A Pechino, per la prima volta ci furono 12 squadre femminile, tante quante le maschili. Per la prima volta dal 1920 non ci fu l’India. Per la prima volta si disputarono sei tornei preolimpici: tre maschili e tre femminili che qualificarono le ultime tre squadre per genere.
Nella foto di Georg Moritz del 2015 (Der Tagesspigel) l’incredibile famiglia Keller, la più medaglietta della storia dell’hockey
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L’Italia guidata da Roberto Da Gai nel 2008 partecipò al preolimpico maschile di Kakamigahara, dove si è qualificò la Germania, finendo quinta davanti alla Svizzera. Le azzurre giunsero in finale al torneo di Victoria, in Canada, cedendo solo alla Corea. Per la prima volta ci fu la Cina maschile.
Invece le ragazze cinesi, che erano fra le favorite per la medaglia d’oro, rispettarono il pronostico arrivando in finale. Le cinesi avevano superato in semifinale la Germania di Natasha Keller (3-2). Mentre le oranje avevano annichilito Diego Armando Maradona, venuto a vedere le Leonas con un netto 5-2.
Così si trovarono in finale la Cina di Baorong Fu e l’Olanda di Maartje Paumen, che con 5 gol, sarà la regina del gol a Pechino ma, le firme d’oro sul tabellino olimpionico furono di Naomi Van As e Maartje Gouderie. D’altronde l’Olanda dal 1984 (oro) – tranne Barcellona ’92 – era sempre andata a medaglia. Tre di bronzo (1988, 1996 e 2000) e l’argento di Atene ’04. Questa fu la seconda finale consecutiva che eguagliò il record delle Hockeyroos (1996 e 2000).
Il tifo sulle gradinate fu quasi pari, ma in campo c’era un Olanda stellare che schierava anche Fatima Moreira de Melo, Hellen Hoog, Marilyn Agliotti, Minke Booij e Eva De Gode.
La finale si chiuse con Van As e De Melo che congelano la palla per quasi un minuto nell’angolo destro della difesa cinese. Con le asiatiche disperate e impotenti.
La Germania maschile arrivò a Pechino da campione del mondo in carica (2006), dal titolo del Champions Trophy, ma da un pessimo europeo (2007) che la costrinse al ripescaggio attraverso le qualificazioni.
In Giappone, ad aprile, affrontò anche l’Italia. Finì 8-0. Questi gli azzurri schierati da Roberto Da Gai: Alberto Marchi; Federico Ardito, Jacopo Lunetta, Lorenzo Dussi, Andrea Vargiu; Francesco Congiu, Loris Perelli, Michele Cirina, Agustin Nunez; Massimo Lanzano, Luca Pitzalis. Entrati: 6’ Daniele Malta, 8’ Daniele Cioli, 10’ Gabriele Murgia, 10’ Alessandro Nanni. N.e. Francesco Mitrotta.
Nel girone, in Cina, due pareggi, con Belgio 1-1 e Corea 3-3, vanificarono il successo (1-0) sulla Spagna. In semifinale le toccò l’Olanda campione d’Europa e prima nel girone B davanti all’Australia. Alle olimpiadi, si sa, i tedeschi si trasformano, Philipp Zeller pareggiò al 68’ il gol di Hoyng e poi i rigori accompagnarono i tedeschi alla finale ancora contro la Spagna. Ancora Zeller, ancora 1-0 e ancora oro tedesco dopo il 1972 e il 1992.
Questi gli olimpionici: Philip Witte, Maximilian Müller, Sebastian Biederlack, Carlos Nevado, Moritz Fürste, Tobias Hauke, Tibor Weißenborn, Benjamin Weß, Niklas Meinert, Timo Weß, Oliver Korn, Christopher Zeller, Max Weinhold, Matthias Witthaus, Florian Keller, Philipp Zeller, Christian Schulte, Jan-Marco Montag.
In campo ancora un Keller, il quarto a vincere l’oro olimpico: Florian fratello di Andreas (oro a Barcellona argento a Los Angeles Seul) e Natasha (oro ad Atene), cognato di Louisa (oro ad Atene), figlio di Carsten, olimpionico a Monaco 72 e già presente a Roma 1960, nipote di Erwin (argento a Berlino 1936).





