Dall’entusiasmo iniziale per il possibile accesso immediato alle olimpiadi, ai successivi intoppi frapposti dal CONI, alle due sole partecipazioni azzurre, con gli arbitri che fecero molto meglio, sino all’inconcludente stagione dei tornei preolimpici. Oggi la prima parte di questa storia di fatto mai scritta – tanto meno sui campi in sintetico – domani la seconda puntata
Nella foto la cerimonia di apertura il 19 luglio 1952 all’Helsingin Olympiastadion
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Gli albori
Ci sono alcune labili tracce di hockey in Italia, già alla fine degli Anni Venti veniva insegnato all’Accademia della Farnesina quella che poi diventerà l’Istituto superiore di educazione fisica ovvero l’Isef e una partita di palla a maglio, nome italico dell’hockey, fu disputata nel 1928 per l’inaugurazione dello stadio dei marmi, allora foro Mussolini. Era l’anno dei giochi olimpici di Amsterdam, quelli in cui l’hockey dopo Londra 1908 e Anversa 1920, fece la sua terza apparizione.
Di partecipare alle Olimpiadi senza una federazione senza un campionato senza un reale radicamento sul territorio al Coni dell’epoca non passò neppure per la testa.
1932 Los Angeles. L’Italia una delle spedizioni europee più numerose giunse seconda nel medagliere – miglior piazzamento di sempre dietro gli USA – prese parte a moltissime discipline. Marginale fu invece la presenza dell’hockey con solo tre squadre Indie britanniche Stati Uniti e Giappone.
1936 Berlino. Qui l’Italia prese coscienza della possibilità di inserire l’hockey nella sua offerta sportiva. il regime fascista chiese di aderire alla federazione internazionale (FIHsF) tramite il CONI e si preparò a lanciare lo sport dei bastoni in Italia con l’obiettivo di partecipare ai giochi successivi. Fu ammessa nel 1939 come 19^ associazione nazionale.
1940 Tokyo. La guerra non solo rallentò lo sviluppo inizialmente torrenziale dell’hockey in Italia ma soprattutto inibì la celebrazione dei giochi in Giappone rimandando quindi tutto al dopoguerra.
Il dopoguerra e il primo intoppo frapposto dal CONI
1948 Londra. Hockeylove ha scoperto tramite una ricerca emerografica un timido tentativo da parte della allora federazione italiana hockey pattinaggio di predisporre una nazionale per la prima edizione del dopoguerra. Perché il CONI decise di non inviare la squadra di hockey della FIHP non è dato sapere. Certo è che il 30 gennaio a Bologna ai svolse una riunione preseduta dal vicepresidente FIHP Lombardo Festa con il segretario generale Mattioli e altri dirigenti fra cui il triestino Emilio Mari, il bolognese Albino Pasotto e il milanese Arrigo Chiarle “ … per stabilire il programma da svolgere in previsione delle Olimpiadi”. Come riportò il Corriere dello Sport il giorno dopo. Il programma preliminare previde un “concorso” da svolgersi. Bologna “dove a fine gennaio e ai primi di marzo gli atleti saranno giudicati da apposita commissione. Successivamente avranno luogo alcuni tornei e partite internazionali”.
Di tutto ciò l’unica cosa che accadde davvero, lo scrive sempre il Corriere dello Sport l’8 aprile 1948 in un trafiletto dal titolo “La preolimpionica di Bologna”, fu una partita fra il Circolo liceale Bologna e la Previdenza sociale Roma e una sfida fra le selezioni emiliana e laziale. Rinviata e poi annullata la prevista amichevole con la Spagna fissata a giugno a San Remo e successivamente il 4 luglio a Salice Terme, per il forfait degli iberici.
Invece, la Spagna ai giochi di Londra andò e chiuse 11^ su 13 a pari merito con Danimarca e USA.
Le due partecipazioni italiane
1952 Helsinki. Finalmente arrivò l’esordio olimpico tutt’altro che fortunato, anche se dovuto al ripescaggio assieme a Germania e Polonia per la rinuncia di Australia, Argentina, Danimarca e Spagna invitate dal CIO già nel 19511. La squadra fu affidata prima al milanese Maragliano, poi un po’ a sorpresa al tedesco Spieler e al genovese Bruno Gennaro come CT, che aveva giocato con il GUF Genova nel periodo bellico. In preparazione l’Italia giocò a Cagliari (0-2 con la Spagna), Ferrara (0-2 con l’Austria) e a Sion (1-0 con una rappresentativa svizzera). A questo punto Gennaro portò gli azzurri in ritiro a Bassano del Grappa. Lavoro più da boscaioli che da hockeisti, raccontava Giampaolo Medda uno dei convocati. Neppure il clan genovese era entusiasta tanto è vero che il miglior giocatore di allora Gigetto Bolognesi, non partì per Helsinki.
In Finlandia all’esordio fummo battuti dalla Francia 0-5 (l’11/11/51 a Lione era finita 0-0). Questi i primi olimpici italiani: Cosentino (Trieste); Lanfranchi (Genova), Micco (Moncalvo); Morra (Genova) Ravalli (Ferrara), Puccioni (Genova); Formenti (Genova), Pampuro (Genova), Baglia (Milano), Banci (Roma), Massimo Marchiori (Genova).
