Albori Storia

#50esimo GLI ALBORI (1): LO SPORT ITALIANO NASCE CON UNO SVIZZERO E SI ISPIRA ALLA GERMANIA  

L’hockey arrivò più di un secolo dopo, quando l’Italia era già due volte su tre campione del mondo di calcio, terza nel medagliere olimpico di quegli anni, trionfava con Carnera nel pugilato, correva la Mille Miglia e s’infiammava per il Giro. Fu un Savoia nel 1833 a incaricare un ginnasta elvetico di curare l’addestramento ginnico del regio esercito. Poi l’influsso francese e inglese portò alla nascita di società sportive private, ma il fascismo ricondusse lo sport in ambito pubblico e statale. Giulio Onesti che ebbe dai resistenti l’incarico di liquidare il CONI invece ne fece una potenza mondiale

Nella foto gli olimpionici Nedo e Aldo Nadi primi fulgidi esempi della tradizione schermisca italiana la più vincente di sempre e base con equitazione, lotta, tiro, podismo e ginnastica della formazione militare voluta dai Savoia

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Prima di affrontare la storia dell’hockey in Italia è necessario  conoscere il contesto generale dello sport italiano. Come, quando dove e con chi nacque e perchè successivamente si è sviluppato.   “La nascita dello sport moderno italiano viene generalmente indicata nella data del 1833: individuata nella persona di Rodolfo Obermann e collocata nella città di Torino capitale del regno sardo piemontese1. Carlo Alberto, re di Sardegna, diede l’incarico di assicurare l’addestramento ginnico presso la reale accademia di artiglieria e genio a questo ginnasta svizzero di scuola tedesca.  Questa scelta influenzerà non poco lo sviluppo della nascente attività sportiva in Italia. Infatti, al posto del più consolidato modello inglese del club, del circolo sportivo, si affermò – con decisivo contributo della struttura statale – quello del Turnen, ideato e costruito in Germania da Ludwig Jahn.

Un sistema educativo fondato sull’empirismo kantiano e il nazionalismo fichtiano che, attraverso l’educazione fisica e la ginnastica militare, doveva realizzare una nuova comunità tedesca perfetta. Questo concetto di nazionalismo esasperato ebbe il merito di scoprire l’attrezzistica che aprì le porte alla moderna ginnastica artistica, come oggi la conosciamo. Obermann fondò, in seguito, il 17 marzo 1844 la società ginnastica di Torino, la prima associazione sportiva in Italia.2 Alla ginnastica seguirono ben presto la scherma, l’equitazione e il tiro a segno. Tutte attività prossime alla pratica militare. 

Sempre per iniziativa dell’esercito, fecero la loro comparsa il podismo e,  a Parma nel 1868, il nuoto. Il football giunse in Italia alcuni decenni dopo, il Genoa 1893 è la società calcistica in attività più antica d’Italia. Altri sport di squadra di origine britannica si accodarono in breve, il cricket (poi scomparso per quasi un secolo), il rugby e l’hockey che fece una prima fugace apparizione a Bordighera e Sanremo nel 1902 poi a Roma nel 1906 e al Lido di Venezia nel 1907. L’altra matrice pubblica dello sport è la scuola. Già nel 1859, in epoca preunitaria, la legge Casati assegnò alle scuole del regno di Sardegna il compito di insegnare la pratica della ginnastica.  Quasi vent’anni dopo nel 1878, il ministro Francesco De Sanctis, illustre letterato e giornalista, portò in parlamento la riforma organica della scuola, ma fu solo nel 1893 che entrò ufficialmente in uso l’espressione educazione fisica, che ancora oggi con scienze motorie identifica l’insegnamento della pratica sportiva di base. L’unica materia, con italiano e religione, insegnata in tutte le classi di ogni scuola di ordine e grado. 

Lo sport nazionale ebbe un battesimo pubblico. Ma, già agli inizi del XX secolo fu decisamente un’attività svolta e organizzata dai privati. La pratica sportiva venne progressivamente assunta da benestanti, da organizzazioni volontarie o imprese commerciali. Nel 1896, data convenzionale che segna la nascita dello sport moderno, le federazioni sportive nazionali attive in Italia erano già sei: FGI (ginnastica, 1869), UITS (tiro a segno,1882), UCI (ciclismo, 1885), FIC (canottaggio, 1888), FIN (nuoto, 1981). La settima sorella, la FIGC (calcio), si aggiunse nel 1898. Le società sportive erano centinaia e bene organizzate.

