È a lui che dobbiamo una federazione libera da altri sport, come vuole lo statuto internazionale. Fu nella prima formazione azzurra nel 1938 e nel dopoguerra rilanciò l’hockey romano
Nella foto Antonio Triglia, sempre compito in giacca e cravatta con l’immancabile scudetto del CONI
_____________________
Antonio Triglia sarà sempre ricordato come il primo presidente della FIHSP, il nome iniziale della federhockey nel 1973.
Nato a Roma il 5 dicembre 1916 da una famiglia originaria di Reggio Emilia, mancò l’8 febbraio 2005. Fu anche grazie ai suoi rapporti amicali con il presidente della federazione internazionale, il belga René Frank che venne riconosciuta l’indipendenza dell’hockey italiano dagli sport rotellistici. Frank sostenne con particolare impegno la causa, facendo forti pressioni sul CONI sino a paventare l’esclusione dell’hockey italiano dal consesso mondiale se avesse violato ancora l’art 2.3 dello statuto internazionale della FIH.
L’incontro di Antonio Triglia con l’hockey avvenne in ambito universitario fra il 1937 e il 1938, anno in cui partecipò ai primi Littoriali da titolare con la maglia azzurra del GUF Roma con Pancera, Altea, Matteoli, Che scrissero con lui le pagine iniziali dell’hockey romano. Dall’azzurro del GUF Roma a quello dell’Italia il passo fu breve. Il 16 aprile 1938 fece parte della prima nazionale italiana che affrontò a Stoccarda i Kickers e poi Lepiziger HC e Jena. Mise insieme 6 presenze, ma fu poi fermato dagli eventi bellici. Comprese le due ai Giochi mondiali universitari di Vienna nel 1939
Nel primissimo dopoguerra, già dirigente IRI, fu il 25 gennaio 1945 con Altea a e Perotti tra i protagonisti della rinascita dell’hockey capitolino fondando un primo HC Roma di cui fu subito nominato presidente. Nella stagione 1959/60 ormai 44nne disputò l’ultima stagione nei Vigili Urani Roma. Perchè a metà Anni cinquanta era passato al Rugby Roma, di cui fu capitano, con cui giocò sino al loro scioglimento. Fu lui a portare tramite il comandante Tobia la squadra sotto le insegne dei pizzardoni. Tracciò in questo modo la continuità fra Rugby Roma e Lazio, passando per i Vigili Urbani, con Francesco Rossi allora portiere. Chiuse così la sua lunga carriera agonistica.
La sua attività di imprenditore spaziò dalle costruzioni marittime e industriali al credito, ricoprendo il ruolo di presidente del gruppo bancario Credito Emiliano dal 1975 al 1986. Queste sue esperienze coniugate con la passione per l’hockey lo portarono a essere presidente della commissione per l’hockey prato dal 1967 al 1970, poi della commissione italiana hockey prato dal 1971 al 1973 (CIHP), sino all’elezione al vertice della nascente federazione nell’assemblea di Firenze del 29 settembre 1973. Riconfermato nelle successive assemblee di Bologna dell’8 gennaio 1977 e del 1° febbraio 1981, restò in carica fino al 1985.
Altrettanto prestigiosa la sua carriera mondiale. Eletto nel Board della federazione internazionale hockey (FIH) a Città del Messico nel 1968, fu riconfermato nei successivi congressi fino alla scadenza olimpica del 1984. Fece parte della delegazione italiana del CONI ai giochi olimpici di Messico 1968, Monaco 1972, Montreal 1976 e fu per lunghi anni presidente della commissione nazionale impianti sportivi del CONI.





