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#fih FRA SCUSE NON RICHIESTE E RIFLESSI PAVLOVIANI

L’Italia dello sport trionfa, stride nell’hockey la gioia manifestata per trionfi internazionali che vedono solo loro e  continua il sistematico velo di silenzio sulla reale spartizione del bilancio federale rispetto alle entrate, con la richiesta di contributi ai bilanci familiari, tutto questo determina risposte condizionate e prive di riferimenti concreti

Nella foto Chcecco Atzori della nazionale italiana under 18 maschile, quella che ha fatto meglio di tutte nell’estate hockeistica. Purtroppo, lo sappiamo tutti, come le precedenti e come la femminile maggiore destinata a fare l’ascensore fra due anni. Salvo un cambio di passo che al momento non si intravede neppure all’orizzonte.

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Accontentarsi di quel poco che si ha può essere sintomo di saggezza, come rispondere a ogni sollecitazione indicatore di trasparenza. Nel caso della FIH è proprio così?

Chi si accontenta gode … e i cocci sono i suoi! verrebbe da dire. Aldilà dei bla-bla e delle parole di circostanza, l’Italia maschile dopo l’europeo di serie B ha perso due posizioni nel ranking internazionale. La femminile ha fatto il suo come fa da anni: ovvero l’ascensore (promossa nel 2005, nel 2009, nel 2013 nel 2019; retrocessa nel 2007 nel 2011, nel 2015, nel 2021 – ripescata- e nel 2023) fra il Championship e il Championship II mantenendo il 17º posto che da 10 anni, con qualche oscillazione, le appartiene, ricordando però che il risultato migliore fu colto nel 2015 con il 16º posto.  Mi fa anche piacere, come dovrebbe essere per tutti, la sintonia (di circostanza) fra il presidente federale e responsabile squadre nazionale. Peccato, come sanno tutti, che siano già cominciate le grandi manovre con Grivel, che aspira alla presidenza e Mignardi che punta su Carlo Corsi. Non a caso il lomellino ha fatto notare l’esiguità dei fondi assegnati al suo settore, ma per opportunità si guarda bene dal dire quanti siano per non irritare troppo gli altri suoi colleghi. Come l’altro si guarda bene dal rivelare l’entità della sponsorizzazione indiana. Un main sponsor per essere considerato tale non può essere inferiore ai 100.000 € se fossero meno molti meno sarebbe una dichiarazione di facciata. Se fossero molti di più, come auspico, la storiella di mancanza di fondi per l’hockey giocato diventerebbe insostenibile. È pacifico che nominalmente i conti siano in ordine, ma chiunque sa che su poste così vaghe sia possibile allocare in concreto le risorse dove fa più comodo e non dove maggiormente servano, lasciando così un notevole margine di impiego. Sistemata così la contentezza passo al secondo punto.

Il riflesso pavloviano non è appannaggio esclusivo degli umani, ma riguarda anche specie che nella gerarchia zoologica sono considerate inferiori. In cosa consiste questo riflesso?significa nel dare una risposta immediata a uno stimolo che arriva dall’esterno di solito finalizzata alla difesa, proprio di molti insetti.

A loro parziale giustificazione, citando proprio la teoria di Pavlov, posso dire che molti degli stimoli a cui in passato si sono sentiti sottoposti da neutri si sono trasformati in incondizionati provocando, in questi ultimi casi, sempre lo stesso tipo di risposta, ovvero un excusatio non petita, che completando il detto latino si trasforma in accusativo manifesta.  Se ragionassero con meno pregiudizio nei confronti di Hockeylove, non sarebbe difficile comprendere che l’entità di questo disastro non può essere imputata esclusivamente all’attuale gestione. Loro sono solo i terminali di una catena di errori. Ecco, se cominciassero a interpretare la critica argomentata come mezzo per cercare al loro interno le soluzioni, non quelle raffazzonate e a volte umilianti, ma quelle di prospettiva, avremmo fatto tutti un bel passo in avanti.

In conclusione, qualche domanda onesta a cui non daranno mai risposta, non tanto a me ma neppure agli hockeisti italiani: Rispetto alla gestione Roberto Dagai fra il 2015 e il 2021, che aveva un progetto e un percorso definito, quali sono i miglioramenti di oggi? 

Qual è l’idea di sviluppo di una nazionale femminile non argentino dipendente visto che è delle 18 ragazze presenti a Gniezno la sola di scuola che gioca nel nostro campionato, Omegna, non è praticamente mai scesa in campo e le altre cinque giocano stabilmente all’estero e la maglia azzurra è per loro indispensabile per mantenere i contratti con i club esteri?

Perché aspettare settembre per rivelare i contorni dell’accordo con lo sponsor indiano, che importi prevede? E dove saranno allocate queste risorse aggiuntive? Ammesso che non sia piovuto dal cielo e se lo siano cercato, è così tanta la fatica che ora per un mese devono andare a riposare? Il loro, forse non lo sanno, non è un lavoro ma deve essere una passione. E le passioni non vanno mai in vacanza, se sono oneste e sincere.

Renato Sirigu

Fra me e L’hockey è amore profondo. La scelta di chiamare Hockeylove questa creatura è la prova. L’ho giocato, l’ho insegnato, ho allenato, ho arbitrato, ho organizzato, ne ho scritto tanto quanto mai nessuno al mondo, dal 1975 ad oggi. Onesto, sincero, diretto. Come un hit bene eseguito. leggi di più sull'autore