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#allenatori LA PAROLA A JAGDAY E VIRJEE

I due artefici di quello che era stato il miracolo canadese raccontano la loro visione dell’hockey forti della loro esperienza in tutti i continenti del mondo 

Nella foto con l’amico Gilberto Giagulli i due migliori coach della storia del Canada

Oggi in un locale di Vancouver, assieme a due dei principali guru dell’hockey canadese Shiv Jagday e Shiraz Virjee abbiamo parlato di hockey  spaziando su molteplici aspetti.

Sintetizzo in poche domande, il senso della lunga chiacchierata, ma prima mi sono voluto togliere una curiosità a fine nel 2003, uno dei principali esponenti del consiglio federale mi chiese tre nomi, come è possibile guida della squadra nazionale italiana. Glieli feci. Nell’ordine il tedesco Markus Weise, che sapevo inarrivabile visto che oramai era sulla pista di lancio del grande hockey mondiale, Franco Nicola vice di Jorge Ruiz alla guida della nazionale argentina e l’affidabile Virjee. Ho sempre avuto il sospetto che il primo e il terzo non fossero mai stati contattati. Ecco il perché della prima domanda.

Nel 2003, sei stato contattato dalla federazione italiana per allenare la nazionale? “ No, mai dalla federazione italiana non mi è arrivata nessuna proposta”.

Archiviato e risolto il dubbio, passo alla successiva domanda rivolta a entrambi. Cosa manca oggi all’hockey canadese per vincere di nuovo il panamericano come è successo in passato?  La risposta è all’unisono: “Allenamento e preparazione programmata e professionale. Basta guardare in Europa cosa hanno fatto Germania, Spagna e soprattutto il Belgio dal 2010 in poi dopo la coppa del Mondo di Nuova Delhi – aggiunge Virjee – con l’ottimo lavoro a partire da club”. 

Come spieghi i grandi miglioramenti che l’hockey ha apportato in India negli ultimi 15 anni?  Virjee: “Con il contributo di allenatori europei e australiani che hanno cambiato la mentalità tattica” Jagday precisa: “È cambiato l’uso delle individualità che ora sono messe al servizio della squadra”.

Ci sono stati altri interventi che hanno contribuito? “Importanti sponsor ripresa della Hockey India league con la presenza di molti fra i migliori giocatori internazionali che hanno portato nuove conoscenze a nuove competenze e più pubblico. Certo che era preferibile la formula precedente con le franchise distribuite su più città anziché concentrare tutto su un unico stadio”.

Cosa sai nell’hockey italiano? 

Jagday si chiama fuori non essendo l’occhio italiano fra quelli classificati. Invece, Virjee  si sbilancia un po’: “ So che manca una programmazione a lungo termine, ma ho visto negli anni passati una buona nazionale femminile, molto meglio che la maschile e trovo positivo l’utilizzo di giocatrici italo argentine l’importante è che facciano promozione anche in Italia”.

Chiudo con alcune loro considerazioni fatte in libertà: “Avevo la convinzione che se potevo insegnare a questi giovani giocatori quello che so, perché non avrebbero potuto diventare simili ai migliori del mondo?  – confessa Jagday – Sono arrivato in Canada con questa mentalità“.

Dobbiamo insegnare ai bambini le abilità al livello più giovane, chi lo fa può essere in grado in grado di competere con i migliori paesi per gli anni a venire” spiega Virjee.

Voglio restituire allo sport ciò che lo sport mi ha dato. Molto di più. Voglio essere un essere umano e trattare tutti con amore e rispetto. Se tratti le persone con rispetto e amore, il valore sarà decuplicato”. Questa è l’ultima frase, che condivido al 100%,  che il saggio Shiv Jagday mi ha voluto consegnare.

Renato Sirigu

Fra me e L’hockey è amore profondo. La scelta di chiamare Hockeylove questa creatura è la prova. L’ho giocato, l’ho insegnato, ho allenato, ho arbitrato, ho organizzato, ne ho scritto tanto quanto mai nessuno al mondo, dal 1975 ad oggi. Onesto, sincero, diretto. Come un hit bene eseguito. leggi di più sull'autore