Storia

#olimpiadi (3). DALL’ESORDIO LONDINESE ALL’INIZIO DEL DOMINIO INDIANO

Agli inglesi andarono le prime due edizioni (1908 e 1920), proprio ad Anversa comparvero i cinque cerchi intrecciati e fece il suo esordio il giuramento olimpico. Dal 1928 ad Amsterdam cominciò a brillare la stella indiana Dyhan Chand, che però in lingua urdu significa luna. Le 4 medaglie vinte da Inghilterra, Irlanda e Scozia Galles ex aequo nell’edizione del 1908 nel medagliere All Times sono iscritte alla Gran Bretagna

Nella foto storica di Gerald Logan tratta da Hockeygods un’azione dell’Inghilterra allo White City Stadium ai giochi del 1908

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Londra, che ha ospitato tre volte l’olimpiade (1908, 1948, 2012), tenne a battessimo l’hockey nel 1908 durante la IV edizione dei giochi: un’olimpiade interminabile cominciata il 27 aprile e terminata il 31 ottobre. L’hockey debuttò proprio nelle giornate finali.
Al torneo olimpico parteciparono sei squadre: le quattro britanniche (l’Irlanda era tutta ancora sotto il giogo inglese) la Germania e la Francia. L’incontro inaugurale fu giocato dai tedeschi contro la Scozia. Una curiosità che i lettori attenti di Hockeylove.it conoscono già è che la Germania era formata da 11 giocatori dell’UHC la squadra che ha vinto tre volte l’Euroleague ed è stata finalista nel 2015. Gli amburghesi furono battuti, il 29 ottobre, 4-0 (3-0) dalla Scozia con gol di Laing, Walker e doppietta di Burt. Nel successivo incontro l’Inghilterra eliminò la Francia 10-1 (4-0): Green, Logan 2, Pridmore 3, Rees, Shoveller 3 e Poupon per i francesi.
Il giorno stesso si giocarono le semifinali. L’Irlanda superò il  Galles 3-1 (2-1), Gregg, Power, Robinson e Williams i marcatori. In campo anche i difensori centrali Jack e Walter, dei dei 6 fratelli Peterson che vestirono la maglia d’Irlanda fra il 1900  e il 1920. Successivamente la Scozia dovette cedere all’Inghilterra: 1-6 (0-2) il punteggio finale con reti di Walker, Logan, Pridmore 3, Shoveller 2. 

Il 31 ottobre giornata di chiusura dei giochi, di fronte ai 6.000 spettatori del White City Stadium, i padroni di casa ebbero la meglio sull’Irlanda: 8-1 (3-0). Realizzatori: Logan 2, Pridmore 4, Shoveller 2; Robinson 3 il marcatore irlandese.
Reg Pridmore con 10 gol fu il primo capocannoniere dei giochi. Il suo record di 4 gol in una finale olimpica resse sino al 1952, quando lo superò con 5 Balbir Singh. Per un avverso destino il bomber, arruolato nella reale artiglieria britannica, cadde dieci anni dopo il 3 marzo 1918 sul fronte italiano nella controffensiva lanciata dal generale Diaz. Che ripartiva dal Piave fatale all’olimpionico.
Gli inglesi fecero le cose in grande con un’organizzazione degna della loro cultura sportiva: splendidi impianti, come il White City Stadium, l’arena che ospitò oltre l’hockey, la pista per il ciclismo, quella per l’atletica e la piscina, il primo vero villaggio olimpico.

Ecco a confronto l’Uhlenhorster di oggi con i recenti internazionali Florian Fuchs, Moritz Fürste, Nicolas Jacobi, Oliver Korn, Pilt Arnold, J.P. Rabente e gli attuali Schwarzhaupt, Speriling e Hannes Müller con gli undici pionieri del 1908: Carl Ebert (portiere), Alfons Brehm, Elard Dauelsberg, Franz Diederichsen, Jules Fehr, Mauricio Galvao, Raulino Galvao, Fritz Möding, Friedrich Wilhelm Rahe, Albert Studemann, Friedrich Uhl.
Il 30 ottobre con gol di Fritz Möding la Germania s’impose alla Francia conquistando il quinto posto.
Questi invece i primi olimpionici inglesi: Stanley Shoveller,  Harvey Wood, Harry Freeman,  Louis Baillon, John Robinson, Edgar Page, Alan Noble, Percy Rees, Gerald Logan, Reginald Pridmore, Eric Green.

