L’ex internazionale russo, di nazionalità armena, è il solo allenatore professionale attivo nella sua nazione. Ha diretto la nazionale U16 al Championship II Boys nel giugno 2024 in Georgia, quello cui la FIH ha rinunciato. A Potenza picena hanno giocato il loro primo torneo nell’Europa occidentale. In patria non hanno neppure un solo campo di gioco
Nella foto Luda Vyhanyhaylo, indispensabile traduttrice, Arsen Gevorkian, io e Arman Vardanyan
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La storia dell’hockey armeno parte dall’Unione Sovietica che scoprì il nostro sport negli anni fra i giochi di Monaco 1972 e quelli di Moca 1980. Dallo Stato centrale arrivò alle repubbliche l’input di formare squadre e hockeisti. Fu un’operazione di vertice come quella dell’Italia fascista dopo i giochi di Berlino del 1936. L’Armenia non fu fra le prime repubbliche coinvolte che furono Russia, Ucraina e Bielorussia.
Un testimone d’eccezione forse l’hockeista armeno con il pedigree maggiore è Arsen Gevorkian, all’epoca traslitterato dal cirillico in Guevorkiam fratello di Samuel che con lui partecipò sotto la bandiera russa – quando l’URSS si era dissolta da anni – agli europei di Padova del 1999.
– Come hai conosciuto l’hockey?
“Giocava a calcio nel giardino di casa come tanti altri ragazzini e a 13 anni ho conosciuto un compagno che mi ha coinvolto nell’hockey”.
– Quale è stato il tuo primo club?
“La scuola sportiva giovanile di Hrazdan, la mia città natale poi con il club cittadino; dal 1989 ho partecipato ai campionati nazionali che si svolgevano a concentramento fra 12 squadre nella prima lega e altrettante in un’altra Liga Dal 1996 ho giocato anche indoor ma a Ekaterinenburg in Russia”.
– All’epoca quante squadre erano presenti in Armenia?
“C’erano otto squadre maschili e nove femminili, la più forte a Hradzan”.
– Oggi qual è la situazione?
“Abbiamo solo squadre giovanili che praticano esclusivamente il 5s ma su fondi improponibili e con la fatica d’era maggiore che è l’U16. Cinque squadre sono nella mia città e una sesta nella capitale Yerevan”.
– Cosa è successo dal tuo ultimo europeo di Roma con la Russia nel 2005?
“I problemi sono nati prima con la trasformazione dell’URSS in CSI nel 1992, l’hockey armeno è sparito, io mi sono trasferito in Russia dove ho giocato anche con la Dinamo Kazan”. Questo spiega le sue presenze con la nazionale russa, come l’ucraino Stasiuk, nel 1999 e nel 2005, Nel 1999 a Padova ci furono molti altri giocatori ben noti in Italia: Kripak, Safonov e anche Liuthikov, Mouladjanov e Krasnoiartzev che ho allenato nei primi anni di Superba a Genova.
“Di fatto in Armenia per circa 30 anni non si è più fatto hockey, salvo un breve tentativo attorno al 2008 con la seconda fondazione della federazione di Armenia, ma questa volta da nazione indipendente. Da un anno e mezzo su invito del presidente della Khoti Hokeyi Haykakan Federatsia (federazione armena di hockey prato) Giloyan Khachatur sto seguendo la rinascita del movimento giovanile”. Infatti il lavoro del 2008 aveva portato a una partecipazione all’europeo B U16/M del 2014 a Vilnius.
Con lui c’è Arman Vardanyan, dirigente federale, a Potenza Picena nelle vesti di segretario generale che annuisce senza mai intervenire nell’intervista che è stata resa possibile dalla traduzione dal russo di Luda Vyhanyalo.
– In quali condizioni state giocando?
“Non abbiamo un campo da hockey ci alleniamo su un fondo sconnesso formato da quadrati di gomma bituminosa. Siamo in contatto per avere un campo fra un anno e questo impianto lo farà il governo armeno e la federazione europea fornirà il manto magari di seconda mano”.
– Quali sono gli obiettivi a breve e medio termine?
“L’obiettivo è di crescere con i numeri e per ora ci limitiamo al 5s avendo pochissimi hockeisti e peraltro tutti molto giovani come vedi qui a Potenza Picena”.
– Come reclutate i ragazzi?
“La federazione va nelle scuole e cercano di coinvolgere i bambini già dai cinque ai sei anni. Ma la grande difficoltà che incontriamo poi è sempre la mancanza del mapo di gioco”.
– Qual è il grande problema a parte il campo?
“Ci mancano allenatori preparati, da noi la scuola sportiva è dello Stato a differenza di qui c’è poco privato la scuola sportiva è di competenza statale forma poche persone per questo è difficile trovarne disposte a fare hockey”.
– Esiste già qualche collaborazione con la federazione europea con altre federazioni o fate tutto da soli?
“In questo momento non c’è nessun altra federazione che ci aiuta né la Russia l’Ucraina e neppure il Belgio o l’Olanda; nessuno!”





