In gergo si chiama deep background. Però è tutto agli atti, coperti dal segreto professionale. Ho preferito posticipare la pubblicazione a fine torneo. Per non turbare ulteriormente l’ambiente azzurro
Nella foto l’Italia di Berlino
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Dalla deep room dello spogliatoio di Berlino arriva tutto il rammarico per i risultati di giovedì e venerdì mattina. Alla domanda d’approccio: il morale com’è? La risposta è interlocutoria “Più o meno…”. Poi però si apre il vaso di Pandora.
“Se avessimo giocato qualche partita amichevole gli errori stupidi che abbiamo fatto, visto anche il livello che c’è, li avremo corretti durante quelle partite. Qui non ci possiamo permettere di fare cambiamenti, salvo piccole correzioni. Abbiamo giocato solo fra di noi e non è la stessa cosa. Ci hanno mandato allo sbaraglio, senza una preparazione adeguata. Alcune delle squadre che abbiamo affrontato sono strutturate a livello professionale. Non ci fa piacere perdere con quei passivi, ma poteva andare anche peggio. Chi ci fa la figura siamo noi giocatrici. Con una preparazione adeguata avremmo fatto un po’ meglio non diciamo che avremo vinto, ma meglio sì”.
Onestà e sincerità onorano la maglia azzurra. Disorganizzazione e pressappochismo la infangano.





