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#olimpiadi L’IRRIPETIBILE STORIA CINESE

Solo in un regime autoritario e in una nazione con mentalità incline al lavoro forzoso è possibile realizzare un progetto come quello proposto da Annan alla federazione cinese nel 2022. In 25 mesi la Cina ha giocato 64 partite ufficiali

Nella foto la squadra cinese si gode il suo momento (quasi) d’oro

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La storia della squadra femminile cinese Non può essere un modello per l’Italia di oggi semmai la Cina di oggi a mutuato il modello dell’Italia fascista: Sport di massa per il popolo e sport di vertice per il regime.
Dopo la medaglia d’argento a Pechino 2008, l’hockey femminile nel paese comunista Era via via scivolato a posizioni marginali seppure sempre nell’ambito delle prime 15 squadre al mondo. La nazionale era formata da selezioni in continuo cambiamento che spesso erano composte principalmente da giocatrici di una provincia dell’immenso paese. Queste erano le poche informazioni che filtravano dalla roccaforte chiusa al mondo esterno anche per la difficoltà della lingua.
Dopo il fallimento in terra giapponese del 2021 a Tokyo, dove la squadra cinese non aveva nemmeno raggiunto i quarti di finale, i politici cinesi hanno deciso che le cose dovevano cambiare.

Hanno colto al volo l’occasione quando Annan è caduta in disgrazia per i suoi metodi da sergente di ferro che avevano perso il sostegno sia della squadra che della federazione olandese. Al contrario la federazione cinese di hockey ha aperto i cordoni della borsa per una campagna di oltre due anni, che ha dato ad Annan l’opportunità di giocare e allenarsi ovunque nel mondo, offrendole carta bianca sia nei metodi che nella scelta dello staff.
Annan ha sviluppato un piano ambizioso che aveva come obiettivo il successo ai Giochi di Parigi. Ha messo insieme uno staff esperto, tra cui Taekema e il suo mentore australiano Ric Charlesworth, con cui è cresciuta come atleta di livello internazionale.

Annan ha spinto la Cina dalle retroguardia dell’hockey internazionale alla finale olimpica  con una velocità, che aldilà dell’obiettivo iniziale, ha sorpreso anche lei. “Quando cominci, lo dici ad alta voce e vuoi crederci. Ma non pensavo che saremmo arrivati ​​così lontano in così poco tempo, che saremmo state in grado di esibirci per un periodo così lungo e a questo livello. Non dimenticate che queste ragazze non hanno mai giocato un quarto di finale, per non parlare di una semifinale o di una finale a questo livello. Tutto ora sarà possibile”. Anche perché Anna che è una perfezionista piano piano sta imparando il cinese e ridurrà così l’utilizzo degli interpreti.

Renato Sirigu

Fra me e L’hockey è amore profondo. La scelta di chiamare Hockeylove questa creatura è la prova. L’ho giocato, l’ho insegnato, ho allenato, ho arbitrato, ho organizzato, ne ho scritto tanto quanto mai nessuno al mondo, dal 1975 ad oggi. Onesto, sincero, diretto. Come un hit bene eseguito. leggi di più sull'autore