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#storia MEDIA (5) ANNI SESSANTA E SETTANTA: QUALCHE FIRMA FAMOSA ANCORA UN PO’ DI RAI: MA I RIFLETTORI DEI MEDIA SI SPENSERO

Nella Gallery of Fame del giornalismo di allora troviamo i cammei di Giovanni Arpino, Massimo De Luca e Mario Sconcerti. Più stabili le prestazioni del romano Mario Arceri, del bolognese Roberto Montuschi e del cagliaritano Mario Guerrini

Nella foto alcune delle grandi firme che all’epoca seguirono l’hockey italiano sui grandi giornali e in RAI, allora monopolista dell’informazione televisiva

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Nell’excursus sui periodici italiani, che hanno seguito l’hockey nazionale dai suoi esordi, siamo arrivati a fine Anni Sessanta con qualche incursione nel decennio successivo. Propio nel 1971 con la Coppa dei Campioni giocata a Roma e sottratta all’MDA con una decisione molto discutibile della coppia arbitrale francese Giraud e Boudon. Ovvero l’ultimo rigore, quello di Sandro Vannini che avrebbe portato all’oltranza non fu fatto battere per “l’invenzione”  di un tempo limite di 5 secondi1 per l’esecuzione. Di questo e di altro scrissero e il giornale pubblicò2

A proposito di olimpiadi va ricordato che da Roma 1960 sino a Montreal 1976 la RAI-TV seguì l’hockey  trasmettendo sia partite intere che in “Ampex” ovvero usando il nastro magnetico per registrare e poi mettere in onda parte del girato. La RAI fece spesso ricorso alla competenza hockeistica del cagliaritano Mario Guerrini che fece da studio le ultime telecronache, maschili e femminili, per le partite di finale giocate a Seul 1988, mentre quelle di Los Angeles 1984 furono affidate a Bruno Pizzul. 

Mario Guerrini, giornalista Rai, la voce sportiva della Sardegna per moltissimi anni si approcciò giovanissimo alla professione e grazie al fratello probabile olimpico di atletica leggera, proprio alla società ginnastica Amsicora Cagliari, incominciò sin da bambino a frequentare la società. Frequentò l’impianto allenandosi sia a hockey che nella ginnastica e nel pugilato arrivando a giocare anche alcuni  tornei amatoriali con gli amsicorini. Soprattutto fu nominato addetto a stampa del club seguendo in trasferta la squadra di hockey. Oltre che i servizi per la Rai che dal 1987 cominciò a trasmettere su base regionale collaborò già in precedenza, con l’Unione sarda e l’Informatore sportivo, il quotidiano del lunedì che surrogava l’allora inesistente, settimo numero Se all’inizio fu l’Amsicora a trainare la sua carriera lavorativa, in seguito fu il suo prestigio a consentire all’hockey sardo un maggiore accesso ai mass media, essendo in quegli anni uno dei massimi cronisti RAI ed esperti di pugilato

Sempre per la “storia” al fiorentino Mario Sconcerti, poi direttore del Secolo XIX, del Corriere dello Sport e fondatore delle pagine sportive di La Repubblica vanno ascritte ai suoi esordi giornalistici alcune note di hockey da Viareggio per i campionarti nazionali universitari del 1971. Sempre negli Anni Settanta cominciò a scrivere di hockey per Stadio, il quotidiano sportivo di Bologna, Roberto Montuschi già hockeista nella fila del ANTAL Pallavicini e del Pontevecchio, seguito poi da Alessandro Gallo, uno dei pochi con Massimo Torresani (La Nuova Sardegna) membri del Sub Committee Promotion M&S della FIH. In precedenza su Tuttosport firmò Pietro De Martini e poi per un breve periodo Adriano Torre la sua specializzazione però erano i motori. Dopo la morte di Paolo Bonomi alla Gazzetta dello Sport dalla redazione di Bologna subentrò la firma di Silvano Stella, ma scrisse anche Massimo De Luca un caustico  pezzo dal titolo “C’è sempre un Singh sulla strada si Carrus”. Questo l’incipit: “C’è sempre un Singh sulla strada di Mario Carrus e della sua Roma. Partito il grande Singh (Inder) e smantellata perciò la sua MDA … aveva fatto i conti senza i Singh di Vigevano  … crediamo che i giallorossi abbiano provato a maggiore amarezza a perdere questo scudetto piuttosto che quelli degli anni scorsi contro l’odiata MDA, il Cogeca è una buona squadra non una grande quadra e per la Roma lo smacco deve essere stato più grande”.

