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#personaggi SANDRO MAZZOLA, UN MINUTO DI RIFLESSIONE 

Non è obbligatorio appecoronarsi ad ogni richiesta che arriva dall’esterno, tanto più se l’ente non è sovraordinato e non contribuisce al bilancio, questi riflessi pavloviani meritano una censura. Sandro Mazzola va onorato per il suo passato, lo ha fatto oggi l’informazione lo farà sui campi di gioco la sua federazione la FIGC, non altri. Di tutt’altro spessore furono i casi di Gigi Riva calciatore di ben altra levatura icona di un popolo, Nino Benvenuti o Pietro Mennea

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Su richiesta del CONI, la FIH ha disposto un minuto di silenzio per il decesso all’età di 83 anni di Sandro Mazzola. Ex calciatore dell’Inter, azzurro vincitore di un europeo e di due coppe dei campioni. Insomma, uno sportivo di rilievo. Cosa ci azzecchi con l’hockey è tutto da capire. Visto che quando è mancato Gianluca Vialli, in età molto più giovane, oltretutto inserito ancora nello staff azzurro e calciatore senza dubbio di ben altro livello avendo conquistato unico italiano le quattro maggiori competizioni europee, avendo vinto anche in Inghilterra e molti più titoli in Italia del compianto Mazzola, eppure per lui il CONI non richiese il minuto generalizzato, che non fu proposto e quindi imposto agli hockeisti, ma l’onoranza si limitò alla FIGC. Oltretutto, Mazzola fu figura profondamente divisiva, tutte e tutti ricorderanno la staffetta mondiale con Gianni Rivera a Messico 1970, che portò alla finale mondiale solo dopo l’inserimento del milanista. Non è la prima volta che il CONI in questi ultimi tempi si distingue per scelte incomprensibili, rispetto alla sua storia. Con un minuto di silenzio è stato onorato Alex Zanardi, ma non in precedenza di campioni come Klaus di Biasi, Edoardo Mangiarotti, Raimondo D’Inzeo, Gino Bartali, Fausto Coppi solo per citarne alcuni, decisamente molto più iconici per le loro discipline e  in chiave olimpica rispetto a Zanardi, che resta uomo di grandissimo spessore umano, ma qua si parla di valori sportivi.

Renato Sirigu

Fra me e L’hockey è amore profondo. La scelta di chiamare Hockeylove questa creatura è la prova. L’ho giocato, l’ho insegnato, ho allenato, ho arbitrato, ho organizzato, ne ho scritto tanto quanto mai nessuno al mondo, dal 1975 ad oggi. Onesto, sincero, diretto. Come un hit bene eseguito. leggi di più sull'autore