Hockeista campione d’Italia e internazionale poi pluri medagliata come allenatrice nella pallavolo e persino olla guida della nazionale iraniana
Nella foto Alessandra Campedelli nell’ultima sua apparizione hockeistica nel 2016
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12 settembre 2024. Tanti auguri e grazie di essere una stata di noi.
Alessandra cresce e si forma come hockeista nel Mori H.C. con cui vinse il titolo allieve nel 1988, passò ben presto al CUS Brescia con cui chiuse la carriera a fine millennio e dove si aggiudicò due scudetti indoor. Poi un brevissimo rientro hockeistico nel 2016 come team manager dell’U16/M a Praga.
Il top però lo raggiunse con la nazionale: esordio azzurro a 18 anni nel 1992 e vittoria in Coppa delle Alpi, che per lei trentina di nascita fu un bel viatico. Poi una Coppa Intercontinentale a Filadelfia con successo sugli USA (2-1), trofeo Indira Ghandi in Punjab, altre trasferte transoceaniche a Singapore, Trinidad e in Europa a Praga, Bratislava, Vienna, Amsterdam (campionato europeo), Nizza. Sino al 1996 mise insieme 56 presenze.
Molto più nota la sua storia nel volley, conosciuto grazie ai figli: il maggiore ha giocato a Milano in Superlega, il piccolo è una colonna della nazionale sordi italiana.
Alessandra è diventa famosa propio per la nazionale femminile sordi con cui ha conquistato l’argento paralimpico e l’europeo. Poi è stata alla guida delle nazionali dell’Iran femminile assoluta, U17 e U19 dove però ha resistito un anno e qualche mese.
Lapidaria la sua dichiarazione d’addio allora: “Non potevo più lavorare per chi sostiene questo governo”. Il governo a cui fece riferimento è quello teocratico degli ayaotallah.
Nel giorno del tuo compleanno, con tutti gli amici di Hockeylove, mi piace augurarti il meglio che l’hockey, se lo vorrai, ti potrà ancora riservare.





