Un’assemblea straordinaria sotto ogni punto di vita: la prima elettiva e indipendente, un patrimonio che va difeso senza se e senza ma
Nella foto da sinistra Benedusi, Giagulli, Corbò, Lisi, Alfier, il segretario, Triglia, irriconoscibile perchè coperto, forse Lamberti, Tondo, Bonomi, Minelli, Arangino, Loddo. Manca il triestino De Vecchi
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Ci siamo lasciati nel 1971 sulla costiera amalfitana a Vietri sul Mare, dove l’hockey aveva eletto il suo primo governo “quasi” autonomo.
La data delle date però è il 29 settembre 1973 e per rivivere quella storica giornata ci dobbiamo spostare a Firenze, meglio a Coverciano nell’aula magna del Centro Tecnico della FIGC, che era stato inaugurato il 6 novembre del 1958.
Fu nell’università del calcio che l’hockey italiano tenne la sua assemblea straordinaria costitutiva. Le società affiliate erano 99, 77 con diritto al voto, 74 presenti. A Vietri gli affiliati erano 131, in calo rispetto al biennio precedente anche i tesserati da 3.420 a 3.060.
Con questi numeri non esaltanti, i rappresentanti dei 74 affiliati aderenti alla Commissione Italiana Hockey Prato (CIHP) riuniti in assemblea straordinaria costituirono la Federazione Italiana Hockey su Prato (FIHsP) rendendo così definitivo il distacco dalla Federazione Italiana Hockey e Pattinaggio (FIHP).
All’unanimità dei 240 voti presenti venne eletto il primo consiglio federale della FIHsP così composto: presidente: Antonio Triglia (Roma); vice presidenti: Luigi Corbò (Roma) e Paolo Bonomi (Vigevano); consiglieri: Franco Arangino e Giuliano Loddo (Cagliari), Claudio Benedusi (Roma), Edoardo De Vecchi (Trieste), Francesco Giagulli (Villafranca), Francesco Tondo (Roma), Alfredo Lisi (Firenze), Giuseppe Lamberti (Bra).
Il collegio dei revisori dei conti risultò composto dagli effettivi effettivi: Ugo Zorco (Cagliari), Alberto Minelli (Firenze) e dai supplenti: Gabriele Barberi (Torre del Greco) e Giancarlo Crovella (Torino).
Alcuni nomi (Triglia, Bonomi, Arangino, Loddo, Giagulli) sono entrati nell’immaginario e nella storia dell’hockey. La maggior parte sono carneadi, che non hanno lasciato traccia.
Questo sottolinea anche non basta la carica per contare, ma conta il scarico di competenze che si ha.
Nata la federazione, solo aderente, restava da costruire il percorso verso il pieno riconoscimento.





