L’hockey su prato non esiste più, nel massimo ambito internazionale dal 1976, oggi l’hockey – senza altre aggiunte – si gioca su un manto sintetico. Le dimensioni del terreno di gioco sono inalterate dal 1886 e poche anche le modifica alla tracciatura
Nella foto il prato dei giochi di Helsinki 1952 e il manto dei giochi di Tokyo 2021
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Le misure del campo non sono mai variate da quando vennero codificate nel 1886. Questa di per sé è una stranezza perchè le regole dell’hockey sono mutate nei secoli a ritmo vertiginoso. Prima di allora sappiamo grazie ai verbali del Surbiton HC del 1876 che i campi dovevano essere “100-150 yards (91-137 m) di lunghezza e 50-80 yards (46-73 m) di larghezza”. Dal 1909 la larghezza è rigidamente fissata in 60 yards (55 metri). Dal 1998 le misure sono espresse in metri ed è stato abbandonato il sistema imperiale (pollice, yard).
Però il campo ha subito due evoluzioni non da poco, la prima – che è continuata e forse non è neppure finita – è la tracciatura interna, l’altra più determinante per lo sviluppo del gioco e la tipologia delle superfici.
Ecco come racconta Cipriano Zino l’aspetto del terreno di gioco che ospitò il primo torneo ufficiale di hockey in Italia, il campionato fra i dopolavoro, giocato il 22 e 23 maggio 1937 sul capo Gymnasium di Livorno: “Vi era una piccola folla di curiosi attratti dalla novità di uno sport sconosciuto, rimiranti le difficili evoluzioni su quel campo e il tramestare affannoso degli atleti che tentavano di far uscire la palla a larghi colpi di bastone, quasi a sciabolate, dai punti dove l’erba la frenava e la nascondeva.
D’un tratto una voce s’alzò al di sopra del brusio dei commenti a bordo campo: “oh guarda” disse uno spettatore appena sopraggiunto “fanno la caccia al topo!”. Quel motteggio irridente, di un toscanissimo precursore del livornese Vernacoliere, la generale risata della folla e l’improvviso assottigliarsi dalla stessa di quella parte che aveva deciso di non trovare troppo interesse nella “caccia al topo”, devono aver ferito profondamente la suscettibilità degli hockeisti presenti a tal punto che ad oltre venti anni dall’accaduto, alla vigilia delle Olimpiadi di Roma, continuava a tramandarsene la memoria e l’episodio, inserito tra i tanti chiaroscuri dell’hockey, veniva raccontato a denti stretti”. 1
Furono invece le olimpiadi del 1976 a Montreal in Canada a determinare il passaggio dal prato naturale al sintetico. Percorso già cominciato nei primi Anni Settanta e sponsorizzato da World Hockey, la più celebre rivista dell’epoca con queste parole: “L’erba artificiale consente un controllo più facile della palla e questo di per sé aiuta a ridurre il numero di infrazioni alle regole, il che significa meno fischi e meno interruzioni. La partita diventa così più facile da seguire, oltre ad essere uno spettacolo più veloce e molto più interessante dal punto di vista dello spettatore”. 2
Dai primi campi intasati a sabbia, prodotti da Monsanto, inizialmente per il football americano, si è transitati ai sintetici ad acqua. Oggi il marchio AstroTurf è passato a SportGroup e non è più leader superato da Polytan. Il futuro ormai è già presente, Polytan produce un manto a zero emissioni di carbonioche consuma sempre meno acqua. Ridotta già del 39% dal manto usato a Tokyo 2021 rispetto a quello di Rio 2016.
I colori ammessi per i campi da hockey sono il verde e il blu, introdotto a Londra 2012, che consente una miglior visibilità delle linee di gioco – che hanno un a larghezza standard di 7,5 cm – e della pallina, in particolare se gialla.
La tracciatura ha subito variazioni solo negli ultimi 50 anni a causa del cambiamento di alcune regole di gioco. Ad esempio la linea parallela posta a 7 metri metri dal fallo laterale che creava il corridoio per la rimessa in gioco con la mano, si ridusse a tre brevi linee di 1,82 metri ciascuna che intersecavano la linea di centrocampo e quelle dei 22,90 a 4,55; oggi sono scomparse anche quelle. La linea una volta tratteggiata delle 25 yards (22.90) adesso è continua. Da quando nel 1996 è stato abolito il fuorigioco non sono più previste le bandierine poste al termine delle due linee dei 22,90. Una nuova linea tratteggiata, introdotta nel 2000, circonda l’area di tiro a una distanza costante di 5 metri.





