Succederà fra neppure vent’anni quando l’azzurro più famoso di oggi si ripresenterà su un campo da hockey, come non è successo a Marco Manzoni a Cernusco – solo perché lui non ci mette più piede – dopo 140 presenze in nazionale, cinque scudetti, un quarto – quarto vero nel Championship dei big in Coppa dei campioni – nella serie C europea di oggi
Nella foto Mattia Amorosini uno dei migliori italiani di oggi
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Chi non custodisce la propria storia non ha futuro. Ho citato Marco Manzoni, campione autentico con un palmares come pochi in Italia, perchè lui stesso mi ha detto: “Se tornassi sul campo di Cernusco i ragazzi di oggi non saprebbero chi sono”. Io di rimando gli ho detto “Tu sai chi era Filippo vado?” Certo che no, come non lo sa Lollo Perelli e la quasi totalità degli hockeisti italiani, salvo Roberto Giuliani, che con lui ha fatto anche una bellissima foto! Ma solo perché è cagliaritano. Ecco perchè tengo tanto a far rivivere la nostra memoria. Perchè l’hockey di ciascuno di voi non è nato quando avete preso il bastone in mano, ma ha una storia quasi centenaria e quel bastone arriva anche da Filippo Vado.
Tanto per ricordare. Vado nel 1937 arriva a 17 anni in Italia dall’India dovere era nato. Gioca subito con il nascente GUF Genova e vince i primi scudetti, poi per l’università si trasferisce a Torino e nel 1941 fonda la sezione hockey della Juventus, si quella di Platini, Baggio e Del Piero! La guerra lo manda a Modena e crea il GUF Modena che contende, con l’altro azzurro ex Genova Pampuro, il titolo ai genovesi. Sbarca in Sardegna e nel 1948 fonda, gioca e sopratutto allena la SG Amsicora facendo nascere la più gloriosa realtà dell’hockey italiano. Non chiedete più che era Filippo Vado, così fra vent’anni non dovranno più chiedere chi era Mattia Amorosini





