Chi si loda si imbroda e non avviene solo in Italia. Alcuni titoli della federazione canadese sembrano più auto elogi che riflessioni accurate delle prestazioni. Nonostante decenni di risultati appena superiori al “cucchiaio di legno”, l’organizzazione continua a presentare al suo pubblico narrazioni fuorvianti
Nella foto una vignetta canadese che indica che le federazioni a forza di belle prospettive invecchiano senza risultati
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Il prato del vicino è sempre più verde del nostro ma quando anche il vicino non trova brillante la propria erba significa che tutto in tutto il mondo ciascuno aspira a qualcosa di meglio per la sua federazione. Prendo ad esempio, la nazionale Under 21 del Canada che si è qualificata per il mondiale in corso – peraltro a differenza dell’Italia – e secondo un attento osservatore come Tejinder Singh Aujla non solo non si sta comportando secondo la tradizione, ma Field Hockey Canada cela dietro “Glossy Headlines” – da tradurre con titoli patinati – la realtà in modo fuorviante rispetto agli effettivi risultati.
Sul suo sito la FHC scrive “Il Canada può giocare contro le migliori del mondo” o ancora “la squadra ha mostrato grinta, resilienza e lampi di brillantezza in un girone altamente competitivo”. Parole che non reggono alla controprova della dura realtà. Il Canada non solo ha perso quattro partite su quattro. Il punteggio più umiliante di tutti è stato l’1-9 con il Sudafrica ma molto pesante anche lo 0-7 con la Germania. Il team biancorosso era entrato nella competizione mondiale juniores al 14° posto, ma ha perso contro squadre notevolmente più indietro nel ranking di categoria come l’Irlanda (22°) e persino la Cina (33°). Per le partite di classificazione, il Canada affronta ora squadre al 40°, 34° o 15° posto. Prima la Namibia e poi una fra Oman ed Egitto.
Oltre Tejinder, ex giocatore a Villafranca e Bra, in tre diverse squadre italiane e nel giro della nazionale indiana ai tempi di Pargat Singh, interviene anche Shiv Jugday, il guru dell’hockey canadese che ha allenato anche la nazionale degli USA ed oggi è al servizio della federazione internazionale con il suo quinto livello: “Nel 1982 il Canada aveva pareggiato tre a tre contro l’Australia, che poi vinse la medaglia d’argento guidandosi a pochi minuti dalla fine l’incontro mentre contro l’Olanda si era portato addirittura su 2-0 a zero prima di cedere ai tulipani”. Da allora là juniores della foglia d’acero, è andata di male in peggio: 1982 8°, 1985 – 12°, 2001 – 2013 – 2016 sempre 16ª su 16; 2021 13°, 2023 16°. Davvero un disastro, ma pensate a chi non c’è mai neppure andato.
La spiegazione di Hockey Canada è che i risultati sono secondari allo “sviluppo, alla strategia NextGen e all’acquisizione di esperienza”. Evidenziando la costante qualificazione alla Coppa del Mondo Junior come prova di un percorso forte. L’esperienza di arrivare sempre ultimi non è certo un granché, ma resta il fatto che almeno loro si sono quasi sempre qualificati.





