Gli asiatici portarono il primo dei loro tre successi olimpionici a Rawalpindi allora capitale, lo fu dal 1959 al 1967 dopo Karachi e prima di Islamabad, mentre gli azzurri lascarono Roma fra le polemiche con il cambio in corsa del CT anglo indiano e per lo scarso rendimento nei risultati – soprattutto con la Francia – rispetto alla lunga preparazione
Nella foto uno degli 11 azzurri schierati a Roma 1960 per la XVII olimpiade, l’ultima presenza italiana ai giochi
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Quattro anni più tardi a Roma l’India si presentò forte dei suoi 6 ori olimpici consecutivi, record ineguagliato. Però il Pakistan nel ’58 a Giacarta negli “Asiad” aveva sconfitto per la prima volta gli “archrivals” con una formazione esperta che per oltre metà era quella di Melbourne. Il cammino dei verdi fu travolgente: 3-0 all’Australia, 8-0 alla Polonia, 10-0 al Giappone e 2-1, nei quarti alla Germania Ovest. Sì, perché a Roma per la prima volta le squadre furono 16 e la formula quella della Coppa Rimet di calcio. Infine, 1-0 alla Spagna in semifinale.
La finale si giocò allo stadio dei Marmi. Era il 23 agosto, l’India esibì una inconsueta casacca a scacchi blu-oro, mentre il Pakistan indossò la consueta camicia verde. Il Pakistan andò in vantaggio al termine di una azione di Noor Alam conclusa sotto misura da Nasir Bunda sul palo sinistro del portiere indiano Shankar Laxman. L’1-0 fu sufficiente per portare a Islamabad il primo oro olimpico per la loro nazione.
Questi i 18 olimpionici di Roma: Abdul Rashid, A.R. Gardener, Bashir Ahmed, Manzoor Houssain, Ghulam Rasool, Anwar Ahmed, Habib Ali, Noor Aslam, Abdul Hamid, Abdul Waheed, Mutiullah, Nasir Bunda, Zakauddin, Khurshid Aslam, Zafar Hayat, Zafar Ali Khan, Mushtaq Ahmed, Munir Ahmad Dar.
Il capitano era Abdul Ahmid, già presente a Londra, Helsinki e Melboune. Sul podio olimpico il pakistano si ritrovò con Lesile Claudius, oro a Londra e lo spagnolo Eduardo Dualde, primo iberico a vincere con la squadra una medaglia olimpica nell’hockey.
Approfondiamo la partecipazione azzurra a Roma ’60. Il campo principale degli azzurri fu il Velodromo dove l’Italia giocò tre incontri, ma gli impianti olimpici erano tre, con i Marmi e il Tre Fontane.
Il nocciolo duro della squadra fu amsicorino. Metà dei 18 convocati dall’anglo indiano Norris, già allenatore dell’Olanda dal 1954 al ’56, e dal suo assistente Gigetto Bolognesi, che così dopo la rinuncia finlandese prese parte a una olimpiade, erano cagliaritani.
Giovanni Anni, Giampaolo Farci, Gigi Farci, Bruno Figliola, Antonio “Cicci” Lenza, Giampaolo Medda, Felice “Cicci” Salis, Antonio Vargiu, Ugo Zorco portiere del CUS Cagliari, l’unico non amsicorino. Rimasero fuori, fra gli altri, il giovane Kiki Aramu, che pure aveva segnato nell’ultimo test contro la Spagna (1-3) e Lelio Manunta chiamato come medico.
Sergio Ballesio era il cortista, Enrico Bisio l’ultimo dei genovesi, che invece erano stati l’asse portante ad Helsinki, il triestino Claudio Candotti 18 anni da compiere era il più giovane e Giampaolo Medda 33 già compiuti, il più vecchio. L’unico superstite di Helsinki, senza però aver mai giocato in Finlandia.
Invece il Tullio Marchiori di Roma non era parente con il Massimo genovese, noto come Marchiori II, perché anche suo fratello Mario (entrambi del Genova HC) aveva giocato 4 volte in azzurro.
Luciano Soli, Tullio Marchiori, Sergio Ballesio, Claudio Libotte, Giovanni Mazzalupi, il centravanti Alessando Vannini e il cagliaritano Antonio Vargiu, si ritrovarono qualche anno dopo con la medesima maglia della MDA Roma. Completava la lista dei 18 il maceratese Quarto Pianesi.
L’Italia venne inserita nel girone C con Francia, Kenya e Germania le prime tre partite furono un mezzo disastro. Il 29 agosto ai Marmi la Francia di Reynaud ci sconfisse 2-0 (1-0), due giorni dopo al Velodromo, con il Kenya di Avtar Singh, andò ancora peggio 7-0 (3-0) con tripletta di H. Fernandes e un autogol attribuito a Pianesi!
La Germania ci regolò con un secco 5-0 (3-0) grazie alla tripletta di Keller, nonno di Florian, e la doppietta di Hugo Budinger, che negli anni ’70 tenne alcuni stage per allenatori in Italia.
A questo punto fummo inserti nel gruppo di consolazione a cui la Danimarca rinunciò e grazie al pareggio 1-1 (1-1) con la Svizzera, gol di Ballesio, e alla vittoria 2-1 (1-1) con il Giappone, gol di Marchiori e Lenza, finimmo al 13° posto.
La storiografia ufficiale non racconta che Norris dopo il girone decise di mettere da parte il veterano Medda, poche ora prima della partita con la Svizzera. Consegnò la lista degli 11 alla triade della commissione tecnica. I commissari rifecero la formazione inserendo Medda, giubilando Norris e affidando la conduzione tecnica a Bolognesi.
Le polemiche dopo non mancarono. Perché l’Italia era stata estromessa dalla Francia battuta solo pochi mesi prima a Parigi e a Roma, sempre per 1-0, con reti di Medda e Candotti. Avrebbe potuto chiudere 10^ dietro l’Olanda, davanti al Belgio anche perché la Polonia non prese parte al gironcino dal 9° al 12° posto. Finì invece 13^.
Queste le presenze olimpiche degli azzurri divisi per società di appartenenza alla data di convocazione: Portieri Zorco (Cus Cagliari, 4 presenze); Soli (Convitto nazionale Roma, 1). Giocatori – Amsicora: Medda (5), Giampaolo Farci (5), Salis (5), Vargiu (5), Figliola (3), Lenza (3), Anni (2), Luigi Farci (1). Convitto Nazionale: Tullio Marchiori (3), Ballesio (3), Libotte (3), Mazzalupi (2). Totoricevitori Roma: Vannini (3), Bisio (4). US Triestina: Candotti (2). CG Macerata: Pianesi (1).





