Entrambe videro il successo dell’India, consacrarono Dhyan Chand e furono disputate prima che l’hockey sbarcasse in Italia, quella di Los Angeles 1936 toccò il minimo storia di partecipazioni: appena tre
Nella foto Dhyan Chand the Wizard, il mago, al suo terzo oro olimpico e il quarto e forse il quinto gli fu negato dalla guerra
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Anche sui giochi di Los Angeles e Berlino continuò a splendere la stella di Dhyan Chand. Nella prima olimpiade californiana (ce ne fu una seconda nel 1984 e la terza ci sarà nel 2028 raggiungendo così Londra e Parigi) l’occasione fu il sonoro 24-0, al limite del record olimpico, con lui le Indie Britanniche si sbarazzarono dei padroni di casa. I match disputati furono solo 3 perché tante erano le partecipanti. La terza formazione, il Giappone, alla sua prima presenza come gli USA, conquistò così la medaglia d’argento, che sinora resta l’unica della sua storia olimpica. Dopo l’1-11 subito dall’India i nipponici strapazzarono gli USA 9-2.
I giochi di Los Angeles arrivarono subito dopo la terribile crisi del 1929, quando il crollo della borsa di Wall Street trascinò tutta l’economia mondiale nel baratro della recessione. L’organizzazione della seconda olimpiade americana doveva riscattare l’edizione di Saint Louis del 1904 quando i giochi furono trattati come un accessorio dell’Expò universale, ma d’altronde era successo così prima anche a Parigi e Londra.
Per dimostrare l’effettiva conclusione della crisi, lo stadio Coliseum (centocinquemila spettatori) fu ristrutturato, fu creato un villaggio olimpico riservato ai partecipanti alle competizioni, ma le donne furono ospitate in albergo. Le discipline furono quindici, ma quelle in cui gareggiavano atlete solo tre: atletica, nuoto e scherma. Venne imposto il limite di tre partecipanti per nazione per le gare individuali ed anche a causa delle difficoltà del viaggio per gli europei, il numero degli atleti si ridusse, secondo le varie fonti a 1408 o addirittura a 1333. Però la vicinanza con Hollywood rese i giochi olimpici molto più popolari.
A lungo si è parlato del sudafricano Pistorius del suo coraggio e della sua volontà offuscata poi dall’omicidio della sua fidanzata, si dimentica purtroppo un atleta molto speciale che vinse il torneo di pallanuoto nuotando con una gamba sola. Si trattò dell’ungherese Oliver Halassy.
L’Italia fu presente in tutte le competizioni tranne l’hockey, e con 36 medaglie e il secondo posto dietro gli USA ottenne la miglior prestazione di sempre per la gioia del governo italiano di allora, presieduto da Benito Mussolini, che aveva rigenerato il CONI affidandolo ad Achille Starace e investendo molto sullo sport.
Quattro anni dopo a Berlino l’hockey rimase sotto il segno dell’India, meglio delle Indie britanniche, che comprendevano India, Pakistan, Bangla Desh, Sri Lanka e Nepal. Il capitano della squadra fu ancora Dhyan Chand. Nella finale contro la Germania l’India faticò nel primo tempo, chiuse in vantaggio solo per 1-0. Nella ripresa Chand si tolse le scarpe, cominciò a volare sul prato mise a segno 6 gol. Il match terminò 8-1 Il campione dell’Uttar Pradsh nella finale impressionò al tal punto Adolf Hitler che gli propose un alto grado nella Wehrmacht. Trattamento ben differente rispetto a quello riservato a Jessie Owens, vincitore dei 100, 200, lungo e staffetta, a cui il Führer rifiutò di stingere persino la mano.
A Berlino le squadre furono 11. L’Olanda, alla sua prima partecipazione strappò il bronzo alla Francia. I francesi giunsero alla loro seconda, e ultima, semifinale. Questa la classifica: India, Germania, Olanda, Francia, Svizzera, Afghanistan, Giappone, Ungheria, Belgio, Danimarca, U.S.A.
La presenza di Germania Svizzera e Ungheria, oltre che dell’India ci ricollega all’Italia. Infatti furono proprio uno svizzero Kurt Reder, un tedesco Klaus Pudel a Genova, due ungheresi Istvan Varrò a Milano, Vilmos Benyi e un indiano l’olimpionico Molindra Mohan Moulik a Roma a seminare l’hockey in Italia per volontà del CONI e del PNF che, dopo Berlino, volevano colmare la lacuna dell’hockey, l’unica assenza con pallamano e polo, in vista dei giochi di Tokio del 1940. In Giappone invece l’olimpiade arrivò solo nel 1964. Lo scoppio della II guerra mondiale fece saltare le edizioni del ’40 e del ’44. Si ricominciò da Londra 1948, con l’esclusione di molti paesi sconfitti, non dell’Italia che fu ammessa pur tra mille riserve. Di questo ne parleremo nella quinta puntata di questa storia dei giochi centrata sull’hockey.





