Campionati Storia

#50simo I CAMPIONATI (9) 60 ANNI DOPO MDA E AMSICORA HANNO DIRITTO ALLO SCUDETTO DEL 1963

Esiste un’istanza presentata alla FIH per riparare l’errore commesso allora dalla CTF delle FIHP. Ci sono le prove e le testimonianze. Il consiglio federale può e deve intervenire   

Nella foto la firma dei due capitani, Medda e Vargiu alla presenza del medico dottoressa Marranzini e di un pubblico ufficiale di P.S. Altra prova regina della fondatezza della richiesta di risarcimento del titolo sottratto a MDA e Amsicora 

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Molto si è scritto nei decenni sulla mancata assegnazione dello scudetto 1963, è giunta l’ora di fare chiarezza e di mettere nero su bianco  la parola fine a questa brutta, forse la peggiore, pagina dell’hockey italiano.

Con queste parole Sergio Vannini ricorda quella maledetta partita: “La finale iniziò alle 9 allo stadio di Bologna il 26 maggio 1963, terminati i tempi regolamentari e supplementari in parità si dovette continuare a giocare in agonistica. La partita continuò per 107 minuti ininterrottamente sotto un caldo cocente.A quel punto, entrambe le squadre erano stremate. Anche il medico sportivo – il cui ruolo è proprio quello di garantire la salute degli atleti in campo – aveva per ben 3 volte chiesto agli arbitri di sospendere la partita, senza essere minimamente ascoltata.Alessandro Aramu uscì dal campo più volte infilando la testa dentro il secchio dell’acqua. Dopo che anche le squadre avevano inutilmente tentato più volte di ottenere un rinvio della partita anche al tardo pomeriggio dello stesso giorno (!), ci riunimmo a centrocampo e decidemmo che non potevamo morire per la stupidità di un regolamento che oggi la storia ha confermato essere assurdo e inadeguato. Alla fine chiedemmo agli arbitri un consiglio su come uscire da quel supplizio senza incorrere in una sconfitta dell’una o dell’altra squadra. Così ci indicarono cosa fare.  Medda e Vargiu, sotto gli sguardi attenti degli arbitri condussero fuori dalla linea laterale la palla insieme.”
Furono gli arbitri a suggerire l’escamotage. 

O i due arbitri Cappelloni di Macerata e Lanfranchi di Genova mentirono nel loro referto oppure la commissione tecnica federale assunse una decisone immorale e destituita di verità quando scrisse nel comunicato n. 42/63: “i direttori di gara sono stati costretti a sospendere il gioco ad oltranza per l’ostruzionismo messo in essere dai giocatori delle due squadre, considerato come non possibile configurare nel caso di forza maggiore lo stato fisico e psichico dei giocatori, in quanto l’equilibrio fisico e psichico di un giocatore è in stretta connessione con il grado di preparazione svolta in vista di una determinata manifestazione sportiva di modo ché la rottura di tale equilibrio e la denuncia di una stanchezza fisica e psichica non sono altro che conseguenze di una adeguata preparazione atletica ed organizzativa, sottolineato come la formula ad oltranza sia prevista dal regolamento gare e campionati ( art.20).
Ma quale preparazione inadeguata!

Anche Franco Arangino, ex vicepresidente della federhockey e persona di fede specchiata e inattaccabile conferma e sottoscrive le parole di Vannini. Purtroppo i due capitani, uno morto l’altro non in grado di rilasciare dichiarazioni, non possono ulteriormente suffragare la tesi, che però è documentata oltre che dalle parole di Vannini e Arangino anche dai giornali dell’epoca. Cosi scrisse la Gazzetta dello Sport del 27 maggio 1963: “i due capitani inoltravano alla CT la formale richiesta di sospensione controfirmata dal medico di servizio dottoressa Marranzini, certificante l’incapacità fisica di tutti i giocatori a proseguire l’incontro”.
Esisteva ma fu celato il certificato medico che sanciva l’impossibilità a proseguire la gara.
Il 2 giugno i corriere Sportivo, edizione del lunedì del Corriere dello Sport ricordò quanto segue: “esiste un precedente tra Amsicora e Macerata che dopo aver sospeso il tempo ad oltranza si ritirarono dal campo per l’impossibilità fisica dei giocatori di proseguire i gioco . La federazione decise in un primo tempo di non assegnare il titolo, ma ili reclamo presentato dalla due squadre accompagnato da una certificato rilasciato dal medico federale di turno alla partita diede ragione ai cagliaritani e ai maceratesi che disputarono un nuovo incontro vinto dall’Amsicora per 1-0
Venne ignorata anche la giurisprudenza consolidata. 

Il quotidiano romano dell’epoca si riferiva al campionato 1956 quando il 2 luglio chiuso a pari punti il triangolare di finale, si disputò lo spareggio scudetto con l’Amsicora. La prima finale finì 0-0 anche dopo i tempi supplementari e l’oltranza, a quei tempi non c’erano shoot-out o rigori.Si rigiocò a Roma il 16 settembre e il Circolo Goliardico, che dovette fare a meno dell’azzurro Maccioni fra i pali, perse 1-0 pe ri lgol di Floris.

Affermato tutti ciò con dovizia di testimonianze e di prove giornalistiche comprese, alla FIH oggi non resta che riparare al danno  di allora e restituire ex aequo alle due società, una purtroppo scomparsa, il loro scudetto.

Renato Sirigu

Fra me e L’hockey è amore profondo. La scelta di chiamare Hockeylove questa creatura è la prova. L’ho giocato, l’ho insegnato, ho allenato, ho arbitrato, ho organizzato, ne ho scritto tanto quanto mai nessuno al mondo, dal 1975 ad oggi. Onesto, sincero, diretto. Come un hit bene eseguito. leggi di più sull'autore