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#innovazione (11) LE REGOLE (6) TUTTI I MUTAMENTI DEGLI ANNI OTTANTA

Nel decennio 1980-89 cambiarono ancora corto e fuorigioco, mano e bully furono declassati e di fatto sparirono; mutò anche il concetto di palla alta. A volte in Italia queste norme internazionali furono recepite con qualche ritardo e molta confusione sull’interpretazione 

Nella foto Stefan Blöcher icona tedesca negli AnnI Ottanta detto il pakistano bianco, qui proprio contro il Pakistan.

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A distanza di un quadriennio dalle ultime novità apportate nel 1979 della International Rules Board nel 1983 arrivarono una raffica di cambiamenti, inclusa la rimessa laterale dove venne ammesso anche l’hit oltre che il push-in che nel 1970 aveva pensionato lo storico rotolamento della pallina con la mano. L’uso della mano sparì dalle possibilità dei giocatori di movimento e rimase solo per il portiere. 
Un’altra tradizione dell’hockey ed essere cassata fu quella del bully a centrocampo a inizio partita, alla ripresa del gioco nel secondo tempo e dopo ogni marcatura. L’ingaggio con i tre colpi alternati terra-bastone fu sostituito da un retro passaggio. Il bully restò comunque nei colpi previsti e utilizzato nei casi di incidenti o interruzioni  impreviste.
Importante anche l’abolizione della regola che limitava esplicitamente l’altezza sino a cui si poteva sollevare il bastone. Questo successivamente venne codificato nell’ambito del gioco pericoloso.
Venne eliminata pure la distanza di 5yd per i compagni di chi battesse un tiro libero e a corollario di ciò i tiri di punizione in attacco concessi entro cinque yard dall’area di tiro dovettero essere giocati a quella distanza dal cerchio.

L’anno successivo (1984) sparì un’altra peculiarità dell’hockey. L’angolo lungo smise di essere il fratello maggiore del corner corto e divenne più simile al calcio. La pallina potè essere posizionata sulla linea di fondo, sino a 5yd dalla bandierina corrispondente, con tutti i giocatori (tranne l’esecutore del tiro) ad almeno 5yd dalla palla.
Una lacuna centenaria, visto che il primo regolamento risale alla costituzione nel 1886 dalla federazione inglese (Hockey Association, dal 2003 Hockey England) che adottò ufficialmente le prime norme scritte dal Teddington HC nel 1871, fu colmata nel 1986 con l’inclusione nella parte iniziale del libro delle regole delle definizioni di “terminologia dell’hockey”: “Field and equipment specification” tradotto in italiano in “Campo e indicazioni sull’equipaggiamento” accompagnato dai disegni delle porte con tutte le loro misure, del casco per il portiere oltreché quella già presenti del campo di gioco e dell’area di tiro.

La seconda raffica di modifica del decennio arrivò però nel 1987. Venne ridotto da sei a cinque il numero dei difendenti dietro la linea di fondo o di porta durante l’esecuzione del corner corto; un ulteriore vantaggio agli attaccanti venne dall’applicazione del fuorigioco solo nella zona delle 25 yard, in Italia nota come “ventidue”.
Per ridurre la pericolosità del tiro di angolo corto fu stabilito che la prima esecuzione, se di hit, non potesse superare la linea di porta a un’altezza maggiore ai 18 pollici, ovvero 46 centimetri identificati dalla famosa tavola.
Se la palla avesse percorso più di 5 yd fuori dal cerchio, le regole dell’angolo corto non sarebbero state più applicate, perchè quell’azione veniva considerata conclusa.

Qualcosa fu concesso anche alle difese: una palla deliberatamente alzata che cadesse nel cerchio doveva essere penalizzata; inoltri tiri liberi, punizioni e rimesse dal fondo poterono essere battuti non solo sulla perpendicolare dalle 16 yard, ma in qualsiasi punto dell’area di tiro, come nell’indoor.
A conclusione del decennio arrivarono altre tre modifiche, una formale, ovvero l’appendice alle regole di gioco delle “Interpretazioni tecniche” (1988); le altre più sostanziali: l’aumento da due a tre del numero delle sostituzioni, ancora definitive però, e il permesso accordato ai portieri di fermare la palla con il bastone sopra la spalla nella loro area (1989).

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Renato Sirigu

Fra me e L’hockey è amore profondo. La scelta di chiamare Hockeylove questa creatura è la prova. L’ho giocato, l’ho insegnato, ho allenato, ho arbitrato, ho organizzato, ne ho scritto tanto quanto mai nessuno al mondo, dal 1975 ad oggi. Onesto, sincero, diretto. Come un hit bene eseguito. leggi di più sull'autore