Il bolognese arrivò per ultimo, rispetto a Vittorio Barberis, Gianni Montanari e Cicci Doglio ma fu lui poi a ricevere nel 1984 l’incarico di responsabile dal presidente Triglia. Intanto nel 1971 ci fu l’en-plein di italiani in Coppa Campioni e Pensosi fece il mondiale di Barcellona
Nella foto da sinistra Cicci Doglio, Vittorio Barberis Giuliano Sancini, Gianni Montanari e Gastone Roversi
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Gli Anni Sessanta si chiusero con la finale olimpica e altri sette incontri di Città del Messico diretti dal bolognese Luigi Tinti che venne giudicato il miglior fischietto di quei giochi e con la morte nel 1969 di Gino Lanfranchi uno dei primi internazionali per anni arbitro di punta in Italia e giocatore alle olimpiadi del 1952. Nell’edizione romana della Coppa dei campioni 1971 la FIHP schierò ben 12 arbitri (Giuseppe Anduyar, Fabio Cammilletti, Giancarlo Bianucci, Michele Busi, Sergio De Camillis, Pietro De Cesaris, Carlo Di Marcotullio, Giuseppe Gandiolo, Luciano Magagnoli, Osvaldo Pensosi, Sante Rubbi e Lamberto Vasapolli), unitamente a quelli delle altre federazioni, a disposizione della giuria di campo presieduta da Lombardo Festa. Sei romani (Cammilletti, De Camillis, Di Marcotullio, De Cesaris, Pensosi e Vasapolli); tre bolognesi Busi, Magagnoli, Rubbi) il novarese Bianucci, l’alessandrino Gandiolo e il milanese di Desio (Anduyar). Mentre dal 15 al 30 ottobre dello stesso anno a Barcellona si svolsero i mondiali di hockey e l’Italia venne rappresentata da ancora da Osvaldo Pensosi.
Il decennio vide irrompere sulla scena un poker di personaggi che segnarono a lungo e in modo positivo la crescita del settore arbitrale. Gianni Montanari, che aveva diretto nel 1964 con altro reggiano Rustichella la sua prima partita a 19 anni (Gatto Azzurro – 3 Elle Vigevano 2-2) dopo aver appeso il bastone al chiodo divenne arbitro a tempo pieno.
L’altro ingresso di peso fu nel 1971 con Cicci Doglio, ex portiere del CUS Cagliari e già arbitro di calcio, che diresse dopo un rapidissimo corso / esame la prima partita a Roma nel campionato juniores. Sulla breccia giunse ben presto il novarese Vittorio Barberis, allievo hockeistico di Giancarlo Bianucci, un bancario ormai quarantenne senza nessuna esperienza sportiva pregressa, ma con grandi doti umane e ben presto anche tecniche. Dotato di due poderose orecchie a sventola sulle quali lui stesso ironizzava, portando già gli occhiali, con questa frase: “Un buon arbitro deve avere occhi grandi e orecchie piccole”. Ovvero deve essere attento al gioco ma non sentire per forza tutte le parole che vengono dette dai giocatori in campo.
L’ingresso più importante fu però qualche anno dopo quello di Giuliano Sancini, arbitro di calcio sino alla serie C e guardalinee all’epoca fra più affermati d’Italia. Il suo ingresso nell’hockey fu favorito, più che dalla dalla figlia che aveva cominciato a giocare in difesa con la femminile del San Mamolo allenata dal maestro Melli, dall’invito fattogli nel 1978 da Luigi Tinti. È a questi quattro personaggi, due con provenienza hockeistica e due no, che si deve la rivoluzione del sistema arbitrale in Italia.
Allora designatore era il romano Di Marcotutllio, preceduto dal bolognese Rino Lelli, olimpico a Tokyo, e poi soppiantato dall’altro romano Sergio De Camillis. Proprio una polemica fra Di Marcotullio, poi sanata, portò a un nuovo sciopero arbitrale, questa volta a Cagliari. Il più clamoroso, ma neppure il primo accadde il 10 aprile 1960 all’Acqua Acetosa, alla vigilia delle olimpiadi, quando non si disputano gli incontri del campionato nazionale per un “irrigidimento degli arbitri che hanno proclamato sciopero su iniziativa del delegato provinciale dottor Scodalupi” come scrissero i giornali dell’epoca. La causa fu la protesta dei 18 arbitri della delegazione romana contro alcuni provvedimenti presi da parte della CTA nazionale, così si chiamava allora l’attuale CAN.
Cosa accadde invece nel 1976 a Cagliari? Cicci Doglio e Carletto Casarin designati per un incontro all’Amsicora si presentarono negli spogliatoi, fecero l’appello, ma non scesero in campo abbandonando lo stadio. La protesta nacque da una loro lamentela verso la CTA diretta da Di Marcotullio che non designava mai i cagliaritani in continente, mentre dalle altre regioni in particolare da Roma andassero regolarmente in Sardegna, con la giustificazione che costassero troppo; con loro fu squalificato anche l’altro arbitro nazionale Pittau.
L’intervento del vice presidente Nenè Figus, fece rientrare la squalifica e la polemica. Tanto è vero che Doglio, l’anno successivo divenne internazionale, anche grazie alla rinuncia di Di Marcotullio, e diresse le partite della Coppa Intercontinentale. Internazionale nel 1977 più avanti, nel 1981 diventò anche Sancini che entrò subito in rosa olimpica, senza mai però dirigere ai giochi e nel 1984 ricevette da Antonio Triglia l’incarico, poi rinnovatogli da Sergio Melai, l’anno successivo, per riordinare il settore.





