Albori Storia

#storia ALBORI (7) LE LOTTE ALL’INTERNO DEL PATTINAGGIO. LA RESISTENZA DELL’HOCKEY

I milanesi Maragliano Alberto Cremaschi furono i primi ad opporsi alla dittatura del pattinaggio. Più morbida e attendista la linea seguita dal romano Mario Zovato

Nella foto un collage di ricordi di Maria Zovato in basso a destra nel 1948 per Italia-Pakistan arbitro con Lombardo Festa, sopra nel 1959 con l’allenatore indiano Rex Norris, a sinistra con Cremaschi e Maragliano e sotto in una foto di gruppo dove è il primo a sinistra 

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Dopo la lunga di miele dell’era fascista, nel dopoguerra emersero i primi duri e – in alcuni momenti – verbalmente violenti contrasti.
Tanto è vero che Luigi Rio, presidente FIHP  nella sua relazione del 1948 in una excusatio non petita fu durissimo con i pratisti: “Ho tenuto per ultima la branca dell’Hockey Prato (dulcis in fundo) che ha fatto parlare, non so se sempre a ragione, assai spesso di sé. Se ne sono dette e scritte di tutti i colori. L’interessamento per questa branca, che proprio per non avere le rotelle sotto i piedi, ha avuto per il passato, senza alcun serio motivo, il torto di diffidare della comprensione sportiva dei Dirigenti della FIHP per quanto riguarda la mia persona e quella della Consulta Federale stessa, è sempre stato notevole”. In quell’anno la commissione per l’hockey prato era composta da Giuseppe Alberti, Ermanno Mari e Amleto Sommariva. Ridotta a due membri l’anno successivo con la conferma del triestino Mari e la nomina a presidente del romano Lombardo Festa.

Non la pensava come Rio uno dei fondatori dell’hockey milanese. Lo riportò il Corriere dello Sport del 27 febbraio 1950, che relazionava gli esiti del IV congresso nazionale della FIHP tenuto a Ferrara: “… il dottor Maragliano di Genova (era di Milano – NdR), istruttore federale di hockey su prato, ha lamentato l’assenza in consiglio federale di un rappresentante di tale branca”. Tanto che il 29 ottobre rassegnò le dimissioni. Ancora più duro il milanese Cremaschi che nella stessa assemblea di Ferrara propose “il distacco” dell’hockey prato dalla FIHP. 
La querelle durò per tutto l’anno. Non a caso la FIHP emise un duro comunicato di “precisazioni circa il secessionismo” ripreso il 10 novembre dal Corriere dello Sport “… in cui nessuna notizia ufficiale è pervenuta a tutt’oggi alla FIHP in merito alla formazione di una corrente secessionista. Costituita da uno sparuto gruppo di atleti o eventualmente di società”.  Altra excusatio non petita

Eh già, perché come faceva notare sempre il Corriere dello Sport del 23 febbraio 1951: “Il problema dell’hockey su prato non è da oggi all’ordine del giorno: È un problema annoso che ricorre puntualmente ad ogni data di congresso. Delle quattro specialità è la sola ammessa alle Olimpiadi …” per senza un suo rappresentante nel luogo delle decisioni. E ancora nello stesso articolo “… talune società hanno espresso le loro doglianze per la formula escogitata dai dirigenti la Federazione per la disputa del campionato”. Tutto venne sedato con la forza dei numeri del pattinaggio nel congresso FIHP di Napoli del febbraio 1951.

La contesa comunque non cessò e ancora più duro fu in seguito questo testo dall’Almanacco della Gazzetta dello Sport del 1952: “Infausta coabitazione. Doveva essere una grande annata per l’hockey italiano… ma tutto ciò a nostro parere è una conseguenza logica di quella disorganizzazione e anche di quel disinteressamento che la Federazione mostra verso i “pratisti”. L’hockey su prato come è noto è aggregato alla Federazione Hockey e pattinaggio di cui, giustamente riconosciamo, la branchia che ha le maggiori cure è quella rotellistica mentre per il prato si arriva ad avere un esagerato interessamento solo alla vigilia delle olimpiadi. Orbene, per dare un assetto ben più organico all’hockey su prato siamo nella convinzione che esso dovrebbe disgiungersi da quello a rotelle formando una federazione propria, piccola fin che si vuole ma autonoma. Per avere un’idea del caos esistente basterebbe guardare al campionato nazionale con i suoi gironi eliminatori e quella formula piuttosto antica e indubbiamente anti propagandistica del girone finale”.
Da notare che il Corriere dello Sport, che si stampa a Roma come allora fu totalmente filo federale, mentre la milanese Gazzetta dello Sport spalleggiava la dissidenza dei pratisti, definiti dalla FIHP “branca” che non è il maschile di “branco” ma se a pensare male si fa peccato, spesso ci si azzecca. Nuovo avvicendamento nella Commissione Hockey Prato nel 1953 con l’ingresso del segretario generale Enrico Quaranta e Libero Zanier ai quali poi subentrò come sovrintendente – in quanto eletto consigliere federale – Mario Zovato.

Renato Sirigu

Fra me e L’hockey è amore profondo. La scelta di chiamare Hockeylove questa creatura è la prova. L’ho giocato, l’ho insegnato, ho allenato, ho arbitrato, ho organizzato, ne ho scritto tanto quanto mai nessuno al mondo, dal 1975 ad oggi. Onesto, sincero, diretto. Come un hit bene eseguito. leggi di più sull'autore