Ad Anversa nel 1920 l’hockey rientrò nel programma olimpico dopo la sosta della quinta olimpiade (Stoccolma 1912). La sesta edizione assegnata Berlino nel 1916 non si disputò perchè era in corso la Grande Guerra. Così dopo i trattati di Versailles e prima di quello di Rapallo si disputarono i giochi in Belgio ma non furono invitate Germania, Austria, Bulgaria, Turchia e Ungheria sconfitte in guerra.Ostracismo che per la Germania più il Giappone si ripropose nel 1948 dopo  la sconfitta del terzo Reiche e del’IMperso del Sol Levante nella II guerra mondiale.
Apparve il simbolo con i cinque anelli intrecciati ed il giuramento fu letto, per la prima volta, da Victor Boin nuotatore, pallanotista e schermitore belga: “Giuriamo di presentarci ai giochi olimpici come concorrenti leali, rispettosi delle norme che li regolano e desiderosi di partecipare con spirito cavalleresco, per la gloria dello sport e l’onore dei nostri paesi“.
Gli atleti furono 2668 e le nazioni in gara 29. L’hockey fu giocato solo da quattro nazioni: i campioni in carica, che vinsero ancora davanti alla Danimarca, al Belgio e alla Francia. Fra i bianchi era presente un olimpionico di dodici anni prima Stanley Shoveller.
La Francia non si presentò al terzo incontro con l’Inghilterra, dopo che gli inglesi avevano vinto 12-1 con il Belgio e 5-1 con la Danimarca. I francesi invece avevano perso 3-2 dai padroni di casa e 9-1 dai danesi. Belgi poi sconfitti, 5-2, dalla Danimarca.

Dopo il nuovo stop del 1924, dal 1928 l’hockey non uscirà più dal programma dei giochi. Ad Amsterdam le nazioni presenti al torneo di hockey salirono a 9: India, Olanda, Germania, Belgio, Austria, Danimarca, Francia, Spagna, Svizzera. Questa fu anche la classifica finale. Con le prime quattro che si giocarono semifinali e finali e le restanti cinque tutte classificate ex aequo. Le prime dei due gironi si affrontarono per l’oro e le seconde per il bronzo.
Le nazionali britanniche non si presentarono e il loro “magnifico isolamento” finì solo nel 1948, a Londra, quando la Gran Bretagna (tutta unita) conquistò l’argento. Ma di questo riparleremo nella terza puntata.

In Olanda cominciò il dominio indiano, o meglio indopakistano. Le Indie britanniche vinsero il loro primo oro e l’India conquistò ininterrottamente la prima piazza sino a Melbourne 1956, poi a Roma 1960 e Messico 1968 vinse il Pakistan e a Tokio 1964 ancora l’India.
L’hockey era arrivato nel subcontinente grazie agli inglesi. I primi club nacquero fra il 1885 e l’86 a Calcutta, Bombay e nel Punjab, la patria dei sikh. In quel periodo (1928/1956) l’India giocò 24 incontri olimpici, vincendoli tutti, segnando 178 gol e subendone solo 7.
Ad Amsterdam cominciò a brillare una stella, forse la più luminosa del firmamento indiano di tutti i tempi. Dhyan Chand Singh, ho detto stella, ma in effetti il suo primo allenatore gli diede il soprannome di “Chand”: luna in lingua urdu. Dhyan Chand Singh, vinse altre due olimpiadi, ma di questo e del suo incontro con Hitler riparleremo.
“Chand” che nacque a Prayag nell’Uttar Pradesh il 29 agosto 1905 vinse il suo primo oro olimpico a 23 anni e nella finale contro l’Olanda (3-0) segnò i tre gol, giocò nel suo ruolo naturale di centravanti, quello in cui l’anno prima si era messo in luce nel festival di Folkestone, dove in 10 incontri realizzò 36 dei 72 gol mesi a segno dalla squadra indiana. La squadra indiana del 1928 fu l’unica della storia olimpica a non schierare mai un almeno un sikh in campo. Ma ai seguaci del guru Nanak dedicheremo un capitolo a parte.
La Germania alla sua seconda olimpiade conquisto la sua prima medaglia strappando il bronzo dal collo dei belgi che lo avevano ottenuto otto prima ad Anversa, dove non li avevano invitati. Ma perse (1-2) la prima sfida della sua storia olimpica con l’Olanda.

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Renato Sirigu

Fra me e L’hockey è amore profondo. La scelta di chiamare Hockeylove questa creatura è la prova. L’ho giocato, l’ho insegnato, ho allenato, ho arbitrato, ho organizzato, ne ho scritto tanto quanto mai nessuno al mondo, dal 1975 ad oggi. Onesto, sincero, diretto. Come un hit bene eseguito. leggi di più sull'autore