Come la Luna ha due facce così la vicenda del campione francofono. Una illuminata e splendente: la sua Dynasty familiare, l’altra, quella federale italiana, oscura. Ecco, la doppia Dynasty del quarto belga che avrebbe potuto vestire la maglia azzurra. Dopo Dallons, Sior e Moretto Maxime sarebbe stato o sarà la stella azzurra più splendente fra gli italiani nati all’estero di questo ultimo decennio
Nella foto Maxime con una delle prestigiose maglie che ha vestito in Belgio
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Perché scrivo di doppia Dynasty? Molti ricorderanno il tormentone TV degli anni 80 sulla famiglia Carrington: i petrolieri di Denver con l’affascinante Krystle, la perfida Alexis e il patriarca Blake. Una storia intricata che durò 220 puntate nel corso di nove anni senza venire a capo praticamente di nulla. Come ha fatto per qualche mese la Federhockey con questo giocatore di assoluto livello europeo. Lasciando intendere, facendo sognare per poi annullare e far naufragare le aspirazioni di successo nel Championships romano nel nulla. Invece Maxime, inconsapevole protagonista di questa prima parte della Dynasty italo belga creata dalla FIH, molto poco mediatica e molto sommersa, è il massimo esponente di una dinastia di tre generazioni e una mezza dozzina di ottimi hockeisti di Bruxelles. Nessun comunicato medico, nessuna giustificazione la solita opacità informativa.
Perché Maxime Plennevaux merita il nostro interesse?L’attaccante belga, attualmente al Racing Bruxelles ed ex Royal Léopold, Royal Orèe, Uccle Sport e un glorioso e non lontano passato con i Red Lions, ancora in questo campionato è stato il terzo marcatore della Carlsberg 0.0 Hockey League con 22 gol dietro due mostri sacri dell’hockey mondiale come l’argentino Thomas Domene e il cortista dei Red Lions Hendrickx, soprattutto il terzo nei goal segnati su azione dietro ancora Domene e all’altro argentino Ferreiro che però giocano in altissima classifica. Stiamo parlando quindi di un giocatore di assoluto livello europeo, quantomeno, viste anche le sue 31 presenze e 13 goal con la nazionale belga, 22 e 11 reti con il Belgio indoor senza dimenticare le 10 presenze e i 6 gol con la under 21. Inoltre, ha militato nel Real Club de Polo e in Olanda con l’HGC quando giocava in Hoofdklasse.
Ho scritto di Dynasty perché il nonno Georges “Jojo” Plennevaux, la nonna Régine Labis, il padre Philippe sono legati indissolubilmente alla storia del Royal Leopold come il fratello Julien, che ha calcato i campi belgi d’élite e dell’EHL con il Léopold prima di passare a una realtà comunque importante come il Langeveld.
Perché questo giocatore può indossare la maglia azzurra? Per due motivi fondamentali è italiano, grazie alla madre Donatella Mozzanica che gli ha trasmesso la cittadinanza per iure sanguinis e perché sono trascorsi ben più di 36 mesi da quando ha giocato per l’ultima volta con il Belgio.
La domanda a cui la FIH non ha dato risposta alcuna all’interesse e alla curiosità manifestata dagli hockeisti italiani è: quali siano i veri motivi per cui non è stato impiegato a Roma nel Championship II che ci ha visto sconfitti nettamente dalla Scozia nella partita di finale? Sconfitta che non ha impedito il ripescaggio come 11ª o 12ª grazie all’allargamento in precedenza comunicato da Eurohockey per il prossimo Championship I.
Non sono o così pare motivi di ordine sanitario, visto che la FIH non ha diramato alcun comunicato sulle condizioni fisiche dell’atleta, come fanno normalmente tutte le federazioni sportive nazionali in Italia. Quando si ha la coscienza tranquilla non c’è motivo di omettere celare, nascondere, insabbiare, insomma disinformare spostando il focus raccontando un ripescaggio come una promozione.
Non dovrebbero essere motivi di lavoro anche se Plennevaux opera stabilmente come consulente nel settore informatico, aziendale e delle risorse umane nella sede della multinazionale francese eXalt a Bruxelles, visto che era stato inserito nella lista dei convocati e in quella data ad Eurohockey per i test con la Svizzera prima dell’europeo di serie B, pur non essendo inserito nell’elenco di dicembre dei 36 azzurri di interesse nazionale, senza però scendere in campo a Lucerna. Dubito che siano state considerazioni tecniche, visto che parliamo di un campione tutt’altro che sul viale del tramonto in grado di dare un apporto addirittura superiore a quello fornito dai connazionali Dallons, Sior e Moretto. Allora cosa c’è dietro? Forse nulla o forse il belga ha dato il 2 di picche al progetto Club Italia? Ogni dubbio a questi punti è lecito. La trasparenza è una virtù, se praticata evita ogni equivoco e ancor più la maldicenza. Chi sa parli e lo faccia sempre, per sempre! O se è afasico scriva!





