Storie e attualità completamente diversi per i due poli che ospitano l’indoor e l’11 del CUS Padova. Il primo intitolato a Nicola Bonservizi giornalista inviato del Popolo d’Italia assassinato a Parigi nel 1926 il secondo all’ex rettore Luciano Merigliano. Le ha svelate Sergio Melai in uno studio approfondito e ricco di riferimenti legislativi, storici e di vita vissuta
Nella foto il Bonservizi al tempo della sua inaugurazione come GRF e oggi
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Il CUS Padova ha due poli sportivi e Sergio Melai in uno studio che ha presentato al CUS, all’università, alle autorità locali e alla stampa, che se ne è già ampiamente occupata sua sulle cronache cittadine del Gazzettino di Venezia e a breve sul Mattino di Padova, analizza lo stato attuale partendo dalla storia e dagli eventi che hanno determinato lo status quo che ora ha interessanti sviluppi in itinere.
Il polo più antico e ora meglio funzionante per l’hockey è il complesso “Ex Bonservizi” di via Giordano Bruno, dove l’indoor del CUS Padova ha sede dalla sua nascita a inizio Anni Settanta. La sua storia però risale agli anni trenta quando l’architetto Quirino De Giorgio fu chiamato a dare a casa al GRF Bonservizi, dove la sigla sta per Gruppo Rionale Fascista e il complesso fu inaugurato il 24 settembre 1938. I GRF meno diffusi di OND, GUF, GIL che sostituirono poi i Balilla (ONB), Giovani Italiane, Case del fascio, Fasci giovanili, Milizia (MVSN) con altre opere e gruppi rientravano in quel coacervò ramificato di organizzazioni tematiche che il regime usò per radicarsi nel popolo e per statalizzare ogni iniziativa culturale, sportiva e ricreativa – si pensi ai treni popolari che ogni sabato incentivano il turismo nazionale – non tramite lo Stato ma il partito per indottrinarlo in modo totalizzante. Un sistema copiato dai regimi comunisti per questo entrambi i sistemi si chiamano totalitari.
Dopo questa indispensabile parentesi sociologica rientro nel tema sportivo. Di tutt’altra origine rispetto al’Ex Bonservizi è il centro sportivo del Piovego intitolato al rettore Luciano Merigliano, che gli fece muovere i primi passi progettuali. Tipico esempio di collaborazione pubblico privato che ha caratterizzato l’Italia post fascista. anche per i tempi di realizzazione. Dove, in questo caso, amministrazioni locali e università per il pubblico consentono al privato, il CUS in fattispecie, di edificare e o molto spesso di gestire spazi per le iniziative culturali, sportive e ricreative in un regime che dovrebbe essere scevro da influssi ideologici. Dal 1946 ad oggi la legislazione statale e poi quelle regionali, sono notevolmente cambiate per stare al passo con il turbinoso evolversi della situazione socio-politica, di fatto hanno allungato a dismisura ai tempi di consegna.
L’ex Bonservizi, arrivato in capo all’Università e immediatamente girato al CUS bel 1947, ha subito nel tempo importanti modifiche come la soppressone dei due teatri (quello dei “3.000 e l’altro più esterno dei “10.000″, tanti erano i posti per gli spettatori) e nel tempo ha visto indirizzare sempre più all’uso sportivo la sua funzione. Oggi ospita ben 12 discipline o attività fisiche.
Il Merigliano nella consistente parte dedicata all’hockey, che ebbe suo momento più fulgido con gli europei del 1999, versa oggi in uno stato di assoluto degrado. La data di nascita di questo impianto si può fissare nel dicembre 1974, quando l’università deliberò l’acquisto dal comune di Padova dell’area del Piovego. Il CUS intervenne subito con uno stanziamento di 10 milioni di lire per la liberazione dell’area da parte dei conduttori agricoli. La scelta dell’area fu dettata dalla necessità che i futuri impianti sportivi fossero praticabili e integrabili, per vicinanza, con gli insediamenti dei dipartimenti ed istituti universitari. La federhockey a partire dal 1988 è intervenuta più volte in modo importante con contributi o prestiti. Nel terzo millennio il manto ad acqua del campo principale che aveva durata prevista di 15 anni via via è andato deteriorandosi come e più del vecchio sabbione. Le richieste di finanziamento attraverso bandi di “Sport e Periferie” o presso la regione Veneto non hanno trovato risposta concreta. Ora le rinovavate scelte dell’ateneo di rinunciare all’area del gasometro per insediare scienze motorie dà nuova speranza per il rinnovo e il ripristino del campo di hockey all’interno del Merigliano





