Nacquero in quegli anni – fra il 1957 e il 1966 – compresa la rimessa dal fondo a favore della difesa le norme confuse sul fallo di stick
Nella foto Ia squadra indiana ai giochi olimpici di Tokyo vinse e giocò con le regole raccontate in questo capitolo della nostra storia
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Le regole dell’hockey fra i giochi di Melbourne 1956 e quelli di Tokyo 1964 si avvicinarono seppure lentamente a quelle che ancora oggi vediamo applicate sui sintetici a basso consumo di acqua di ultima generazione. Però si fece strada la tentazione – spesso applicata – dei cambiamenti di breve durata che poi vennero abbandonati dopo qualche anno, tanto nota agli hockeisti di oggi.
Ad esempio, nel 1957 il bully giocato sulla linea delle 25 yard venne cancellato. Con grande disappunto di indiani e pakistani molto abili in quel fondamentale che consentiva loro immediati e ravvicinati attacchi verso la porta avversaria. Dal 1886 nel caso di rimessa in gioco per palla uscita a fondo campo ad opera di un attaccante la regola prescriveva l’ingaggio sulla perpendicolare in cui la pallina avesse oltrepassato la linea del lato breve. Questa ripresa del gioco fu abolita per l’introduzione di un tiro libero a favore della difesa dalle 16 yard.
Invece, nel 1959 venne introdotta una regola che tutt’oggi viene applicata e ha avuto un ottimo impatto sul comportamento disciplinare dei giocatori. Da prima dei giochi di Roma gli arbitri ebbero il potere di sospendere i giocatori per un periodo temporaneo: ovvero venne introdotto il cartellino giallo, tuttora sconosciuto nel calcio.
Sempre nel 1959 l’International Hockey Board abolì la regola del cosiddetto fallo di “stick” istituito nel 1871 che prevedeva la non possibilità di alzare il bastone al di sopra della spalla, poi ripristinata dal primo settembre 1965 e successivamente più volte modificata nell’interpretazione1
Occorse aspettare la fine della XVII olimpiade e arriviamo nel 1961 per assistere alla riduzione da 11 a 6 dei difendenti titolati a stazionare dietro la linea di fondo per poi scattare dalla stessa al momento della battuta della pallina da parte dell’attaccante incaricato. Con il resto della squadra che aveva commesso il fallo che doveva portarsi dietro la linea delle 25 yard. Questo valse a livello internazionale sia per il corner corto che per il lungo. In italia tale modifica fu applicata solo per il penalty corner, limitatamente al corner lungo fu recepita solo dal 1969.
Un’altra regola di grande impatto fu scritta nel 1963: il rigore sino ad allora battuto con un bully (di preferenza, ma non in modo obbligatorio – NdR) fra portiere e attaccante e per questo chiamato penalty bully fu sostituito dal tiro di rigore (penalty stroke) tirato – con palla spinta – da un punto centrale a 8 yard dalla porta, quello che conosciamo come il punto del rigore. Per la massima punizione e da quel momento anche per i corner corti solo per i difendenti, tutti i giocatori si dovevano posizionare dietro la linea centrale del campo sino al termine delle relative azioni, anziché solo dietro la linea allora tratteggiata delle 25 yard.
- Giorgini Riccardo, Pinna Luciano / Breve storia dell’hockey italiano. Roma: ed Pan Metron, 2005 – pag. 60 ↩︎





