Nel 1999 i voti della Coca Cola, per riparare lo sgarro del 1996, si erano riversati su Atene. Roma uscì sconfitta dal ballottaggio olimpico e l’hockey italiano perse la sua terza olimpiade possibile. Però nel 2004 se Roma pianse. Atene non rise
Nella foto la cerimonia di premiazione femminile ad Atene 2004 e Bjorn Michel il tedesco per anni punto di forza del CUS Torino, giocò due olimpiadi e colse il bronzo in quella di Atene per poi tornare in Italia
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L’hockey della nazione ospite – prima volta nella storia – non venne ammesso di diritto al torneo olimpico come squadra di casa. Per la Grecia venne studiato un percorso tortuoso. I greci furono costretti ad uno spareggio, al meglio delle tre partite, contro il Canada per accedere al preolimpico di Madrid.
Un torneo a 12 che classificava le prime 7 per Atene. La Grecia, se avesse vinto contro il Canada, sarebbe stata ammessa ai Giochi, disputando il pre-olimpico solo pro-forma. Invece l’1-7 e l’1-3 resero persino inutile il terzo match.
Canada a Madrid, ma la settima classificata (dopo Olanda, Spagna, India Pakistan, Gran Bretagna e Nuova Zelanda) fu il Sudafrica, escluso, per gli strascichi delle politiche di apartheid, da Sidney 2000. Nel sudden death stroke, il rigore della morte immediata, Dave Staniforth, il secondo portiere subentrato per i rigori al titolare Chris Hibbert, parò la conclusione del belga Jean Philippe Brule, mentre il sudafricano Jan Symons infilzò Cedric Degreve.
Così dal 14 (torneo femminile Olanda – Sud Africa 6-2, arbitro Gina Spitaleri) al 27 agosto (finali maschili) Ieraklion ospitò i due tornei di hockey. Ventisei bandiere complessive, perché oltre quelle delle 14 federazioni in campo, c’erano le 12 degli officials. Nella “squadra italiana” oltre Spitaleri, alla sua terza olimpiade con la finale 5°/6°, ci fu anche il compianto Guido Braca.
A Ieraklion, nel girone A dominò l’Olanda a punteggio pieno davanti all’Australia costretta al pareggio anche dall’Argentina (2-2 con doppietta dell’italiano già CUS Padova Mario Almada). Nel girone B fu prima la Spagna per differenza reti, sulla Germania, ma entrambe pareggiarono con la Corea che rimase fuori dalla semifinale medaglie per la sconfitta subita dal Pakistan (0-3).
In semifinale la corazzata oranje, contro la Germania fu salvata dalle parate strepitose di Guus Vogels. 0-1, 3-1, 3-2 al 58’ con Beckmann, al 62’ Zeller non trasformò i due corti e Olanda volò in finale con l’Australia che aveva strapazzato la Spagna. Ad inizio ripresa Brooks rispose al gol di Brouwers. Si andò ai supplementari dopo 8’ il golden gol di Dwyer fu davvero d’oro.
Anche la Germania dopo il 3-3 regolamentare si affidò al golden gol, messo a segno all’80’ dal sempiterno Bjorn Michel, che l’anno dopo tornò in Italia nel CUS Torino.
Questa la squadra olimpionica australiana guidata da Barry Dancer: Stephen Mowlam (P), Michael Brennan, Travis Brooks, Dean Butler, Liam de Young, Jamie Dwyer, Nathan Eglington, Troy Elder, Bevan George, Robert Hammond, Mark Hickman, Mark Knowles, Brent Livermore, Michael McCann, Grant Schubert, Matthew Wells.

Ad Atene entrambe le semifinali femminili si decisero ai rigori. Erano arrivate Olanda e Cina a punteggio pieno, Argentina, con la sola sconfitta (2-3) con le cinesi e le tedesche in modo fortunoso con due sconfitte (Olanda e Sud Africa) e due successi (Australia e Corea) con un gol decisivo della ligure Caroline Casaretto nell’ultimo incontro con la Corea.
L’Olanda, dopo il 2-2 con l’Argentina, ringraziò Janneke Schopman, Ageeth Boomgaardt, Mijntje Donnners e Lieve Van Kessel, tutte a segno che, per gli errori di Cecilia Rognoni e Ayelen Stepnik, resero inutile il quinto tiro.
La Cina dopo un errore ebbe al quinto rigore la possibilità di pareggiare perché aveva fallito anche Fanziska Gude, ma Zhou Wanfeng sprecò l’occasione e il risultato rimase 4-3. Le cinesi poi, al 70’ gol di Luciana Aymar, persero anche il bronzo che andò all’Argentina. Il bronzo consolidò ancora il mito delle Leonas.
Si ripetè così la finale di Los Angeles ’84. Vent’anni dopo, come nel romanzo di Alessandro Dumas, il finale non fu scontato. La Germania chiuse 2-0 il primo tempo (Kühn sull’unico corto e Gude) l’Olanda accorciò ad inizio ripresa con un comodo tap-in di Scheepstra su azione di Donners. Poi il capolavoro difensivo di Markus Weise e i 5 corti sprecati dalle oranje diedero il primo oro olimpico alla Germania femminile.
Ecco le ragazze d’oro: Louisa Walter (P), Tina Bachmann, Caroline Casaretto, Nadine Ernsting-Krienke, Franziska Gude, Mandy Haase, Natascha Keller, Denise Klecker, Anke Kühn, Badri Latif, Heike Lätzsch, Sonja Lehmann, Silke Müller, Fanny Rinne, Marion Rodewald, Julia Zwehl.





