Storia

#olimpiadi (16). 2016: I MIRACOLI DI CHAPA RETEGUI E MADDIE HINCH

A Rio de Janeiro i gradini più alti del podio si rinnovarono completamente. Gli argenti a Belgio e Olanda. Entrambi i bronzi alla Germania che ai giochi si fa sempre valere  

Nella foto le due immagini cartolina della XXX olimpiade per l’hockey: la gioia di Retegui e la parata di Hinch su van Male

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Rio de Janeiro segnò due primati: il primo oro femminile della Gran Bretagna e il primo oro in assoluto per le Americhe.
La palma delle migliori tornò a casa. Da chi l’hockey lo inventò. Non era mai accaduto nelle lunga storia della nazionale britannica. Al massimo aveva raggranellato dei bronzi. Tre in tutto: ai giochi 1992, 2012 e al Champions Trophy 2012.
Ancora più suggestivo loro dei Leones di Chapa Retegui. L’Argentina lo aveva inseguito invano per 4 olimpiadi con la femminile delle mitiche Leonas.
Alla vigilia dei giochi, Retegui disse: “Stiamo andando a Rio per competere, non solo per partecipare”. Chi lo conosce, capì che lui ci credeva, ma forse neppure lui nell’oro. 

L’Argentina, se avete letto sin qui tutta la storia avrete notato, in 11 apparizioni, le prime facilitate dalla scarsa concorrenza americana, aveva giocato 66 partite vincendone appena 13. Il suo miglior piazzamento fu il 5° posto alla prima uscita londinese del 1948. Ma fu un quinto porto tarocco perché dal quarto posto in giù tutte le partecipanti, compreso l’Afghanistan, furono classificate quinte.
Tanto per capirci questo era prima di Rio il palmares dei sudamericani: 10° a Londra 2012, 11° a Barcellona 1992, fuori da Pechino 2008. Un 11°, un 8° e un 9° da Atene ad Atlanta con Retegui in campo. E in mezzo due 14esimi e un altro 11°.
A Rio i Leones arrivarono con un confortante, ma non rassicurante 7° posto nel ranking IHF.
Questi gli olimpionici: Juan Manuel Vivaldi,Gonzalo Peillat, Juan Ignacio Gilardi, Pedro Ibarra, Facundo Callioni, Lucas Rey, Matías Paredes,Joaquín MeniniLucas Vila, Luca Masso, Ignacio Ortiz, Juan Martín López, Juan Manuel Saladino, Isidoro Ibarra, Matías Rey, Manuel Brunet, Agustín Mazzilli, Lucas Rossi.

La Gran Bretagna vinse in  finale con l’Olanda grazie alla prova maiuscola, come sempre, di Maddie Hintch. Soprattutto agli shootout quando mantenne inviolata la sua porta dagli assalti di Willemijn Bos, Ellen Hoog, Laurien Leurink e Margot van Geffen (aiutata dal palo).  Ma, anche nei 60’ parando sullo 0-0 un rigore a Maartje Paumen, neutralizzando 4 dei 6 corti, impedendo per 7 volte su 8 il gol su azione alle olandesi, anche qui in un caso aiutata dalla traversa sulla conclusione di Naomi Van As.
Però quello britannico era davvero uno squadrone basta leggere la panchina: Quek, Helen Richardson Walsh, Mc Callin, Twigg, Owsley. Ecco le 11 scese in campo da subito: Maddie Hinch, Laura Unsworth, Crista Cullen, Hannah Macleod, Susannah Townsend, Kate Richardson-Walsh, Alex Danson, Giselle Ansley, Sophie Bray, Hollie Webb, Nicola White.
L’Olanda portò a casa solo l’argento, al termine di una partita stravinta ai punti ma, solo pareggiata. Subendo poi lo strapotere britannico agli shootout. Kitty Van Male segnò una doppietta che poteva farla diventare un’eroina. Nessuno se ne ricorderà. Lo sport è anche dramma.

Questo invece il percorso dell’Argentina verso l’oro. Uno dei pochissimi della sua intera storia olimpica. Solo 21 e 0 fra Helsinki 1952 e Atene 2004. Contro i 206 dell’Italia, 577 medaglie complessive, solo 74 quelle argentine.
Al Deodoro Park, ottenne prima due pareggi di sostanza nel girone con Olanda (3-3) e Germania (4-4); commise un solo passo falso con l’India (1-2), seguito da due vittorie con Canada (4-1) e Irlanda (3-2) che le valsero il terzo posto nel girone e il quarto di finale con la Spagna (2-1) dove cominciò la corsa all’oro. Culminata nei 5-2 e 4-2 a Germania (semifinale) e Belgio (finale).
Un 3-2 che va ricordato. Al vantaggio immediato di Cosny (3’) rispose Ibarra (12’) su corto e poi Ortiz su azione (15’) sempre nel primo tempo il tiro di Boon in chiusura di periodo non ebbe fortuna. Nel secondo periodo la differenza la fecero i cortisti: Luypaert e Boon topparono, Peillat al primo tentativo la mise dentro 3-1.
Il Belgio pur  tirando e spingendo di più non trovò il bandolo della matassa. Sino all’8ì del terzo tempo quando Broccard concluse una lunga pressione fiamminga. 

Nel quarto periodo l’Argentina non ne aveva più. Il Belgio spinse prese altri due corti, ma non aveva Peillat. Il tentativo di rimonta previde anche il sacrificio del portiere Vanasch, Retegui invece si tenne ben stretto Vivaldi che salvò la partita e l’oro andò a chi se lo era meritato nell’arco dei 60’.
L’Olanda perse agli shoutout anche il bronzo maschile che andò alla Germania. Bis della Danas con Stapenhorst e Lisa Schűtze che freddarono (2-0) la Nuova Zelanda

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Renato Sirigu

Fra me e L’hockey è amore profondo. La scelta di chiamare Hockeylove questa creatura è la prova. L’ho giocato, l’ho insegnato, ho allenato, ho arbitrato, ho organizzato, ne ho scritto tanto quanto mai nessuno al mondo, dal 1975 ad oggi. Onesto, sincero, diretto. Come un hit bene eseguito. leggi di più sull'autore