Non è un mistero che dopo il ciclo, non tanto di tre presidenze, ma di tre denunce fra annunciate e archiviate che il mio rapporto con lui si sia incrinato. Forse il suo non c’è mai stato, ero uno dei tanti tasselli per raggiungere i suoi scopi. Oggi auguri, dall’11 gennaio spero a casa a fare il nonno come aveva promesso se non fosse stato l’unico candidato
Nella foto Sergio Mignardi ancora sulla poltrona presidenziale
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3 gennaio 2025. Tanti auguri a prescindere perché gli auguri portano bene a tutti.
Mignardi è il presidente della FIH. Lo è dal 2015. È passato attraverso molte assemblee: persa la prima, vinta la seconda, la terza conclusa con un clamoroso pareggio, rivinta l’ultima che lo ha proiettato sin qui in corsa anche per la quarta, salvato da un emendamento arrivato notte tempo nell’ultima stesura di una legge .
Tutti sanno quanto mi sia battuto per lui. Prima per proporlo alla grande platea, lui che arrivava dal mondo del promozionale, poi nella difficile battaglia con Luca Di Mauro, spalleggiato da Pino Palmieri, in seguito nella burrascosa assemblea della riconferma, quando le sue fila sembravano sbandare. In ultimo nella fase del delicato semestre del commissariamento nella quale ristabilendo le regole gli ho fornito un appoggio determinate.
Perchè l’ho fatto? Lo sconoscevo di vista, a pelle non mi aveva entusiasmato, estraneo all’hockey, ingessato nella sua formazione isefina senza specifiche attinenze con il nostro sport. Però nell’estate 2011 all’hotel Bravo di Cesenatico Gianni Della Motta – un amico – me lo fece incontrare. Alcuni presidenti da Dedoni a Puggioni erano alla ricerca di un candidato per l’assemblea del 2012. Lui si propose, non ce ne erano altri, glielo feci digerire. Poi per alcuni anni si comportò come un qualsiasi Doctor Jekill, alcuni dicono sino al terribile incidente che lo sottrasse quasi alla vita e di cui io e Pino Palmieri conservammo un ricordo – quasi un rimorso – molto pesante perché quel giorno terribile aveva appuntamento con noi due a Pisa. Io non credo che ci siano nessi fra quella tragedia sfiorata e la trasformazione successiva. Altri dicono che sia sempre stato così. Io non lo voglio credere, però oggi Mignardi non è quello che mi presentò Gianni Della Motta. Allora era sincero? Glielo auguro come gli auguro un buon compleanno, ma solo per oggi. Poi spero che gli hockeisti decidano che non fa più per loro, perché io sono sempre sincero, non mento mai e dico sempre ciò che penso, nel momento che lo penso.
Un giorno gli perdonerò anche tutte le menzogne che ha sparso su di me. Che avrei rancore verso di lui, cosa non vera penso solo che non sia più idoneo all’incarico; che mi avrebbe cacciato dal SAN, quando ci sono le mie dimissioni lì a smentire; che io chiesi 100.000 euro alla FIH quando non ho mai chiesto un euro e non ci sono ovviamente carte che mi possano smentire e così via.





