L’anno dopo il centenario della breccia di Porta Pia e nel centodecimo anniversario dell’unità d’Italia l’Urbe portò 5 squadre su 10 in serie A, un record mai più raggiunto
Nella foto tratta dal libro “MDA La Storia” la squadra campione 1970; da sinistra in piedi il massaggiatore Greco, Perna, Vannini, Soli, Mannucci Triglia, Inder Singh, il DT Lorenzetti; accosciati Terenzio, Bottaro, Staffieri, Iori e Tito
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L’MDA Roma vinse il campionato 1970 di serie A (nome onesto senza arzigogoli o francesismi e a girone unico) fu il suo sesto. Lo fece con tre punti di vantaggio sull’HC Roma di Vargiu che nel frattempo (vedi giovanili)1 ottenne il titolo nel campionato juniores (U21) e in quello allievi (U16) e ben cinque sull’eterna rivale SG Amsicora che battè sia in casa che in trasferta (1-2; 1-0).
La doppietta romana la prima della storia fu il frutto di un doppio pareggio fra le due rivali (1-1; 1-1) e il predominio della capitale fu accentuato dal quarto posto dei Vigili Urbani Roma di Appiani, Mari e Rossi. CUS Macerata e CSEN Grugliasco, i torinesi per una forte penalizzazione (vedi Piemonte)2 retrocessero in serie B. Questo fu il prologo alla migliore stagione di sempre dell’Urbe nell’hockey italiano.
Nel 1971 la serie A venne allargata a 10 squadre; alle 6 superstiti, oltre le 4 citate CUS Torino e CUS Trieste, si affacciarono per la prima volta in serie A Pol. Ferrini, CUS Padova accompagnate da due squadre romane: Libertas San Saba e HTC Roma.
La coppia neopromossa arrivava da due gironi diversi: i sansabini secondi dietro i sardi nel girone B e i biancoverdi di Pizzoli primi nel girone A, si affiancarono entrambe alle tre concittadine già presenti.
Non era mai successo nella storia del girone unico del massimo campionato di hockey che una città fosse rappresentata da cinque formazioni e mai più avvenne. Senza contare Vis Nova, Eurosport Leonardo da Vinci e Cus Roma in serie B.
La lotta scudetto fu una cosa a due fra i ministeriali di Vannini e i giallorossi di Carrus e Vargiu. All’andata si imposero i romanisti 3-1.
Secondo la cronaca del Corriere dello Sport, il predominio territoriale fu dell’MDA, che però non riuscì a trasformare i molti corti neutralizzati dal giovane portiere Carrus, figlio di Mario in contrasto con il presidente Triglia, il cui figlio Paolo ex sansabino e HTC giocava nella fila dei campioni d’Italia.
Kikki Aramu e Marchiori nella ripresa portarono in vantaggio l’HC Roma, Vannini ridusse, ma il giovane Tomei nel finale mise in ghiaccio il risultato. Gli avieri parlarono apertamente di una congiura arbitrale ordita ai loro danni.
A fine gara, di fronte alla tribuna con oltre 1.500 spettatori e tutta la dirigenza federale Giampiero Carrus si lasciò andare ad un gesto platealmente offensivo. In campo, scoppiò una rissa stigmatizzata dal quotidiano sportivo.
In aprile l’MDA, questa volta di fronte a 7.000 spettatori aveva perso 1-0 ai rigori, con non poche polemiche per la direzione arbitrale francese (Giraud e Boudon), la finale di Coppa Campioni con il SC Frankfurt 1880. Fra l’altro a Vannini non venne concesso di tirare l’ultimo rigore, il possibile 1-1, perché si sarebbe attardato a battere.
Al ritorno, la partita venne rinviata, ma nel recupero l’esperienza dell’MDA, rinforzata anche dal secondo indiano Balkrishna Sharma, che aveva già affiancato in Coppia Campioni Inder Singh, prevalse 1-0 distaccando l’HC Roma di due punti. 32 a 30 il punteggio nella classifica finale per i ministeriali.
La causa del rinvio fu la precaria situazione impiantistica dell’epoca. Marmi e Acquacetosa spesso indisponibili per impegni del CONI, Tre Fontane chiuse, Velolimpico con tribune inagibili per cui si giocava a porte chiuse. Si provò persino con l’Olimpico, ma le condizioni del manto non lo permisero. Meno male che Vigili giocavano sul loro Tobia, peraltro dal fondo infame.
Sesti e settimi giunsero rispettivamente i Vigili Urbani, oggi Lazio, e l’HTC che si era fusa con l’HC Buscaglione precipitato in due anni dalla A alla C, ma due fra i suoi migliori, Fazi e Valabrega, passarono all’MDA anziché all’HTC.
La Libertas San Saba, malgrado l’inserimento dell’estrosa ala destra Pino Palmieri, retrocesse da ultima dietro il CUS Trieste a causa della difesa più perforata del campionato (24 gol).
Aveva perso però l’attaccante Piergiorgio Iori, appena passato all’MDA che diventerà ottimo arbitro, ma non Corso futuro dirigente e CT azzurro Cipriano Zino poi segretario generale e primo storico del nostro sport. Nella parte finale del campionato i rossoblù cedettero di schianto sorpassati dal CUS Padova che aveva ingaggiato il pakistano Malik.
I Vigili Urbani erano squadra esperta, con vecchie volpi come Appiani e Mari. Molto più sbarazzina la formazione dell’Hockey Tennis Club, sponsorizzata Concordia Assicurazioni, in cui giocava un vero talento, Basili, che però non ottenne i risultati che la natura e capacità tecniche gli avevano dato.
Sergio Melai, che era appena stato nominato CT, ma a fine maggio si dimise subito, convocò per un’amichevole a Lugano con la Svizzera (persa 2-0) Lottini (HTC), Tomei, più il cagliaritano Aramu (HC Roma), Staffieri, Triglia e il marchigiano Bonfigli (MDA), Palmieri (San Saba).
Il presidente Triglia, non certo per riconciliare l’ambiente romano, affidò a giugno la nazionale a Mario Carrus odiatisismo dall’MDA. Ecco Roma era davvero la capitale. Anche i pochi stranieri (Inder e Bal – MDA; Coulter – HC Roma; Latif Mir – HTC) erano quasi tutti a Roma. Dove era folta anche al colonia sarda con Vargiu, Grivel e Kikki Aramu all’HC Roma dopo aver vinto lo scudetto 1969 giocato la Coppa Campioni con l’MDA.





