Arbitri Storia

#50esimo ARBITRI (4): 1956-1965 IL DECENNIO DI RINO LELLI

Il cavalier Rino Lelli arbitrò ai giochi olimpici di Tokyo nel 1964 dove diresse 6 partite compresa la finale 5° – 6° fra Germania e Kenya. Nel 1975 ricevette la stella d’argento del CONi e nel 1994 quella d’oro. La divisa d’ordinanza prevedeva maglia argentina bianca e pantaloncini neri poco sopra il ginocchio 

Nella foto la tabella degli arbitraggi nelle partite scudetto, alcune furono finali vere e proprie. Altre le gare decisive del girone a 4.

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Tra il 1956 e il 1965 fu il bolognese Rino Lelli l’arbitro dei punta dell’allora CNA. Ricevette l’eredità del romano Mario Zovato che aveva abdicato il titolo di principe del fischietto per passare ai quadri tecnici in vista delle olimpiadi romane.
L’arbitro bolognese in quel decennio diresse 5 delle 10 partite che assegnarono gli scudetti. Il predominio bolognese, con la sede federale della FIHP sino al 1966 a Bologna, fu impressionate.
Oltre Lelli diressero tre finali anche Tinti e Scarani. Contando anche quella del 1958 arbitrata dal ferrarese Zanzi, gli emiliani ebbro 12 designazioni su 20. 

Altre quattro andarono a Roma (Festa, Vasapolli, Pensosi e Nardis), due al genovese Lanfranchi una ciascuna a Cappelloni (MC) e Maiola (TS).
Va anche detto che le squadre bolognesi non lottarono mai in quegli anni per le prime piazze, per cui la neutralità degli emiliani era gradita. Per questo probabilmente Prevignano non diresse mai una finale in quel decennio e Lanfranchi solo quando il Genova HC uscì dal giro scudetto dopo i giochi olimpici di Roma. Arbitri sardi ancora non ce ne erano. I primi effettivi furono nel 1961 Vincenzo Dotzu e Angelo Ortu e solo qualche anno più avanti si affermò a livello nazionale Sergio Sabeddu.
I quattro romani erano diversi per età, saelvo Pensosi – classe 1924 – arrivato all’hockey nel 1957 perchè messo fuori ruolo dal calcio per le mutate regole sulle misure antropometriche e convinto dal collega d’ufficio Rino Dal Buono, gli altri in particolare Lombardo Festa e Lionello Vasapolli arbitravano già nell’epoca fascista. 

La colonia romana si arricchì in quegli anni anni con Camilletti e Di Marcotullio. A Padova spuntò Balzano, però restavano sulla breccia molti senatori come Scodalupi (RM) e Prevignano (GE), si comprende come la media età era decisamente elevata.
È anche vero che con la regola del fuorigioco a tre gli arbitri mantenevano una posizione molto statica in linea con gli ultimi difensori che raramente uscivano dalla zona delle 25 yard, per cui il loro raggio di corsa era molto limitato.
Nel 1957 e nel 1958 gli arbitri nazionali furono 29 e 30, i provinciali (essenzialmente allenatori) 10 e 37, gli allievi sempre 4 e i fuori quadro 2 e 1 per due totali rispettivamente di 41 e 72.
Naturalmente, neppure allora  mancarono le polemiche. La più clamorosa fu quella durante la finale del 1963, per l’abbandono del campo delle due finaliste, ma quella è una storia che merita di essere raccontata diffusamente a parte.

La FIHP nel luglio 1965 emanò una nota che completava l’art.29 del CTA sulla divisa arbitrale. Per il “prato” l’abbigliamento doveva essere questo: camicia o maglia argentina bianca con distintivo CTA applicato sulla parte sinistra; calzoncini neri due dita sopra le ginocchia e calzettoni neri, le eventuali cavigliere sotto i calzettoni; scarpe nere con lecci neri e in caso di pioggia giacca impermeabile blu (scritto bleu alla francese) scuro.

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Renato Sirigu

Fra me e L’hockey è amore profondo. La scelta di chiamare Hockeylove questa creatura è la prova. L’ho giocato, l’ho insegnato, ho allenato, ho arbitrato, ho organizzato, ne ho scritto tanto quanto mai nessuno al mondo, dal 1975 ad oggi. Onesto, sincero, diretto. Come un hit bene eseguito. leggi di più sull'autore