Personaggi Storia

#50esimo PERSONAGGI (8) KIKI ARAMU STAR NELLA HALL OF FAME DELL’HOCKEY ITALIANO

Dal 1958 al 2012 grande protagonista: 6 volte campione d’Italia, 73 volte azzurro. Fu uno dei 231 Maestri dello Sport. CT azzurro per 10 anni: della femminile dal 1971 al ’75 e poi della maggiore dal 1975 al 1981. Dal 1985 al 1991 segretario generale della FIH, Sono al 2012 presidente del CR Sardegna  

Nella foto Alessandro Aramu contro il Real Club de Campo nel torneo di Sant’Efisio del 1962 di fronte a una tribuna straripante di folla allo stadio Amsicora

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Alessandro Aramu fu atleta dell’Amsicora, dell’MDA, della nazionale, centravanti, capitano e CT azzurro, maestro dello sport, segretario generale della FIH, dirigente CONI distaccato al Totocalcio di Cagliari, membro di commissione all’EHF, poi presidente dal 2012 del comitato regionale Sardegna della FIH e tanto altro ancora.
I più giovani non hanno mai sentito parlare di Kikki Aramu, ecco allora la sua fantastica storia nell’hockey.

A soli 16 anni venne aggregato alla prima squadra allenata da Filippo Vado, l’anno dopo esordì e disputò due incontri. Nel 1960 marcò altre 4 presenze. Compresa la finale scudetto vinta ai supplementari sul Genova HC con gol del fratello Alberto, scomparso il 30 dicembre 2014.
In breve s’impose, da ala che era, a miglior centravanti italiano dell’epoca. Vinse altri quattro scudetti con l’Amsicora, prima di passare nel 1969 ai rivali di allora l’MDA Roma con cui conquistò il suo sesto titolo. Un solo anno con gli avieri, ma impreziosito da una finale di Coppa dei Campioni a Brussels, poi il ritorno nell’Isola dove giocò sempre con l’Amsicora sino al 1974.
L’esordio con la nazionale avvenne nel 1962. Nel 1963 a Napoli vinse la medaglia di bronzo ai Giochi del Mediterraneo.
In 12 anni, sino agli europei del 1974 a Madrid, mise assieme 73 presenze e 9 gol sotto la guida di Arnaldi, Wurch, Medda, Melai e Carrus.
Diverse le doppiette e anche una tripletta contro la Svizzera.
Nel frattempo aveva conseguito il prestigioso titolo, unico hockeista con Gianni Rossi, di maestro dello sport  presso la scuola centrale dello sport del CONI che in 9 anni di vita tenne 7 corsi che diplomarono appena 231 maestri di sport.

L’anno dopo, appena appeso il bastone, l’allora presidente della CIHP, Antonio Triglia, lo nominò allenatore dell’Italia dell’hockey. In precedenza aveva guidato, fra il 1971 e il 1975, dai primi vagiti al mondiale di Berlino quella che oggi chiamiamo con orgoglio Italrosa.
Nel 1979 centrò ancora, ma come CT il bronzo ai Giochi del Mediterraneo di Spalato, ma rimase deluso.
Ecco come raccontò ad Hockeylove quell’oro sfiorato: “Ci mancava l’ultimo incontro con la Iugoslavia e la nostra concentrazione era al massimo, certi di potercela fare e conquistare la medaglia d’oro. Ma, la partita programmata e preparata per il 23 settembre non si fece, perché un improvviso nubifragio si abbatté sul campo di gioco. Gli iugoslavi pensarono bene di cambiare il campo di gioco ufficiale, con la scusa che era ancora impraticabile e giocammo su un campo di allenamento con l’erba alta che sfavoriva la nostra squadra altamente tecnica, ma fisicamente leggera. Non entrammo mai in partita e fummo subito sotto di 2 gol ricuperando per orgoglio un pessimo 2-1. Così svanì il nostro sogno per un temporale di fine estate”.
Lasciò la guida azzurra nel 1981 dopo i campionati intercontinentali di Kuala Lumpur.

Dal 1985 al 1991 fu segretario generale della Federhockey. Poi tornò a Cagliari come dirigente al Totolacalcio e rientrò in FIH come presidente del comitato regionale sardo sino  quando si dimise il 3 agosto 2012 con una clamorosa lettera di accuse ai vertici federali.
Infine un lungo ricovero, figlio di un’operazione non banale, ma neppure a forte rischio, le complicazioni, l’ictus, la lotta e poi la morte lontano dalla sua Cagliari il 13 ottobre 2020. 

Renato Sirigu

Fra me e L’hockey è amore profondo. La scelta di chiamare Hockeylove questa creatura è la prova. L’ho giocato, l’ho insegnato, ho allenato, ho arbitrato, ho organizzato, ne ho scritto tanto quanto mai nessuno al mondo, dal 1975 ad oggi. Onesto, sincero, diretto. Come un hit bene eseguito. leggi di più sull'autore