Oggi in questa specialità dell’hockey il confronto è improponibile, ma ci fu un’occasione per gli azzurri di sfidare i pupilli degli ayatollah, ma accadde qualcosa di imprevedibile
Nella foto l’HC Roma di un decennio dopo, forse qualcuno di loro …
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Visto che continua il mio ostracismo all’attuale hockey che non condivido nelle sue condotte seppure io accetti sempre le decisioni espresse dalla società in sede assembleare vi svelo una storia di molti anni fa, quasi 35.
L’Iran aveva già aderito alla FIH la federazione internazionale, ma da subito fece la scelta di dedicarsi quasi esclusivamente all’indoor. Scelta che nel terzo millennio ha ampiamente premiato Teheran. Per celebrare la “gloriosa vittoria della rivoluzione islamica” che portò al rovesciamento dello scià Reza Palhavi con la sua affascinate moglie Farah Diba e alla conseguente ascesa al potere dell’ayatollah Khomeini, comodo esule per anni a Parigi, la locale federazione organizzò un grande torneo internazionale che avrebbe dovuto svolgersi dal 15 al 19 febbraio 1991 nella storica città di Isfahan fra nazionali asiatiche ed europee. Venne invitata anche l’Italia.
Difficile ipotizzare una squadra azzurra indoor di allora visto che in quegli anni la nazionale dopo l’ultima apparizione nel Championship 1984, dove giunse sesta su sei, non centrando poi più nessuna qualificazione e rinunciando – quando nacque nel 1997 – anche al Trophy (poi Championship II dal 2012), sino al successo nel Challenge di Brescia 2003 a ogni altro impegno. L’unica cosa che si può dire che in quel biennio si alternarono in testa al campionato SG Amsicora e HC Eur.
Purtroppo il protrarsi delle prima guerra del golfo che vide un amplia coalizione a sostegno del Kuwait invaso dall’Iraq, consigliò l’annullamento della manifestazione. Anche se l’Iran – isolato già allora – non stava partecipando nonostante il conflitto fosse scoppiato appena due anni dopo la sua guerra con l’Iraq che invece in quella situazione regionale era stato sostenuto da una vasta coalizione di paesi, inclusi gli Stati Uniti, l’Unione Sovietica e le monarchie del Golfo.