Lo sport non era fatto solo da associazioni. Scese in campo anche la casa editrice Sonzogno. L’esempio più famoso è legato alla Gazzetta dello Sport. Edita dalla Sonzogno, uscì in edicola e strillata nelle strade il 3 aprile 1896. Fu il frutto della fusione del Ciclista – bisettimanale milanese sempre della Sonzogno e della torinese Tripletta. La Gazzetta e i suoi editori, che nel frattempo erano cambiati, colsero l’attimo e divennero impresari sportivi organizzando nel 1905 la Milano-Sanremo e nel 1907 il Giro di Lombardia. A questo punto erano pronti per raccogliere la sfida del Tour de France lanciata nel 1903 dall’Equipe,su idea del giornalista Henry Désgrange. Il Giro d’Italia venne pensato e organizzato nel 1909 dalla Gazzetta dello Sport, che creò un evento per raccontarlo con i suoi inviati dalle sue colonne. 

L’obiettivo del regime era di sfruttare – tramite le organizzazioni di regime ONB, GUF, GIL, OND3 –  il potenziale comunicativo delle adunate di massa, che lo sport incentiva e permette, e nel contempo utilizzare l’aspetto agonistico della competizione che offriva parallelismi con le figure e il senso della guerra. Non solo, come sembrerebbe ovvio, negli sport di combattimento e muscolari come la scherma, il pugilato la lotta libera e greco-romana. Questo avvenne soprattutto nei giochi di squadra, il calcio su tutti, che diventarono il pretesto per raccontare semioticamente lo scontro sportivo fra le nazioni. 
Il secondo posto a Los Angeles 1932 e il terzo a Berlino nel 1936 nel medagliere olimpico diedero al regime la spinta a promuovere l’hockey su prato, unica disciplina di squadra con polo e pallamano allora non praticata in Italia. Contrariamente a quanto molti credono il CONI fu resuscitato da Mussolini con una legge del 1942 e commissariato nel 1946 per essere disciolto come le altre organizzazioni fasciste. Invece Giulio Onesti da possibile liquidatore ne divenne l’illuminato presidente4 e l’hockey su prato continuò a sopravvivere nell’ambito della FIHP con il pattinaggio.    

Tutto questo, per decenni dal dopoguerra sino a fine millennio, ha fatto pensare, negli ambienti più retrivi del mondo cattolico e della sinistra marxista, allo sport come strumento di propaganda della destra neofascista, ignorando, ad esempio, le felici esperienze salesiane delle PGS (polisportive giovanili salesiane) Don Bosco o alle grandi manifestazioni sportive straniere come le Spartachiadi nell’URSS, le Maccabiadi in Israele i Commonwealth games fra il Regno Unito e le ex colonie britanniche.

  1. Vanni Loriga in Esercito e Sport, Laterza 1989 – pag 171 ↩︎
  2. Altre tre società rivendicano tale titolo sono: Società del Giardino di Milano (1783), Società della cavallerizza A. Bettoni (1797) e Società romana di caccia alla volpe (1837) entrambe di Roma ↩︎
  3. Opera Nazionale Balilla, Gruppo Universitario Fascista, Gioventù Italiana del Littorio, Opera Nazionale Dopolavoro ↩︎
  4. 30 Giorni, mensile internazionale diretto da Giulio Andreotti dal 1993 al 2012 n. 4/2002 Come fu salvato il Coni di Adriano Ossicini ↩︎

Renato Sirigu

Fra me e L’hockey è amore profondo. La scelta di chiamare Hockeylove questa creatura è la prova. L’ho giocato, l’ho insegnato, ho allenato, ho arbitrato, ho organizzato, ne ho scritto tanto quanto mai nessuno al mondo, dal 1975 ad oggi. Onesto, sincero, diretto. Come un hit bene eseguito. leggi di più sull'autore