In “La mia MDA” l’ex azzurro olimpico a Roma, nove volte campione d’Italia completa la trilogia sul club più vincente di sempre rispetto al numero di anni in cui è esistito
Nella foto la copertina del volume
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I ricordi del fondatore del team degli avieri questa volta si confondono con quelli strettamente personali fornendo alla fine una sorta di autobiografia sportiva con sconfinamenti nella vita, peraltro avventurosa, dell’uomo e del marito. Il libro dopo 230 pagine si chiude così “Scrivere di un passato glorioso non mi ha causato malinconia e rimpianto, ma mi ha fatto rivivere la gioia di rompente della vittoria”.
Invece per me la soddisfazione, la gioia di leggere sul frontespizio questa dedica: “Caro Renato ho trovato in te un grande personaggio superiore a me nell’amore per il nostro hockey unico rammarico l’averti conosciuto troppo tardi la mia stima è per sempre Alessandro Vannini”
Si chiude così il racconto di una leggenda, l’unica dell’hockey italiano, macchiata da un solo episodio la mancata assegnazione da parte della Federpattinaggio – per motivi oscuri, ma non certo nobili – dello scudetto del 1963 rimasto sospeso a fra Amsicora e MDA, che oggi la FIH, incolpevole di quel misfatto, non vuole riconoscere ad entrambe come atto riparatore di un sopruso neppure suo. Non si capisce il perchè, infatti così perde un’occasione per sé stessa e l’hockey italiano ben maggiore rispetto alla soddisfazione che darebbe ai superstiti.





