Altre otto nazionali hanno schierato almeno uno di loro ai giochi olimpici. Questa ricerca comprende anche le poche hockeiste sikh, spesso riconoscibili con il nome Kaur. A Tokyo furono la metà della squadra segnando 22 dei gol che hanno portato l’India al bronzo. In Giappone giocò anche il canadese Sukhpal Singh e in precedenza anche gli ”italiani” Inder e Kulwant
Nella foto sono a casa del capitano dell’India di Tokyo 2021 Manpreet Singh
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Sono 150 i sikh che hanno giocato almeno un’olimpiade dal 1928 al 2021. 42 di loro hanno vinto l’oro. C’è stato almeno un sikh in nove occasioni (otto per l’India e una per GB) in cui la loro squadra è salita sul gradino più alto del podio. A Tokyo 2020 sono tornati alla grande: sui 18 internazionali del Bharat furono 9 e segnarono 22 dei 25 gol indiani che hanno riportato l’India alla medaglia. Questi: Dilpreet, Gurjant, Hardik. Harmanpreet, Mandeep, Manpreet, Rupinder Pal, Shamsher, Simranjeet ovviamente tutti Singh. Harmanprret con 6 gol tutti su corto quarto nella classifica generale fu il bomber fra loro.
I sikh hanno rappresentato nove diverse nazionali di hockey di quattro continenti alle olimpiadi: Canada, Gran Bretagna, Hong Kong, India, Kenya, Malesia, Singapore, Tanzania e Uganda. Manca l’Oceania, ma – per dire della loro diffusione nel mondo – Jayshaan Singh Randhawa vinse loro con l’Australia alle Olimpiadi giovanili di Singapore 2010, e poi giocò anche con la U21 dei kookaburras.
A Los Angeles 1984 furono 13 in 5 diverse nazionali: Canada, Gran Bretagna, India, Kenya, Malesia, ma non è questo il record di presenze.
Balbir Singh III vinse tre medaglie d’oro consecutive (1948 Londra, 1952 Helsinki, 1956 Melbourne). Tutte da capitano. Udham Singh vanta – tra loro – il record delle medaglie vinte: tre d’oro (1952 Helsinki, 1956 Melbourne e il 1964 Tokyo) e una d’argento (1960 Roma).
Ajit Singh ha stabilito due record segnando un solo gol: il più veloce della storia dei giochi dopo soli 15” e il primo – nell’incontro d’apertura nel 1976 a Montreal contro l’Argentina – su un campo artificiale. Balkrishen Singh ha vinto l’oro olimpico come giocatore a Melbourne 1956 e come allenatore nel 1980 a Mosca. Ed è l’unico ad aver allenato l’India in 4 diverse Olimpiadi: 1968, 1980, 1984 e 1992.
I fratelli Marwa (Harvinder Singh e Amarjit Singh) hanno giocato insieme nel 1972 per il Kenya. I fratelli Harmik Singh e Ajit Singh negli stessi giochi del 1972 per l’India. Mentre tre coppie di fratelli: Sandhu (Rajinder Singh e Amarjit Singh), Bhogal (Kuldip Singh e Ajit Singh), Kapoor (Jagdish Singh & Upkar Singh) erano a Monaco 1972 per l’Uganda.
E ancora i fratelli Panesar (Jitender Singh e Manjeet Singh) hanno difeso i colori del Kenya nel 1984 a Los Angeles. Kuldip Singh ha rappresentato Hong Kong ai giochi olimpici di Tokyo nel 1964 segnando un gol al Canada. Dodici anni dopo, ha vestito la maglia canadese ai giochi di Montreal.
Sono tutti parenti? No! Attenzione: non tutti i Singh sono sikh, ma tutti i sikh sono Singh. Ovvero tutti i seguaci del guru Nanak si chiamano Singh ma non tutti quelli che si chiamano Singh sono sikh. Singh significa leone. I sikh sono originari del Punjab nel nord dell’India, al confine con il Pakistan e formano il nocciolo delle forze armate e della polizia, ma sono soprattutto contadini e mercanti e si sono sparsi in tutto il mondo britannico, oggi molte migliaia di loro vivono nelle campagne italiane in particolare a Nord est fra Brescia, Piacenza e Verona e nell’agro pontino. Sono soprattutto grandi hockeisti.
I sikh hanno segnato 281 gol ai giochi olimpici. Sono stati presenti in ogni team indiano dal 1932 (Kehar Singh Gill nel 1928 non scese mai in campo perché infortunato).
Trenta sikh hanno giocato a Monaco 1972 in rappresentanza di Kenya, Uganda, India e Malesia. Nella partita del 2 settembre 1972 tra l’India e Kenya, quindici di loro – su 22 – erano sul campo, ancora in erba naturatale.
Tutti i cinque gol di quella partita, tre per l’India e due dal Kenya portano la loro firma: Mukhbain Singh e Singh Harmik per l’India e Davinder Singh Deegan per il Kenya.
Con l’eccezione dei giochi di Amsterdam del 1928 e di Berlino 1936, i sikh hanno segnato in ogni edizione in cui erano presenti.
Due di loro Kulwant Singh e Inder Singh hanno giocato in Italia, eletta poi a loro seconda patria. Mentre Rajwinder Singh non ha mai preso parte ai giochi olimpici ma con Kulwant ha vinto il bronzo alla prima Coppa del Mondo nel 1971 a Barcellona.
Un primato Singh è targato Italia: Gian Singh e Singh Harbail arbitrarono la partita di classificazione Italia – Giappone (2-1) il 10 settembre 1960 al Velodromo Olimpico, è l’unica volta che due sikh hanno arbitrato insieme in una partita ai Giochi Olimpici.
E le donne? Esordirono a Mosca nel 1980 Harpreet Kaur Gill e Balwinder Kaur Bhatia divennero le prime sikh donne a rappresentare l’India alle Olimpiadi. Un’altra Navjot Kaur era a Rio nel 2016. A Tokyo triplicarono le presenze con Gurjit Kaur, bomber del team assieme a Vandana con 4 gol, e Navneet Kaur. Perché non si chiamano Singh. Perché dal 1699 l’equivalente femminile di Singh è Kaur. E significa principessa.





