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#sviluppo MODELLO ROMA DA COPIARE O DA EVITARE?

Roma oggi ha tre squadre su otto in prima divisione e non solo ha tre squadre fra le prime quattro in classifica. Difficile da riprodurre se non in condizioni molto particolari, non da demonizzare, piuttosto da evolvere

Nelle foto i tre attuali “dominus” dell’hockey romano: Maro Grossi, Roberto Da Gai e Roberto Brocco

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Un successo sportivo che dovrebbe far riflettere. La domanda è: questo successo sportivo come si coniuga con l’organizzazione societaria? Siamo di fronte ad un modello pressoché unico in Europa non solo nelle nazioni come Olanda Germania Belgio Inghilterra Spagna Irlanda dove l’hockey è molto diffuso, ma persino in federazioni molto più simili alla nostra come Francia Polonia Austria e persino Svizzera. Ovvero la società di stampo familiare.
Un modello che non trova riscontri neppure nella stessa storia romana. La genesi dell’hockey italiano previde il suo sviluppo iniziale attraverso polisportive e sopratutto organizzazioni di regime nel caso di Roma furono i dopolavoro il GUF e nell’immediato dopoguerra la polisportiva Fiorenza e un gruppo dopolavoristico come la Previdenza sociale (INPS), sino ad arrivare alla celeberrima MDA e ancora Libertas San Saba, ai Vigili Urbani, poi confluiti nella società sportiva Lazio. Per alcuni decenni poi dominò l’Hockey Club Roma anch’essa società strutturata e gemellata con la libertà Saba. In mezzo un fenomeno composito frutto di fusioni e riaggregazioni che portò alla nascita dell’HC Eur, sono più sotto il nome delle sue molteplici sponsorizzazioni (Spei Leasing, Algida, Marilena …)

Solo all’inizio del III millennio sorsero come costole dalle storiche società grazie a personalità non solo volenterose ma di autentico spicco queste tre nuove realtà che oggi dominano l’hockey nazionale. La famiglia di Roberto Da Gai con la moglie Magdalon Belien, la famiglia Grossi con la consorte Rita Esposito e i fratelli Brocco con la leadership di Roberto.
Questi tre gruppi familiari hanno dato origine seppure con qualche lieve cambio di denominazione e/o fusioni societarie all’Hockey Club Tevere Eur – UH Capitolina all’HCC Butterfly e all’attuale Lazio, come Lazio Giovani poi confluita nella più celebre polisportiva ma dotata di assoluta e ampia autonomia. 

Quanto può durare e quanto è replicabile questo modello? Anzitutto non può essere un modello in quanto presuppone la presenza di forti personalità dotate di capacità tecnico organizzative fuori dal comune, la durata è stabilita dalla stessa fisiologia delle persone. Quindi senza demonizzare questo benchmark, anzi dandogli atto della sua attuale vitalità e della straordinaria capacità di perpetuarsi nell’arco di almeno due decenni, sono le stesse società familiari che dovrebbero cominciare – in effetti qualche segnale in questo senso già si intravede – ad evolversi secondo schemi più solidi e capaci di resistere nel tempo come è accaduto e accade ai grandissimi club europei siano essi di natura privatistica o di origine universitaria o militare. Affinché la generosità dei fondatori non vada dispersa.

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Renato Sirigu

Fra me e L’hockey è amore profondo. La scelta di chiamare Hockeylove questa creatura è la prova. L’ho giocato, l’ho insegnato, ho allenato, ho arbitrato, ho organizzato, ne ho scritto tanto quanto mai nessuno al mondo, dal 1975 ad oggi. Onesto, sincero, diretto. Come un hit bene eseguito. leggi di più sull'autore