Sempre a proposito di MDA Eugenio Enrile, diplomato all’Accademia della Farnesina nel 1938 e poi nel dopoguerra laureato in scienze politiche a Genova e dal 1973 presidente della casa editrice Associazione Stampa Sportiva – editore italiano dei libri di Horst Wein – pubblicò invece nel 1977 per le Edizioni Paoline il Dizionario dello Sport in cui c’è un corposo epitaffio pe ala quadra romana3 ”. 

Piano piano l’hockey rarefece le sue apparizioni sulle pagine sportive dei quotidiani nazionali. Una botta di vita giunse nel 1976 grazie a Giovanni Arpino4 nella sua rubrica “Gli incontri di Arpino” su La Stampa del 29 dicembre 1976 ospitò un amorevole pezzo dal titolo “Campionissime con il panino” con la specifica nell’occhiello “Le hockeyste braidesi”. Ecco un breve estratto: “Vanno a Roma, Tirrenia, Berlino con viaggi massacranti però consumati agevolmente grazie alla gioventù, conducono tre quattro partite in due giorni, tornano con il solito panino, la solita, coppa la solita seconda classe”. Arpino poi divenne il secondo presidente, dopo Augusto Lorenzoni, dell’HF Lorenzoni. 

  1. Sul regolamento dell’epoca non c’è traccia di questo tempo limite e l’internazionale bolognese Tinti arbitro della finale olimpica del 1968 pose un quesito all’International Board che confermò l’inesistenza della “norma” ↩︎
  2. Corriere dello Sport venerdì 11 giugno 1971 “… Inder Singh si è trovato in zona di tiro. La prima volta su suggerimento di Tito il centravanti mancava l’appuntamento con la palla mentre Martin era già fuori causa. La seconda quando Kittstein – senza troppi complimenti – lo atterrava in piena area. A questo punto è doveroso chiamare in causa i due arbitri francesi Giraud e Boudon. I due “fischietti” oltre a non concedere il rigore nel primo tempo per l’atterramento di Inder, nel corso dell’incontro hanno quasi sempre danneggiato gli italiani, con assurde decisioni. Più di tutti è stato Boudon il quale, controllando l’area dei tedeschi, non ha permesso alle punte romane di avvicinarsi alla porta di Martin, specialmente nella ripresa. L’ultima “perla” i due arbitri l’hanno regalata ai settemila presenti nel momento cruciale della partita.
    Le due contendenti avevano chiuso in parità (0 – 0) anche i due tempi regolamentari e quindi erano necessari i rigori (5 per parte) per assegnare il titolo. Tito, Balkrishan, Mannucci e Inder Singh fallivano la massima punizione mentre il Frankfurt aveva realizzato con Drose G. al terzo tiro. A questo punto le ultime speranze erano in Vannini il quale si accingeva a battere il quinto rigore. Dopo il fischio di Giraud il capitano romano si aggiustava la palla per il tiro: a questo punto i tedeschi pressavano da vicino i due arbitri invitandoli a concludere l’incontro perché erano passati i 5 secondi regolamentari. Purtroppo, i due francesi si facevano influenzare dai biancorossi decretando così la vittoria del Frankfurt
    ↩︎
  3. La squadra del MDA è stata una delle migliori compagini in senso assoluto. Nel suo breve arco di attività è riuscita a conquistare notevoli successi. Nata nel 1962 in seguito ad una fusione con il Convitto Nazionale di Roma, altra importante squadra italiana, ha dominato negli anni 60, riuscendo a conquistare ben sette scudetti assoluti. Quasi tutti i suoi giocatori hanno vestito la maglia azzurra e sei di essi hanno preso parte alle Olimpiadi di Roma. Vanta anche una cospicua attività internazionale. È infatti riuscita ad aggiudicarsi per ben due volte, e precisamente negli anni 1969 e 1971 il secondo posto nella Coppa Europea dei Campioni. È stata la prima società italiana a importare e utilizzare prestigiosi giocatori indiani, tra i quali il grande Inder Singh. Ha terminato la sua attività nel 1972, ma i suoi giocatori si sono trasferiti in blocco in una società campana, la Levante Assicurazioni di Torre del Greco, continuando così la loro prestigiosa carriera”. 
    ↩︎
  4. Più scrittore che giornalista suoi uno Strega (1964) e un Campiello (1980) Arpino era legatissimo a Bra , città  della madre, dove giunse teenagers dalla natia Pola sottratta all’Italia dalle orde comuniste di Tito e dall’ignavia degli alleati anglo americani ↩︎
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Renato Sirigu

Fra me e L’hockey è amore profondo. La scelta di chiamare Hockeylove questa creatura è la prova. L’ho giocato, l’ho insegnato, ho allenato, ho arbitrato, ho organizzato, ne ho scritto tanto quanto mai nessuno al mondo, dal 1975 ad oggi. Onesto, sincero, diretto. Come un hit bene eseguito. leggi di più sull'autore