L’ex hockeyroos in due anni ha trasformato una squadra perdente e poco organizzata nella seconda forza mondiale dell’hockey femminile
Nella foto Alyson Annan con immancabile interprete cinese, che via via sarà ridotto nell’impiego
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Per la terza volta consecutiva, Alyson Annan ha conquistato la finale olimpica femminile da allenatrice. A Rio 2016, alla guida della squadra olandese perse contro la Gran Bretagna, a Tokyo 2021 l’australiana vinse l’oro con l’Olanda e a Parigi ha centrato la sua quinta finale olimpica comprese le due vinte come atleta con le Hockeyroos.
Una carriera sempre al top che include anche due coppe del mondo, cinque Champions Trophy e i giochi del Commonwealth; giocatrice dell’anno nel 2000, atleta di punta non solo con la sua nazionale ma anche nel campionato olandese e in quelli australiani.
In Cina ha avuto la possibilità in questo biennio non solo di scegliersi uno staff di super competenti con il cortista ex internazionale olandese Taeke Taekema come assistente, ma anche con Ric Charlesworth ex olimpionico australiano uno dei migliori allenatori al mondo nello scorso millennio e soprattutto suo mentore storico.
Lo staff non sarebbe stato sufficiente se la federazione cinese non avesse messo a sua disposizione il lavoro delle ragazze prima selezionate e poi inquadrate per 48 ore alla settimana. Roba che i sindacati italiani avrebbero denunciato alla magistratura del lavoro.
Lo staff vincente come mentalità ha lavorato proprio sulla psicologia delle cinesi che si consideravano una squadra perdente. Inoltre, Annan ha fatto lavorare le giocatrici molto più in palestra, così le ragazze fragili di una volta sono diventate tutte atlete al pari delle europee, delle oceaniche e delle americane.





