta 1996 (3-4), a Sydney 2000 (1-2). E ancora più umiliante a Santiago, in Cile, nella qualificazione per i giochi di Pechino 2008.
I successi indiani, dopo l’indipendenza, cominciarono a Londra 1948 (4-0) perchè prima di ciò gli inglesi evitarono i confronti olimpici per non subire la sconfitta da una colonia. A Helsinki 1952 ebbe la meglio 3-1 in semifinale come Roma 1960 ma 1-0.
Questo revival dell’India profuma di antico. Se la maschile era stata costruita per stupire, la femminile stupì davvero.
Le ragazze di Sjoerd Marijne partite in sordina, con tre sconfitte, si guadagnarono i quarti con i successi di misura su Irlanda (1-0) e Sud Africa (4-3). Poi diedero la paga alle Hockeyroos, che forse avevano ancora qualche ruggine nello spogliatoio dopo le polemiche fra squadra e federazione.
In semifinale l’Argentina temibilissima era più abbordabile dell’Olanda. Partì forte l’India che passò al primo corto dopo soli 100 secondi con Gurjit Kaur. Sbagliarono le Leonas con Gorzelany e Sanchez Moccia prima che la veterana – allora 37nne – Noel Barrionuevo non convertisse il suo. Nel terzo periodo fu ancora la capitana a completare il sorpasso su corto.
L’impresa di confermare il podio, dopo l’oro di Rio, riuscì invece al team di Mark Hager, l’allenatore australiano di England Hockey. La questione con l’India la risolse su azione di corto Baldson, in superiorità numerica, nel quarto periodo (48’) dopo che l’India chiuse in vantaggio (3-2) la prima metà e subito il pareggio al 35’.
L’Italia la maschile malgrado la scalata nel ranking non rientrò nel percorso preolimpico. L’Italrosa per qualche minuto intravvide una insperata qualificazione. Accadde il 2 novembre 2019 a Mönchengladbach nella prima partita della doppia sfida con la Germania. Al 23’ Jasbeer Singh sullo 0-0 ebbe un’occasione colossale se la giocò, esci di nulla. Una immensa Cusimano fra i pali tenne in linea di galleggiamento le azzurre, ma subì – dopo aver parato il primo tiro al 38’ – la ribattuta di Glabac. Ad inizio quarto la coppia nippo-irlandese graziò Lorenz per una bastonata a Vynohradova poi sorvolò su un chiarissimo verde per una distanza. Dettagli che contarono. L’Italia fu spavalda sino alla fine. La Germania non sfondava e soffriva su ogni palla. Come noi. L’Italrosa rimase in partita sino a 30” dalla fine quando la Germania meritò il nono corto. Che divennero 11 per la strenua difesa italiana. Sofferenza finale sulla prova video fra il decimo e l’11° corto, sarebbe stato meglio il rigore visto che Lorenz lo trasformò.
Il giorno dopo sul 2-0 la Germania andò sul velluto. L’1-0 avrebbe potuto metterla in difficoltà temendo un golletto italiano e magari la lotteria degli shootout.
Queste le azzurre di quella partita: Cusimano; Bianchi, Traverso, Tiddi, Pessina; Vynohradova, Socino, Singh; Ruggieri, Oviedo, Pacella. Entrate: Carosso, Carta, Mirabella, Casale, Maldonado, Puglisi. Piras (P).





