Dopo la marcia trionfale del 1993, nella biennale di verifica il bilanciò passò con una maggioranza risicata, il vicepresidente Arangino (Amsicora) si dimise e da quell’anno partì la parabola discendente che non si è più arrestata
Nelle foto Franco Arangino, si dimise dal consiglio di cui era vice presidente il 20 ottobre 1995, nel ciclo precedente il primo luglio 1990 si era già dimesso da vicepresidente rimanendo però in C.F.
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Il settimo consiglio federale della FIH fu eletto il 7 febbraio 1993 da 78 delegati in rappresentanza di 170 società su 178 aventi diritto a voto rispetto al totale degli 218 affiliati.
Nell’aula magna del centro sportivo Giulio Onesti all’Acqua Acetosa in Roma Sergio Melai venne riconfermato per la seconda volta e cominciò il suo terzo mandato, ancora come nel 1988 senza nessun competitore, con il 76,8% dei voti, con un minimo calo di consensi dell’1,6%.
Nella prima seduta del nuovo CF furono eletti vicepresidenti Franco Arangino e Luca Di Mauro, mentre Mario Steffenel fu il quarto componente della giunta esecutiva, un organo oggi non più vigente. I consiglieri furono Alfredo Miccoli (Torre S.S.) Franco Ferrero (Genova) Gianni Della Motta (Cesenatico), Giorgio Onano (Cagliari), Luciano Cecca (Torino), Giovanni Fabrizi e Agostino Zangarini (Roma). Forte il ridimensionamento da 15 a 11 e il rinnovamento, oltre l’uscita del vice presidente Mechelli (Roma) lasciarono la poltrona il torinese Roberto Polloni, il lomellino Renato Biolcati, il braidese Franco Costa, il calabrese Santo Greco il bolognese di Loiano Arnaldo Naldi, il napoletano di Torre del Greco Gaetano Pellecchia e il milanese di Cernusco Claudio Mariani. Oltre i 4 di giunta furono confermati solo Miccoli, Ferrero, Onano, Zangarini. Rientrarono Cecca, Della Motta ed esordì il sansabino Fabrizi.
Il quadriennio non fu del tutto indolore. L’assemblea biennale poi approvò le modifiche statutarie, ma il giorno dopo (9 luglio 1995) si spaccò sulla relazione finanziaria. Il bilanciò passò con un risicato 51,7%. A ottobre giunsero le dimissioni del vice presidente Arangino a cui subentrò il primo dei non eletti il braidese Costa. Il posto dell’amsicorino fu assunto da Mario Steffenel e a trascinamento in giunta entrò il salentino Miccoli, fedelissimo di Melai e poi di Luca Di Mauro.
Il calo di consensi coincise anche con il calo degli affiliati che passarono in in due anni e mezzo da 218 a 171. Va sottolineato che 218 rappresentò l massimo storico mai raggiunto in una assemblea. Però il record risale alla stagione precedente con 227 affiliati.
Il forte calo in larga parte fu dovuto dall’abolizione dell’obbligo di afflizioni separate fra compagini maschili e femminili con la ricomposizione delle società apparentate.





