Si muovono le famiglie delle giovani e dei giovani atleti, senza bandiere ma con l’hockey nel cuore. Un patrimonio cittadino, provinciale regionale e soprattutto nazionale che va difeso e preservato al di là delle presidenze pro tempore del CUS Padova. I legali rappresentanti passano la storia vive in eterno
Nella foto una delle ultime partite giocate nella primavera 2026 dalla formazione maggiore del CUS Padova
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Il Gazzettino di Padova, ripreso già da altre testate online locali, oggi ha pubblicato la firma Giovanni Pellecchia, un articolo dal titolo: “Hockey su prato, iscrizioni a rischio “Così si cancella la storia, salvateli”. Intanto va detto che le iscrizioni delle squadre maggiori del CUS Padova non sono a rischio, non sono proprio state fatte, tranne quella dell’under 14 femminile e delle due under 12 ai tornei promozionali. La vicenda di cui Hockeylove.news ha dato ampiamente corso a partire dall’estate potrebbe avere una svolta. Grazie a un folto gruppo di genitori, oltre 50 famiglie di giovani hockeisti, che hanno indetto un sit-in davanti alla sede dell’Università. La domanda di fondo che pongono è questa: “Che senso ha per un Centro Universitario Sportivo far crescere ragazzi e ragazze nel settore giovanile, per poi lasciarli senza una squadra proprio quando arrivano all’età di entrare all’Università? Senza le prime squadre, anche i più piccoli perdono un riferimento e una prospettiva per il proprio futuro sportivo”.
I genitori chiedono alle istituzioni un intervento urgente e un tavolo di confronto con il consiglio direttivo del CUS Padova, per garantire la continuità dell’hockey in città e riportare le prime squadre ai campionati nazionali dell’anno venturo. Hanno così annunciato per venerdì 9 ottobre alle ore 17 un presidio pacifico davanti a Palazzo Bo. L’appello alla città è semplice: “Non lasciamo che altri giovani debbano scegliere tra andare altrove e smettere di giocare”.
Già, perché oltre la metà di atlete e atleti quest’anno si è accasata all’UHC Adige in Trentino, per il settore femminile, all’US Grantorto, per il settore maschile o in numeri minori in altri club del Nord-Est. La vicenda dolorosa e complessa non è solo un fatto locale. Il CUS Padova fra le società affiliate alla FIH, che oggi sembra tutelare maggiormente la presidenza rispetto al ben più importante corpo degli atleti, è la terza in attività più antica dopo Genova HC e SG Amsicora Cagliari. Nel corso della sua storia quasi ottantennale ha fornito 12 giocatori alla nazionale maggiore maschile fra cui un olimpico a Helsinki 1952 il portiere Castellani, due capitani azzurri a cavallo degli anni 2000 Mirko Faggian e Jacopo Lunetta, mentre per la femminile sono state 12 le ragazze del CUS Padova che hanno giocato con l’Italrosa, fra loro Stefania Vecchiato la terza assoluta per presenze. Molti anche i titoli nazionali conquistati dal club universitario: spiccano i 5 nastri tricolori assoluti indoor e a cui si aggiungono, fra prato e indoor, i 18 titoli giovanili. Insomma, un patrimonio che travalica i confini della città, della provincia e della regione, ma che proprio perché di livello nazionale la città e le sue istituzioni in primis, l’università e le amministrazioni locali, hanno il dovere di difendere indipendentemente dalla presidenza pro tempore. I presidenti, da Trump negli Stati Uniti Macron in Francia come in passato Mandela in Sudafrica o Peron in Argentina, rappresentano pro tempore non si identificano con l’istituzione. L’istituzione, in questo caso la sezione hockey del CUS Padova, va di difesa e tutelata in quanto summa di storia, persone, competenze e passioni.