Nel secondo incontro, giocato a Hemmelinno, Ravalli si diede malato, subentrò Piacentini (Pisa), Gennaro fece alcuni spostamenti di ruolo, ma perdemmo anche con l’Austria (0-2). Medda era presente, ma non venne impiegato come il secondo portiere Vittorio Castellani del CUS Padova.
La spedizione finì malissimo, oltre la defezione iniziale di Bolognesi, si venne a sapere che Ravalli non era malato ma era andato a tifare l’Italia di calcio, con cui gli hockeisti avevano fraternizzato durante il trasferimento in vapore dalla Germania ad Helsinki!
La nota positiva venne dagli arbitri. Festa e Zovato cominciarono ad Helsinki la buona tradizione olimpica dei fischietti italiani.
1960 Roma. Troppo lontana Melbourne nel 1956 dove si celebrò la XVI Olimpiade, l’hockey tornò a vedere i cinque cerchi nell’edizione casalinga dei giochi. Il campo principale degli azzurri fu il Velodromo dove l’Italia giocò tre incontri, ma gli impianti olimpici erano tre, con i Marmi e il Tre Fontane.
Il nocciolo duro della squadra fu amsicorino. Metà dei 18 convocati dall’anglo indiano Norris, già allenatore dell’Olanda dal 1954 al ’56, e dal suo assistente Gigetto Bolognesi, che così dopo la rinuncia finlandese prese parte a una olimpiade, erano cagliaritani.
Giovanni Anni, Giampaolo Farci, Gigi Farci, Bruno Figliola, Antonio “Cicci” Lenza, Giampaolo Medda, Felice “Cicci” Salis, Antonio Vargiu, Ugo Zorco portiere del CUS Cagliari, l’unico non amsicorino. Rimasero fuori, fra gli altri, il giovane Kiki Aramu, che pure aveva segnato nell’ultimo test contro la Spagna (1-3) e Lelio Manunta chiamato come medico.
Sergio Ballesio era il cortista, Enrico Bisio l’ultimo dei genovesi, che invece erano stati l’asse portante ad Helsinki, il triestino Claudio Candotti 18 anni da compiere era il più giovane e Giampaolo Medda 33 già compiuti, il più vecchio. L’unico superstite di Helsinki, senza però aver mai giocato in Finlandia.
Invece il Tullio Marchiori di Roma non era parente con il Massimo genovese, noto come Marchiori II, perché anche suo fratello Mario (entrambi del Genova HC) aveva giocato 4 volte in azzurro.
Luciano Soli, Tullio Marchiori, Sergio Ballesio, Claudio Libotte, Giovanni Mazzalupi, il centravanti Alessando Vannini e il cagliaritano Antonio Vargiu, si ritrovarono qualche anno dopo con la medesima maglia della MDA Roma. Completava la lista dei 18 il maceratese Quarto Pianesi.
L’Italia venne inserita nel girone C con Francia, Kenya e Germania le prime tre partite furono un mezzo disastro. Il 29 agosto ai Marmi la Francia di Reynaud ci sconfisse 2-0 (1-0), due giorni dopo al Velodromo, con il Kenya di Avtar Singh, andò ancora peggio 7-0 (3-0) con tripletta di H. Fernandes e un autogol attribuito a Pianesi!
La Germania ci regolò con un secco 5-0 (3-0) grazie alla tripletta di Keller, nonno di Florian, e la doppietta di Hugo Budinger, che negli anni ’70 tenne alcuni stage per allenatori in Italia.
A questo punto fummo inseriti nel gruppo di consolazione a cui la Danimarca rinunciò e grazie al pareggio 1-1 (1-1) con la Svizzera, gol di Ballesio, e alla vittoria 2-1 (1-1) con il Giappone, gol di Marchiori e Lenza, finimmo al 13° posto.
La storiografia ufficiale non racconta che Norris dopo il girone decise di mettere da parte il veterano Medda, poche ora prima della partita con la Svizzera. Consegnò la lista degli 11 alla triade della commissione tecnica. I commissari rifecero la formazione inserendo Medda, giubilando Norris e affidando la conduzione tecnica a Bolognesi.
Le polemiche dopo non mancarono. Perché l’Italia era stata estromessa dalla Francia battuta solo pochi mesi prima a Parigi e a Roma, sempre per 1-0, con reti di Medda e Candotti. Avrebbe potuto chiudere 10^ dietro l’Olanda, davanti al Belgio anche perché la Polonia non prese parte al gironcino dal 9° al 12° posto. Finì invece 13^.
Queste le presenze olimpiche degli azzurri divisi per società di appartenenza alla data di convocazione: Portieri Zorco (Cus Cagliari, 4 presenze); Soli (Convitto nazionale Roma, 1). Giocatori – Amsicora: Medda (5), Giampaolo Farci (5), Salis (5), Vargiu (5), Figliola (3), Lenza (3), Anni (2), Luigi Farci (1). Convitto Nazionale: Tullio Marchiori (3), Ballesio (3), Libotte (3), Mazzalupi (2). Totoricevitori Roma: Vannini (3), Bisio (4). US Triestina: Candotti (2). CG Macerata: Pianesi (1).
- fonte Gazzetta dello Sport del 9 novembre 1951 “Tredici paesi invitati a Helsinki” ↩︎





