Il 10-7 con la Turchia è amaro: si chiama Çinar. Il Championship poteva essere l’occasione per creare la base di un gruppo italiano e impostare una strategia, non dico nuova perché non c’era e non c’è. Non si cambiano le nazionali se non si cambia questa federazione
Nella foto Bormida autrice di una tripletta contro la Turchia
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Anche per questa ultima partita comincio con le cose positive. La squadra nel suo complesso ha retto – salvo lo shock del secondo periodo – contro una squadra fisicamente più forte sicuramente più preparata e abituata se non a questo livello alle competizioni.
La Turchia è arrivata a Berlino con tre atlete sopra le 20 presenze e altre due sopra le 10. Contro la sola Vynhorarova che le sue 13 presenze su 18 le fece con l’Ucraina fra il 2007 e il 2015.
L’attacco ha dato maggiore concretezza al gioco svolto: 6 gol su azione, 5 corti di cui uno trasformato. Le ragazze entrate dalla panchina, il dislivello fra i due quintetti è stato evidente sino da subito, hanno fornito un apporto maggiore sia in qualità che in quantità.
Questo sforzo offensivo ha compromesso la tenuta difensiva che per la prima volta è andata sotto in doppia cifra e per di più contro l’avversario più modesto del lotto, che nelle precedenti 4 partite aveva segnato lo stesso numero di gol fatti all’Italia.
È arrivato il conseguente e pronosticato decimo posto, l’obiettivo della FIH era evitarlo. Hanno fallito anche in questo, ma troppo spesso in viale Tiziano 74 confondono i desideri con gli obiettivi. L’obiettivo presuppone la visione, il progetto, il programma e tempi e mezzi per perseguirlo; il desiderio è solo una pia illusione.
Torino al racconto della gara. Il gol iniziale di Çinar non impaurisce le azzurre che reagiscono con veemenza, conquistano due corti, pareggiano con Puglisi e sul terzo penalty vanno per la prima e unica volta di questo Championship in vantaggio con Bormida che alla fine fa tripletta. La Turchia torna a farsi minacciosa in chiusura di tempo, ma il corto è ben contenuto.
Non altrettanto accade nel secondo periodo quando prima Gültekin e poi Çinar trasformano due corti uno dietro l’altro, l’assonanza con il celebre aperitivo a base di carciofo è pungente, tant’è che mette a segno sul loro sesto corto pure il 4-2. Vynhoradova (doppietta per lei) accorcia, ma il finale di periodo ci punisce con il 5-2 (sempre Çinar) e ci va pure bene con il loro rigore sprecato. La partita di fatto si chiude a metà gara.
La ripresa vede addirittura il 7-2, lenito in chiusura di periodo da Anania. L’ultimo quarto all’inizio è senza requie. Dal 31’ al 36’ Turchia e Italia confezionano un corto e poi 6 gol, tre per squadra, con l’ultimo per la Turchia su rigore. Poi la gara si spegne – l’agonismo è sempre stato nei limiti nessun cartellino estratto dalle due arbitre olandesi – e si chiude sul decimo corto turco contro i 5 dell’Italia. L’arbitraggio è strato lineare salvo la scelta incoerente di annullare un gol a Bormida per poi convalidarne uno su palla decimante alta alla Turchia: finta 9-8? Chissà
Cosa si porta a casa questa nazionale, a parte il morale a terra per la disfatta?
1- La rabbia – oggi pubblico l’opinione emersa dopo la gara con l’Ucraina – per la convinzione di essere stata buttata allo sbaraglio.
2- Un’esperienza in più per quelle che avranno ancora la possibilità di giocare in azzurro che troveranno di nuovo la Turchia, non Lituania e forse Irlanda che saranno promosse, l’Olanda se decidesse di ripresentarsi nell’indoor, magari Russia e Bielorussia se e quando finiranno le sanzioni e le nazionale che si iscriveranno a questo magmatico indoor europeo.
3- La certezza di aver trovato in Benvenuti un portiere adatto alla nazionale, perlomeno indoor, un gruppetto sparuto di ragazze in piena maturità agonistica che potranno essere il nucleo di un lavoro programmato, quando – presto – la FIH sarà guidata da chi sa di hockey.





