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#personaggi  FELIX DIONISI VICI VOLONTÀ TEDESCA CUORE ITALIANO 

Il felice connubio, come il suo nome, fra le caratteristiche dei due popoli europei ha forgiato l’essenza del tento di questo ragazzo romano. Ormai azzurro di punta della FIH

Nella foto di Monica Heitmann Dionisi Vici sfoggia la sua progressione

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Da bambino scopre l’hockey grazie al nonno materno, Hermann Gänz, ex giocatore  seguendo le partite di un piccolo club della Renania, Kreuznacher HC,  da quasi subito col fratello minore Carlo nel giardino di casa simula le giocate viste al campo con la scopa e la pallina da tennis.
Verso i 10 anni, rientrato dalla solita vacanza estiva,  abitando in zona Monteverde quindi al centro della città, ha la possibilità di scegliere fra i club di Roma Nord e Roma sud, ma si orienta da subito verso l’HC  Tevere con cui comincia i campionati giovanili in cui sino all’under 18 non brilla moltissimo. La svolta avviene proprio con la prima convocazione in under 18 e l’esordio in prima squadra.
La snodo è avvenuto con la mia prima esperienza in nazionale giovanile a Vienna”. L’EuroHockey U18 Championship II, programmato per il 2020 viene giocato l’anno dopo la fine della pandemia e fu innalzato ad U19.
Più che il trasbordante sviluppo fisico lo aiuta come spiega lui “La scelta mentale di dedicarsi realmente alla disciplina, ho intensificato l‘impegno che non era comunque mai mancato neppure prima”. Arrivano quindi i successi di club e l’inserimento a pieno titolo nella rosa dei super titolari della nazionale. 

– Chi sono stati maestri?  “Sicuramente il primo è Luca Da Gai oltre che essere stato mio allenatore ammiro per i suoi colpi e il suo modo di stare in campo. Tra gli altri certamente il pakistano Atif mi ha dato molto con i suoi consigli tecnici, in ultimo ha influito anche l’esperienza di Julien  Temmerman mentre in azzurro stimo moltissimo la tranquillità di Manuel Mondo visto che a quel livello contano più le doti psicologiche perchè quelle tattiche sono assodate oltre che essere stato mio allenatore ammiro per i suoi colpi e il suo modo di stare in campo”.
– Come spieghi il piazzamento di quest’anno? “Premesso che è stato già difficile fare il bis, il tris si è rivelato più complicato del previsto malgrado ci fossimo preparati e la rosa fosse più che adeguata alle previsioni, anche sotto il profilo dei cambi purtroppo, alcuni infortuni, quello iniziale di Cardenas, quello più grave a metà campionato di Palumbo, infine altre assenze come Serra, ci hanno privato nei ruoli nevralgici del loro apporto, ma soprattutto il gruppo squadra non ha reagito in modo sufficiente a queste traversie
– Quale partita ti ha dato maggiore soddisfazione nel corso del campionato? “Certamente la partita in cui sono uscito dal campo più soddisfatto, anche se io normalmente analizzo più che la mia il complesso del comportamento della squadra, è stata la prima quando ho fatto tripletta compreso l’ultimo gol su corto oltre la sirena che ha deciso il derby”.
– Che ruolo riconosci a Roberto Da Gai? “Certamente, Roberto Da Gai è un presidente sempre presente con la sua grande esperienza e la capacità di gestire gruppi di livello come ha fatto non solo con la nazionale da quello che so, ma anche in passato, si rivela determinante per i successi dell’HC Tevere Eur”. 

Renato Sirigu

Fra me e L’hockey è amore profondo. La scelta di chiamare Hockeylove questa creatura è la prova. L’ho giocato, l’ho insegnato, ho allenato, ho arbitrato, ho organizzato, ne ho scritto tanto quanto mai nessuno al mondo, dal 1975 ad oggi. Onesto, sincero, diretto. Come un hit bene eseguito. leggi di più sull'autore