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#viaggi DALL’OMAN A DHAKA UNA STORIA DIMENTICATA FRA INDIA E PAKISTAN. CON SEI SQUALIFICHE A VITA 

Trent’anni fa il 28 gennaio del 1985, nello stesso continente in cui mi trovo ora e in un paese islamico come questo in cui sto soggiornando da quasi tre settimane, ma molto lontano da qui si giocò la seconda Coppa d’Asia di hockey disputata a Dhaka nel 1985. Me lo ha ricordato il mio amico e collega indiano Brijesh Singh

Nella foto la nazionale pakistana del 1985 durante la premiazione
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In quel giorno ebbe luogo la più contestata, ma una fra le più emozionanti finali  giocate tra le due superpotenze dell’hockey asiatico di allora. Il Pakistan raggiunse Dhaka in Bangladesh per difendere il titolo ed era campione olimpico e mondiale in carica. L’India stava risalendo il ranking mondiale.
Dopo il ritiro di Manzoor Hussain Jr., la squadra pakistana guidata da Hanif Khan era quasi la stessa che vinse la terza medaglia d’oro alle Olimpiadi di Los Angeles. Ricordo bene quella finale giocata a Monterey Park perché ero in tribuna stampa come inviato del mio giornale. Ci furono solo due cambiamenti. Suo fratello minore Mahmood Hussain venne incluso nella linea offensiva invece di Manzoor Junior. Il portiere Mohammad Anwar sostituì Moinuddin, l’eroe delle Olimpiadi del 1984.

Quella di Dakha, anche se giocata sul sintetico, ricordò il vecchio spumeggiante hockey in stile asiatico. Il punteggio al termine dei 70 minuti era inchiodato sull’1-1. Per i gol del  capitano pakistano Hanif (34’) e di Mohammad Naeem (57’). Nei supplementari il Pakistan segnò ancora con Mushtaq Ahmed (83’), ma l’India pareggiò quasi subito (85’) con Hardeep Singh dopo una grande azione di squadra. La svolta, che ha reso celebre la partita avvenne all’87’ quando l’ala destra del Pakistan, l’immenso Kalimullah, segnò un gol controverso che per gli indiani era inficiato dall’allora vigente fallo di stick.
I giocatori dell’India circondarono l’arbitro giapponese Yashomito Yubuta che durante il trambusto cadde a terra svenuto. Fu portato in ospedale in ambulanza e il gioco riprese con un arbitro di riserva dopo una lunga pausa. Il giorno dopo The Straits Times titolò: L’India protesta, ma il Pakistan è incoronato (India protest, bus it’s Pakistan crown).
Furono sei gli internazionali indiani inizialmente  sospesi a vita dalla FIH: Mervin Fernandez, M Somaiya, Tikcan Singh, Hardeep Singh James Romeo e Rajinder Jr. Il divieto fu revocato dopo sei mesi per i primi quattro, ma l’incidente influì non poco sull’approccio dell’hockey indiano, che dopo l’oro di Mosca 1980 aveva riavviato la risalita dopo una lunga crisi. Vedi il quarto posto nel Champions Trophy 1983 e il quinto nel mondiale 1982.

La versione del leggendario reporter indiano S. Thyagarajan fu diversa da quella data dal TD e venne poi in qualche modo accolta nella decisione di appello. L’attacco all’arbitro fu la conseguenza del fuggi fuggi del pubblico che aveva invaso il campo dopo l’intervento da parte della polizia bengalese, non a causa  giocatori indiani. L’arbitro in effetti era stato circondato e minacciato dal indiani ma lo stesso arbitro giapponese disse al delegato tecnico di essere stato spinto da un giocatore indiano, ma senza riuscire a identificare il giocatore che lo avrebbe fatto cadere. Il portiere James Romeo negò che i giocatori indiani avessero colpito l’arbitri e che la folla è entrata in campo ebbe un ruolo nell’aggressione all’arbitro, anzi accusò accusato lo stesso Yubuta  e il collega di aver partecipato la sera prima a festa serale organizzata dal governo del Bangladesh e quindi di non essere lucidi.

Renato Sirigu

Fra me e L’hockey è amore profondo. La scelta di chiamare Hockeylove questa creatura è la prova. L’ho giocato, l’ho insegnato, ho allenato, ho arbitrato, ho organizzato, ne ho scritto tanto quanto mai nessuno al mondo, dal 1975 ad oggi. Onesto, sincero, diretto. Come un hit bene eseguito. leggi di più sull'autore